Tenere viva la città

«Rischiamo di perdere l’anima di Bergamo»: l’appello del titolare del Beer Garage a Gori

Simonmattia Riva, titolare del locale di via Borgo Santa Caterina, ha scritto una lettera al sindaco facendo proposte concrete per supportare il settore di ristorazione e somministrazione in questa difficilissima situazione

«Rischiamo di perdere l’anima di Bergamo»: l’appello del titolare del Beer Garage a Gori
Bergamo, 15 Maggio 2020 ore 10:53

Forse potranno riaprire il 18 maggio, più probabilmente a inizio giugno. Ma di certo il loro lavoro non sarà come prima: i titolari di bar e ristoranti attendono (da troppo tempo) indicazioni su come potranno e dovranno lavorare in tempi di convivenza col Covid, sperando di riuscire nonostante tutte le restrizioni a stare a galla.

Da tempo, anche a Bergamo i rappresentanti di queste categorie stanno facendo sentire la loro voce e nel documento scritto per il rilancio della città, anche la Giunta del sindaco Giorgio Gori ha sottolineato l’importanza di ristorazione e somministrazione per il tessuto sociale cittadino. Servono aiuti concreti e, soprattutto in questa fase, ascolto. È dunque una sorta di “mano tesa” al sindaco Gori la lettera che il titolare del Beer Garage di via Borgo Sanata Caterina, Simonmattia Riva (noto sommelier della birra a livello internazionale), ha scritto e inviato ai media locali per chiedere un confronto costruttivo tra Amministrazione e titolari delle attività per pensare a una ripartenza reale. E, soprattutto, per fare in modo che non ci si dimentichi di loro.

Simonmattia Riva il giorno della vittoria del titolo mondiale

Caro Sindaco Gori,

sono Simonmattia Riva, titolare del Beer Garage, minuscolo locale dedicato alle birre artigianali e di qualità nel cuore di Borgo Santa Caterina.

Il 12 maggio ho letto la notizia della visita del sindaco di Copenaghen Frank Jensen a Mikkel Borg Bjergsø, celebrità mondiale in ambito birrario e titolare, oltreché di una beer firm, dei numerosi Mikkeller Bar sparsi per tutto il mondo. La capitale danese ospita ovviamente numerosi locali e ristoranti di proprietà di Bjergsø e il sindaco Jensen è andato a trovarlo in uno di questi per chiedere come lui e gli altri politici potessero aiutare nel migliore dei modi possibili bar, caffè e ristoranti durante l’estate.

La notizia mi ha fatto subito pensare a Lei sia perché ha significativamente tenuto per sé le competenze dell’assessorato al Commercio ma soprattutto perché, in un momento in cui la politica nazionale sembra avere abbandonato a loro stesse la ristorazione e la somministrazione (credo sia superfluo sottolinearle il disagio che proviamo tutti alla possibilità di riaprire dal 1 giugno o addirittura dal 18 maggio non avendo ancora ricevuto i parametri legislativi entro i quali dovremo svolgere la nostra attività finché l’emergenza non sarà cessata, senza contare il terrore seminato dai media nella popolazione additando bar e ristoranti come luoghi principi del contagio quando purtroppo i focolai sono stati principalmente nelle strutture sanitarie) dimenticando il ruolo che queste attività hanno nell’economia nazionale nonché nell’edificazione dell’immagine dell’Italia nel mondo, ritengo che Lei possa avere la statura politica e l’appeal mediatico, che non guasta mai, per dare un segnale in controtendenza.

Lanciando uno sguardo fuori dalle vetrine del mio piccolo locale, in questi giorni aperto solo per i servizi di asporto e consegna a domicilio, non posso evitare di pensare anche a tutte le altre attività di Borgo Santa Caterina e degli altri quartieri storici di Bergamo. C’è infatti un trait d’union che ci lega a prescindere dalle categorie merceologiche: siamo tutti titolari o soci di realtà aziendali di piccolissime dimensioni, che hanno sede in edifici più che secolari e condividiamo la feroce passione per ciò di cui ci occupiamo. I nostri sono infatti i locali e i negozi in cui si può trovare il prodotto di nicchia e di qualità, in cui il cliente può soddisfare la sua curiosità in materia chiedendoci qualunque informazione e consiglio, in cui i clienti si trasformano, non di rado in amici (o in congiunti, sfruttando un termine ora in voga).

