Il caso

Diagnosi sbagliata e morte atroce Famiglia chiede maxi risarcimento

Diagnosi sbagliata e morte atroce Famiglia chiede maxi risarcimento
Cronaca 08 Settembre 2017 ore 05:00

Una morte atroce, giunta dopo mesi di agonia. E tutto per aver ingoiato accidentalmente un ossicino durante il tradizionale pranzo domenicale. Ma i familiari di Rosa Pesenti, la 64enne di Calcio deceduta il 13 marzo 2015, non hanno mai digerito la leggerezza con cui era stata dimessa: «È solo una gastrite». E ora, a distanza di anni, hanno citato davanti al Tribunale di Brescia l’Asst Franciacorta e due medici coinvolti nella vicenda, chiedendo un risarcimento di 1 milione, 2mila e 377 euro.

Il 10 novembre del 2015, i famigliari di Rosa Pesenti, tramite il loro legale di fiducia, avevano formalizzato una richiesta di risarcimento danni. La domanda di mediazione promossa davanti alla Camera di Conciliazione dell’Ordine degli avvocati di Brescia nei confronti dell’Azienda nonché di due dirigenti medici «non aveva, però, sortito esiti», si legge nel documento pubblicato sull’albo pretorio dell’Asst Franciacorta. Il Comitato valutazione sinistri dell’azienda aveva apposto, «quale ultima riserva», 700mila euro. Ma il 26 giugno di quest’anno è stato notificato atto di citazione contenete richiesta di condanna al risarcimento di oltre un milione di euro. Una somma non indifferente ed è per questo che l’Asst Franciacorta ha incaricato per la difesa dell’azienda e dei due dottori l’avvocato del Foro di Brescia Andrea Spaggiari.

La vicenda risale al 19 ottobre 2014.  Durante il pranzo la 64enne aveva ingoiato accidentalmente un ossicino. La donna, a causa di forti dolori all’addome, era andata il giorno stesso al pronto soccorso di Chiari. Ma dopo essere stata sottoposta a degli esami del sangue e aver fatto una lastra, era stata dimessa. I dolori, però, non smettevano. Così il 24 agosto, accompagnata dalla figlia Rossella, era tornata a Chiari. Ma anche in quel caso, nonostante ai medici era stato riferito dell’ossicino, era stata dimessa. Nessun esame approfondito, nessuna gastroscopia, ma solo dei farmaci per curare una possibile gastrite. E invece quel maledetto ossicino aveva lacerato prima l’esofago e poi l’aorta. Quel pomeriggio, la 64enne aveva perso conoscenza e aveva iniziato a vomitare sangue. La prima a intervenire era stata proprio la figlia, come la madre volontaria del soccorso nel gruppo di Roccafranca e Ludriano (Bs). La donna era stata trasportata d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Qui la donna era stata operata d’urgenza e solo in quel caso i chirurghi si erano resi conto delle condizioni disperate. Rosa in un primo momento sembrava essersi ripresa, ma il 27 dicembre era stata ricoverata di nuovo in ospedale. Da quel giorno un lungo calvario fino alle 8 di venerdì 13 marzo, giorno della morte. Una tragedia indescrivibile per la famiglia Rossi, che nel 2004 aveva perso in un incidente stradale  Gabriele, figlio 27enne di Rosa e del marito  Rossano.