L'Ordine del giorno

Festa del Sacrificio musulmana, la Lega: «Il Comune non conceda spazi per le celebrazioni»

Secondo i consiglieri del Carroccio, la festività islamica prevederebbe «sacrifici cruenti di animali e una discriminante tra uomini e donne». Criteri che, stando al regolamento di Palazzo Frizzoni, impedirebbero l'utilizzo temporaneo degli ambienti comunali

Festa del Sacrificio musulmana, la Lega: «Il Comune non conceda spazi per le celebrazioni»
Bergamo, 07 Agosto 2020 ore 15:32

Non si placano le polemiche in merito alla Festa del Sacrificio, tradizionale festività musulmana. La Lega ha infatti presentato un ordine del giorno nel quale invita l’Amministrazione «a non concedere, in ossequio e rispetto di quanto previsto dal Regolamento, spazi comunali per la celebrazione della festa del sacrificio e in generale per tutte le celebrazioni islamiche che di prassi prevedono una separazione discriminatoria e subordinata per la presenza femminile».

Il primo a sollevare la polemica era stato il deputato bergamasco del Carroccio Daniele Belotti che aveva duramente attaccato don Patrizio Rota Scalabrini, direttore dell’Ufficio del dialogo interreligioso della Diocesi, reo di aver esortato i parroci «ad offrire sostegno ai fratelli e alle sorelle musulmani nel trovare le modalità migliori per poter celebrare la festa del sacrificio». A Belotti aveva risposto L’Eco di Bergamo, con un articolo che ha fatto discutere.

Oggi (venerdì 7 agosto), il gruppo dei consiglieri leghisti torna all’attacco. «L’utilizzo temporaneo degli spazi di proprietà comunale è normato da uno specifico regolamento – sottolineano -. L’articolo 10 recita che è vietato “effettuare riti che prevedano sacrifici di animali” e che “non verranno concessi utilizzi per iniziative che incitino alla discriminazione o alla violenza, in particolare per motivi razziali, etnici, di genere ecc….”».

«La celebrazione della festa musulmana del sacrificio al contrario – conclude la Lega – prevede che siano immolati animali in modo cruento e, secondo prassi costante, prevedono anche una discriminante tra uomini e donne nell’occupazione degli spazi; il che ricade in una discriminazione di genere».

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