Sant'Angela Merici di Casazza

Curia-Cacciamatta: affare fatto Ma per l’Rsa non è ancora finita

Curia-Cacciamatta: affare fatto Ma per l’Rsa non è ancora finita
10 Maggio 2017 ore 05:30

La residenza sanitario-assistenziale (Rsa) Sant’Angela Merici di Casazza della Curia di Bergamo cambierà presto proprietà. Nel pomeriggio di venerdì 28 aprile si è conclusa, per una cifra che si aggira sugli 11,5 milioni di euro, la vendita della struttura a favore della Cacciamatta Srl, società di Tavernola Bergamasca, braccio operativo dell’omonima Fondazione Onlus nata nel 1836 e titolare al sessanta per cento della società (il restante quaranta per cento è equamente diviso tra due persone fisiche: Mirko Gaverini e Luigi Francesconi).

 

 

Gli articoli e i fascicoli d’indagine. La compravendita si sarebbe dovuta concludere a fine marzo, ma è slittata di quasi un mese a causa di alcuni imprevisti, che a dire il vero non si sono del tutto risolti. In seguito a diverse segnalazioni e a un articolo pubblicato da Bergamopost nel numero del 17 marzo nel quale si mettevano in luce alcuni dubbi relativi alla società acquirente, qualcuno ha presentato degli esposti e recentemente sono stati aperti due fascicoli d’indagine sulla Cacciamatta Srl, uno dalla Guardia di Finanza e uno in Procura. Le ipotesi di reato, al momento, restano top secret: in piazza Dante, il pm Emanuele Marchisio, a cui è stato assegnato il fascicolo, preferisce non parlare. Si sa, però, che diverse persone informate sui fatti sono già state ascoltate dal magistrato, il quale avrebbe intenzione di trattare la vicenda con la massima urgenza.

 

 

Una (rifiutata) cordata pubblico-privata. Mentre a Bergamo tutto rimane avvolto in un’aura di mistero, in Val Cavallina c’è preoccupazione e malumore. Da quando sono iniziate a circolare le voci relative al passaggio di proprietà, molti utenti hanno minacciato di lasciare la struttura, così come anche alcuni professionisti che ci lavorano. Con l’intento di salvare una realtà che negli anni s’è legata sempre più al territorio, una cordata pubblico-privata composta da alcune associazioni locali, ha proposto alla Curia di acquisire lei la Rsa. La Curia, però, non ha potuto accettare, dicendosi vincolata a Cacciamatta in virtù del compromesso in essere. La trattativa, infatti, è praticamente conclusa e la società di Tavernola ha già versato una cospicua caparra che non ha intenzione di perdere. Del resto si sta parlando di un affare da circa 11,5 milioni di euro, mica briciole.

 

 

I controlli dell’Ats. Proprio per questo motivo il passaggio di proprietà è ormai certo, sebbene resti un ultimo ipotetico ostacolo: l’Ats. L’Agenzia di tutela della salute della provincia di Bergamo, un mese fa, ha deciso di vederci chiaro sulla questione e ha attivato una serie di stringenti controlli ad ampio spettro. Proprio questi controlli hanno bloccato, a fine marzo, il passaggio degli accreditamenti (ovvero i posti letti) dall’attuale gestione alla Cacciamatta, costringendo Curia e società a rinviare la chiusura della trattativa. Al momento i controlli dell’Ats sono ancora in corso e quindi c’è la possibilità che tutto resti cristallizzato. Insomma, una situazione assai delicata.

Le scelte della Curia. Mentre la Cacciamatta affronta questi non proprio secondari problemi, anche la Curia ha il suo bel da fare. Prima di accettare l’offerta della società di Tavernola, infatti, pare che il Colle, alle prese con gli oramai cronici problemi di liquidità, stesse trattando da tempo la cessione della struttura sanitario-assistenziale a un imprenditore di origini arabe che sta investendo molto e in tutta Italia su realtà di questo tipo. L’ingresso in scena della Cacciamatta, a favore della quale si sarebbero schierati anche parlamentari e politici bergamaschi di centrosinistra e gli esponenti di quello che viene ormai definito il “cerchio magico” della Curia di Bergamo (tra cui il numero uno di Alex Servizi, Mario Campana, l’amministratore delegato di Sesaab, Massimo Cincera, e il presidente della Fondazione Mia, Fabio Bombardieri), ha stravolto i giochi e convinto il Colle a cambiare interlocutore.

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