Dopo la "retata" coi droni

Duro il vicesindaco di Valbrembo: «La volete capire che bisogna restare in casa?»

Su Facebook è intervenuto duramente su chi non rispetta le regole ed esce a passeggiare in riva al Brembo. Plauso ai Carabinieri per le multe dei giorni scorsi comminate con l'uso del drone. Chiesta al Vescovo Francesco una benediazione particolare per la cittadinanza.

Duro il vicesindaco di Valbrembo: «La volete capire che bisogna restare in casa?»
Paladina e Valbrembo, 21 Aprile 2020 ore 10:48

di Bruno Silini

Dopo la notizia della “retata” con l’uso del drone portata avanti dai Carabinieri di Zogno lungo il fiume Brembo, che ha visto multare una decina di persone a passeggio a dispetto delle normative anti Covid, il vicesindaco di Valbrembo, Attilio Castelli, è intervenuto su Facebook in maniera molto dura: «La capiamo che dobbiamo restare in casa? La capiamo che se usciamo ci deve essere un motivo valido? E non ditemi che, anche se il decreto lo permette, dobbiamo per forza fare jogging… non è mai morto nessuno perché non lo fa (almeno che io ne sappia)». PrimaBergamo l’ha intervistato.

Ha la percezione di amministrare un Comune di indisciplinati?

«La notizia della “retata” dei Carabinieri l’ho letta attraverso Facebook. Non ho la percezione né di cittadini indisciplinati, né di incoscienti. Ho evidenziato la cosa per far capire che non è uno scherzo. Siamo in una situazione, come la chiamo io, di un’emergenza invisibile. Se straripasse un fiume o fossimo di fronte a un incidente stradale, l’emergenza sarebbe visibile e si potrebbero delineare le eventuali soluzioni. Con il Coronavirus il “nemico” è invisibile. Per questo è fondamentale rispettare le disposizioni che Regione e Governo chiedono. In caso contrario, tutti gli sforzi fatti dalle persone in quarantena, dai volontari e dai cittadini stessi risulterebbero vane».

Come è la situazione dei decessi a Valbrembo?

«C’è un dato che parla da solo: a marzo 2019 i morti sono stati 3, nel 2020 ne abbiamo avuti 20. Come assessore ai Servizi alla Persona ho inviato alle famiglie una lettera di cordoglio anche perché il più delle volte i familiari non possono neppure assistere alla tumulazione del proprio caro. Stiamo pensando, con i parroci, al termine dell’emergenza, di celebrare una Messa insieme per ricordare i defunti».

Immaginando l’emergenza si sarebbe candidato?

«Bella domanda! Onestamente, dico con convinzione di “sì”. Il ruolo di un amministratore è cercare di aiutare il più possibile il suo paese. Tanto più in un momento di emergenza. Candidarsi pensando che vada tutto bene e poi alla prima difficoltà tirarsi indietro è da ipocriti. Peraltro, in questo periodo sto avendo un supporto fondamentale dai cittadini: mi ringraziando per quello che sto facendo e per quello che l’amministrazione sta facendo. Ma sono io che devo ringraziare loro perché li sento vicini anche solo con i loro messaggi Whatsapp. Questo mi commuove e mi dà la forza di andare avanti. Voglio anche ringraziare tutti i dipendenti comunali, i volontari del gruppo comunale di Protezione Civile e l’Associazione Ambiente e Vita che subito si sono messi a disposizione dedicando le loro giornate gratuitamente. Un grazie sentito anche ai gruppi locali degli Alpini. Dall’8 marzo sto trascorrendo tutte le giornate in Comune (compresi sabato e domenica) e non ho mai sentito nessun volontario o dipendente lamentarsi. Ogni giorno con il sorriso sulle labbra affrontano i problemi e rispondono alle richieste che si presentano. Grazie di cuore a tutti loro».

