L'ordinanza

Da domenica 17 gennaio la Lombardia è zona rossa: ecco le regole da seguire

Il ministro Speranza non ha avuto ripensamenti. Fontana allora promette di fare ricorso. Gori e la provincia hanno invece chiesto una deroga alle norme più stringenti per la Bergamasca, che ha dati molto migliori

Da domenica 17 gennaio la Lombardia è zona rossa: ecco le regole da seguire
Cronaca 15 Gennaio 2021 ore 17:50

Ora è ufficiale: con l’ordinanza a firma del ministro della Salute, Roberto Speranza, da domenica 17 gennaio la Lombardia sarà zona rossa. Nonostante le speranze (e le lamentele) del governatore Attilio Fontana, dunque, nessun ripensamento da parte degli organi sanitari centrali. Tant’è che Fontana ha anche annunciato un ricorso.

I colori delle Regioni e i rispettivi indici Rt

La Lombardia non è l’unica area d’Italia a diventare rossa: anche Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano entrano nella fascia di rischio più alto. Per il resto, quasi tutto il Paese diventa arancione: Piemonte, Liguria, Veneto, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta, Calabria ed Emilia-Romagna. Gialle, invece, solamente Toscana, Campania, Sardegna, Basilicata, Molise e la provincia Autonoma di Trento.

Com’è noto, ad aver influito è soprattutto l’indice Rt delle varie zone. Ecco, di seguito, quello attuale di tutte le Regioni, stando al monitoraggio di Ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità:

  • Lombardia 1,38 – alto
  • Provincia di Bolzano, 1,4 – alto
  • Sicilia 1,14 – alto
  • Abruzzo 1,11 – moderato con rischio di progressione
  • Calabria 0,96 – alto
  • Emilia-Romagna 1,13 – alto
  • Lazio 1,07 – alto
  • Liguria 1,1 – moderato
  • Marche 0,87 – alto
  • Piemonte 1,1 – alto
  • Puglia 1,14 – alto
  • Umbria 1,21 – alto
  • Val d’Aosta 1,01 – moderato
  • Veneto 0,95 – moderato
  • Basilicata 0,96 – moderato
  • Campania 0,91 – moderato
  • Molise 0,46 – moderato ad alto rischio di progressione
  • Provincia di Trento 0,95 – moderato ad alto rischio di progressione
  • Sardegna 0,92 – moderato
  • Toscana 0,96 – moderato ad alto rischio di progressione

Le regole in vigore da domenica 17 gennaio

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Diventando zona rossa, da domenica per muoversi all’interno del Comune in cui viviamo sarà necessario utilizzare l’autocertificazione poiché, a rigor di legge, tutti gli spostamenti sono vietati, tranne quelli giustificati da motivi di lavoro, urgenza o salute. Resterà però valida la possibilità di fare visita, una sola volta al giorno, a una sola abitazione di parenti o amici presente nel nostro stesso Comune (o comunque nel raggio di trenta chilometri, escluso il capoluogo di provincia, se abitiamo in una località con meno di cinquemila abitanti). Bar e ristoranti continueranno a lavorare solo con asporto e consegna a domicilio (con la limitazione alle 18 per l’asporto dei bar), mentre non tutti i negozi saranno aperti, ma solamente quelli registrati con i codici Ateco previsti dagli allegati al Dpcm (li trovate QUI).

Bergamo chiede una deroga

Nel frattempo, però, fa ancora discutere la richiesta, inviata in mattinata al governatore Fontana e all’assessore al Welfare Letizia Moratti da parte del sindaco Giorgio Gori e del presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, di mediare con il Governo per chiedere una deroga alle norme della zona rossa per la Bergamasca, territorio che vive una situazione decisamente più tranquilla rispetto ad altre zone lombarde e italiane e che meriterebbe addirittura la zona gialla.

Fontana, pur dicendo di comprendere la richiesta, ha scritto su Facebook che Gori dovrebbe dirlo ai membri del suo partito, dato che è il Pd al Governo, e non la Lega. E, soprattutto, ha rimarcato una volta in più di essere in forte disaccordo con i parametri con cui attualmente vengono decise le suddivisioni in zone colorate.

La questione, però, ha fatto breccia nella polemica, tant’è che i parlamentari della Lega Simona Pergreffi e Toni Iwobi hanno chiesto al premier Conte di «rivedere la decisione e fare una differenziazione più accurata delle aree», perché così si rischia solo di causare «effetti devastanti sull’economia». Sulla stessa linea anche i loro colleghi di partito bergamaschi Alberto Ribolla e Rebecca Frassini. Anche i consiglieri regionali bergamaschi Niccolò Carretta e Jacopo Scandella, rispettivamente di Azione e del Pd, hanno detto che sarebbe bene valutare una differenziazione più attenta delle aree, ma invece che al Governo si sono rivolti a Regione. Il dato di fatto è che difficilmente la situazione cambierà.

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