Sul Ponte di Stalingrado

Donadoni pulisce i muri a Bologna (dando di nuovo lezione di stile)

Donadoni pulisce i muri a Bologna (dando di nuovo lezione di stile)
01 Ottobre 2016 ore 13:35
Foto: Schicchi.

 

L’ha visto scritto su tutti i muri. E allora cancellalo. Con spugna e vernice fresca. Con olio di gomito. Si vede che Roberto Donadoni è uno abituato alla fatica e al sacrificio. A Bologna lo hanno invitato a cancellare le scritte che sporcano il centro della città e le zone limitrofe. Lui ci ha pensato su, ha detto ok, e domenica mattina è andato a riverniciare il ponte di Stalingrado. Un amante dell’ordine e del pulito, Donadoni. Una Mrs. Doubtfire da panchina. Aveva detto: «Bologna? Bellissima città. Peccato per tutte quelle scritte». Così Roberto Morgantini, ex volto della Cigl come una volta, gli ha detto: «Caro Roberto, noi ti aspettiamo». Maglioncino trendy, pantalone color del mare, mocassino che neanche Vacchi, Donadoni si è presentato lì dove il mare non luccica, ai bordi di periferia, sul ponte che è un via vai di indifferenze.

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Che Donadoni sia uomo di cuore e cervello ormai lo sappiamo da tempo. A Parma aiutò i dipendenti (non i calciatori, per carità: tutti gli altri) a tirare avanti dopo le Ghirardate (chiamiamole così). Quando morì Anquilletti aiutò la famiglia che stava affogando nei debiti. E chissà quanti altri gesti grandi e piccoli, sinceri e felici, l’allenatore bergamasco deve aver fatto. La vita, del resto, è fatta di semplicità. Qualche volta insormontabili. Più spesso da riverniciare con il pennello delle volontà. E così (letteralmente) è successo a Bologna. «Mi ha colpito il passaggio in cui Donadoni sulla stampa ha parlato di piccoli gesti, anche quotidiani, che possono aiutare Bologna ad essere una città meno trascurata e più bella. Compatibilmente con i suoi impegni mi piacerebbe che il mister si unisse a noi», aveva detto Morgantini.

 

 

Certe volte gli appelli sono gridi d’aiuto telecomandanti. Ma non è questo il caso. Anche se tra poche ore il Bologna giocherà contro il Genoa, l’allenatore non si è nascosto dietro al solito pressing pre-partita. È andato a fare il suo dovere di cittadino. Coi bolognesi Donadoni ha rotto il velo di diffidenza nel giro di subito, fuori dal campo ancor prima che sul terreno di gioco. Merito di quel carattere ruvido come un muro sul Ponte di Stalingrado, ma senza muri le cose non stanno in piedi. È per questo che lo hanno invitato a FaRete, la fiera dei giovani imprenditori, ed è per lo stesso motivo che gli hanno chiesto di riverniciare i muri. Perché Donadoni è un curioso della vita e viene facile pensare a quanti sentieri possa avere. E strade, palazzi, muri. Da riverniciare.

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