La Fase 2, nuovo incubo

Il barista, il barbiere e tutti gli altri: «Siamo davvero in ginocchio, aiutateci»

Il barista, il barbiere e tutti gli altri: «Siamo davvero in ginocchio, aiutateci»
17 Aprile 2020 ore 12:17

di Angela Clerici

«Siamo tutti in ginocchio, tutti. Certo, chi ha le spalle coperte, dei capitali in banca, certamente se la caverà meglio. Ma per quanto riguarda il lavoro, tutti faremo tanta fatica. Io gestisco un bar, in via Antonio Locatelli, in città. Un mese e mezzo completamente fermi e il mese precedente con le incertezze, le paure… ho chiesto al proprietario dei muri di spostare la rata di affitto perché adesso per pagare dovrei non mangiare più. Era necessario chiudere le attività, mi rendo ben conto. Adesso mi aspetto degli aiuti dalla comunità nazionale, o cittadina o regionale. Perché questo del Coronavirus è un sacrificio che tutti insieme dobbiamo affrontare. So che il governo ha approvato un finanziamento pressoché a tasso zero di venticinquemila euro da rifondere in sei anni, questa è una buona cosa. Solo che ho chiamato la mia banca e mi hanno detto che loro non ne sanno ancora nulla. Speriamo che questi aiuti arrivino in tempo».

Alessandro Jannone ha 54 anni, il suo bar si trova a metà di via Antonio Locatelli, all’esterno tiene alcuni tavolini. Dice: «Il Comune può aiutarci in questo momento perché, quando ripartiremo, lavoreremo a scartamento ridotto. Immagino le preoccupazioni, la diffidenza delle persone. All’inizio saranno in pochi che verranno al bar. Ci sarà poi il problema delle distanze, da tenere fra gli avventori all’interno del locale. Sarà importante avere più tavolini all’esterno. Attualmente io dispongo di sei tavolini per dodici posti. Ho pagato mille e 870 euro di concessione annuale. Il Comune potrebbe aiutarci consentendoci di mettere più tavolini non chiedendoci altri pagamenti, per quest’anno. Certo, nel rispetto del passaggio di pedoni e persone con handicap e delle vetrine dei negozi vicini… ma potere usufruire di spazi all’aperto sarebbe importante nei prossimi mesi, con la bella stagione».

L’opinione è condivisa da molti altri esercenti. Dice ancora Jannone: «Io ho chiuso alcuni giorni prima che divenisse obbligatorio. L’ho fatto perché la salute è la cosa più importante, per tutelare i clienti e la mia famiglia. E i miei genitori che sono anziani. Certo, avevamo preso questo bar che era chiuso da sette mesi e in due anni e mezzo di lavoro lo abbiamo tirato su… e adesso si sprofonda di nuovo. È dura».

È difficile per tutti i lavoratori autonomi, ma non soltanto. C’è chi teme di perdere il posto. Come Silvia, che lavora in città: «Io sono impiegata in un’associazione venatoria. La preoccupazione c’è, perché il nostro titolare è morto di Coronavirus e allora noi impiegate ci domandiamo che cosa succederà. Anche la nostra collega capoufficio si è ammalata a causa del Covid-19. E anch’io ho avuto la febbre per qualche giorno e sono stata male con dolori ovunque, ma me la sono cavata. Adesso c’è questa preoccupazione forte, abbiamo comprato casa a Torre Boldone e dobbiamo pagare il mutuo. Se l’associazione dovesse chiudere, ci sarà la cassa in deroga, ma poi dovrò cercare un altro lavoro. A cinquant’anni e con questa situazione non sarà facile. Altre mie amiche che lavorano in piccole aziende hanno preoccupazioni come le mie, ne parliamo, mi raccontano le loro ansie, dubbi, paure. Questa “fase 2” ci sembra non tanto una terra promessa quanto un nuovo incubo, sebbene diverso da quello di adesso, non sarà fondato – speriamo – sulla salute, sul rischio della vita. Ma sarà drammatico».
Sarà drammatico, ma se Stato, regioni e comuni faranno il massimo, se la rete sociale sarà attiva, allora l’urto della crisi verrà ammortizzato, moderato. (…)

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