Nonostante la normativa non lo imponesse, siete stati uno dei pochi Comuni intorno a 5000 abitanti ad aver creato un COC (Centro Operativo Comunale). Cosa vi ha spinto in questa direzione?

«Volevamo raccogliere tutte le richieste e cercare di dare una risposta nel più breve tempo possibile. Il motto del nostro COC è “l’unione fa la forza”. Questo ci ha permesso di coordinare e gestire al meglio ogni richiesta».

Il Covid ha generato emergenze dal punto di vista sociale? Come state rispondendo?

«Sicuramente si sono create situazioni difficili. Abbiamo evidenziato soprattutto disagi psicologici: stare in casa è difficile per tutti. Per fortuna, uno psicologo locale che si è messo a disposizione gratuitamente per contattare le persone e cercare di aiutale. La mia grande preoccupazione, però, sono le persone sole, anziane e no. Per capire come stanno abbiamo attivato “un servizio di telefonata”, fatto dai nostri volontari, che due volte la settimana contattano le persone sole over 65».

Altro, di concreto?

«La consegna a domicilio della spesa e dei farmaci, la consegna degli indumenti presso i centri ospedalieri, la raccolta alimentare. Abbiamo attivato anche iniziative per bambini, da svolgere a casa, e che possono trovare sui social in pagine dedicate. Infine, da alcuni giorni, abbiamo attivato, in collaborazione con un centro specializzato, degli esercizi di psicomotricità per bambini e adulti».

Per rispondere all’emergenza avete messo a bilancio risorse straordinarie?

«No, grazie alla generosità delle persone stiamo riuscendo a gestire l’emergenza quasi gratis. Le uniche risorse che al momento abbiamo stanziato, con soldi del Comune, sono per l’acquisto delle mascherine».

Sulle mascherine c’è stato un po’ di ritardo nella distribuzione. A cosa è dovuto?

«La prima consegna da Regione Lombardia è stata di 1350 pezzi. Considerato che siamo 4360 abitanti, abbiamo provveduto a ordinarne altre. Sembrava che la consegna avvenisse nell’arco di una settimana, e invece ci sono stati ritardi. Nel frattempo Regione Lombardia ne fornito altre ai Comuni, sempre della medesima quantità. Abbiamo così iniziato la distribuzione per una parte del paese. Entro la fine di questa settimana pensiamo che tutti i cittadini nella propria cassetta della posta, in busta chiusa, riceveranno una mascherina per ogni componente del nucleo familiare».

Perché ha chiesto una benedizione particolare per Valbrembo al Vescovo di Bergamo?

«Prendo a prestito una frase di papa Paolo VI: “La politica è la forma più alta di carità”. Anche se sono un amministratore comunale non potrò mai rinunciare ai miei principi di cristiano convinto e praticante. Io penso che anche in politica debba entrare un po’ di fede. Tutte le settimane contatto i  parroci locali per capire come stanno e se hanno avuto segnalazioni di casi per i quali si richiede un aiuto. In questo periodo ho chiesto a loro di pregare per tutti i cittadini di Valbrembo e nel contempo chiedo ai cittadini di Valbrembo di pregare per i sacerdoti locali (parroci e comunità religiosa dei Giuseppini del Murialdo), ma anche per i sacerdoti e religiosi nativi di Valbrembo.

E il Vescovo?

«Ho voluto manifestare a monsignor Beschi il mio ringraziamento, quello dell’amministrazione comunale e di tutta la comunità. I cittadini stessi mi hanno manifestato la gratitudine al vescovo per il conforto e la vicinanza che sta dando a tutta la popolazione bergamasca. Monsignor Beschi ha risposto con la sua benedizione. E’ vero che non è usuale che un ente pubblico chieda benedizioni alla Chiesa, ma mai come adesso abbiamo bisogno della vicinanza e della preghiera non solo per tutti i cittadini, ma in modo particolare per le persone contagiate e per i defunti».

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