È stata proprio la responsabilità nei confronti dei nostri clienti a convincere la maggior parte di noi a chiudere i battenti anche prima dell’istituzione del lockdown e, per quanto concerne le attività di somministrazione e ristorazione, a rinunciare all’opportunità delle consegne a domicilio finché il nostro territorio è stato il più colpito dalla violenza del contagio: non volevamo in alcun mettere in pericolo i nostri clienti, i nostri cari e noi stessi rischiando di essere vettori virali.

Piccole dimensioni, prossimità, rapporti umani… Risulta evidente che in questo momento le nostre attività siano le più colpite dal ciclone che ci ha travolto ma, d’altro canto, rappresentiamo anche l’essenza della tipicità italiana, ciò che sia i nostri concittadini sia i turisti, che prima o poi torneranno a visitare la nostra splendida città, cercano e apprezzano. In attesa che il turismo, fenomeno per certi versi recente per Bergamo e che Lei ha avuto l’indubbio merito di promuovere, possa ripartire e in vista di un’estate in cui molti di noi non potranno allontanarsi o concedersi vacanze, credo che una bella opportunità per i borghi e i quartieri storici di Bergamo sia rappresentata dalla possibilità di incentivare la fruizione all’aperto dei servizi offerti da locali e negozi, in linea con ciò che anche il sindaco Sala ha annunciato per l’estate milanese.

In Borgo Santa Caterina e in altri quartieri storici come Borgo Palazzo si potrebbe infatti pensare a una parziale pedonalizzazione, con accesso automobilistico riservato ai residenti, nei mesi estivi, concedendo anche a negozi e locali attualmente sprovvisti di dehor di proprietà o in concessione, di aprirsi sulle strade. I vantaggi potrebbero infatti essere molteplici:

  • favorire lo stazionamento delle persone all’aria aperta, sia al fine di minimizzare il rischio di contagio che di favorire la salute generale dei cittadini duramente provata da due mesi di lockdown;
  • rilancio delle attività più colpite dal lockdown e delle microimprese commerciali e artigianali, molte delle quali sono a serio rischio di chiusura dopo un lungo periodo senza incassi e con una previsione di un’ulteriore stagione di fatturati in ribasso e spese in rialzo per ottemperare agli obblighi che le norme per il contenimento del Covid19 richiedono e richiederanno;
  • creazione di reti di prossimità nei quartieri, che permetteranno ai cittadini di minimizzare gli spostamenti finché l’emergenza sanitaria non sarà cessata e di favorire una mobilità sostenibile, privilegiando i tragitti a piedi e in bicicletta, che avranno a loro volta ripercussioni favorevoli sulla salute pubblica;
  • sperimentare un nuovo modello di vita urbana, che potrebbe sopravvivere anche oltre l’attuale periodo emergenziale.

Mi rendo naturalmente conto che questa idea potrebbe subito far storcere il naso alle associazioni di residenti a causa del timore di eventuali disturbi alla quiete pubblica dovuta alla presenza in strada delle attività commerciali, ma innanzitutto credo che da parte di tutti i colleghi ci sia piena disponibilità a collaborare con i residenti e con le forze dell’ordine per mantenere la situazione entro i confini della civile e pacifica convivenza tra le esigenze residenziali e quelle commerciali, secondariamente la persistente allerta sanitaria con i connessi sentimenti di timore e paura che ciascuno di noi, purtroppo, inevitabilmente prova credo non condurranno certo a situazioni caotiche.

Abbiamo già perso molti cari e amici, credo sia dovere di tutti fare in modo che la nostra città non perda anche la sua anima e possa ripresentarsi con il suo cuore ancora pulsante quando, speriamo presto, si potrà di nuovo essere liberi fino in fondo.

Ringraziando anticipatamente per l’attenzione che vorrà dedicare a queste mie riflessioni, le porgo i miei più cordiali saluti e il mio più sincero augurio per il suo lavoro, tanto più difficile in questa situazione.

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