“Bergamo città semplice e low tax”

In cosa consiste il piano di Gori per “rubare aziende” a Milano

In cosa consiste il piano di Gori per “rubare aziende” a Milano
09 Febbraio 2015 ore 16:47

Un’operazione di marketing territoriale «che nessun altro Comune ha mai messo in atto». Così il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha definito venerdì febbraio, in una conferenza stampa a Palazzo Frizzoni, il piano strategico del Comune “Bergamo città semplice e low tax”. L’obiettivo? Attrarre investimenti sul territorio cittadino da parte delle imprese innovative e hi-tech che occupino alte percentuali di laureati e che possano riqualificare zone industriali ormai inutilizzate. E, perché no, «”rubare” aziende a Milano». Il come (e il perché) è spiegato nelle 43 pagine del documento presentato ai giornalisti, alle associazioni di categoria, agli enti come Camera di Commercio e Confindustria Bergamo, a rappresentanti dell’Università e dei sindacati.

Azioni mirate. Il pacchetto di provvedimenti è stato già approvato dalla Giunta e il 23 febbraio sarà sottoposto al vaglio del Consiglio Comunale, ma alcune risoluzioni saranno messe in atto da (quasi) subito. Nell’ideazione e nello sviluppo del piano sono stati coinvolti, oltre al sindaco, l’assessore al Bilancio Sergio Gandi, Stefano Zenoni, assessore alla Pianificazione Territoriale, Francesco Valesini, che si occupa della Riqualificazione Urbana ed Edilizia, e Giacomo Angeloni (Innovazione e Semplificazione). Gori ha dichiarato: «Si tratta di un’iniziativa unica, realizzata in collaborazione con tutte le forze imprenditoriali e sociali. Speriamo di estenderla ai comuni dell’hinterland e, perché no, che possa diventare un esempio in ambito nazionale». Ma in cosa consiste? Il documento, dal titolo inequivocabile “Bergamo città semplice e low tax per attrarre imprese innovative”, lo spiega nel dettaglio. E si apre con una citazione di Enrico Moretti, docente ed economista a Berkeley, che ha collaborato con Obama nel 2013.

I punti di forza di Bergamo. «Il destino economico delle città americane ed europee comincia a dipendere in misura sempre maggiore dal livello di istruzione dei rispettivi abitanti. Le città con un numero di lavoratori più alto provvisti di formazione universitaria hanno iniziato ad attirarne sempre di più, mentre quelle con una forza lavoro meno istruita hanno iniziato a perdere terreno. Per ogni nuovo posto nell’hi-tech creato in una città vengono a prodursi altri cinque posti fuori dall’ambito hi-tech nel lungo periodo». Il passo, tratto da La nuova geografia del lavoro (2013), fa riflettere. La chiave? Attrarre aziende tecnologiche, innovative, e invertire la tendenza della “fuga di cervelli” che sta dissanguando il Paese. Per poterlo fare servono dei punti di forza, e Bergamo sembra avere delle solide basi di partenza.

I fattori strategici: il capoluogo orobico è collocato al centro della Lombardia, «uno dei quattro motori d’Europa», che produce più di un quinto del PIL nazionale. Fa parte dell’area metropolitana di Milano, una delle sei capitali economiche e finanziarie europee. È collegata ad infrastrutture e reti di trasporto come la A4 e al terzo scalo aeroportuale italiano (Orio al Serio). È al secondo posto tra le provincie manifatturiere più specializzate in Europa e al quinto posto tra le province italiane per esportazioni. Non solo: ha già una forte propensione all’innovazione, data dal secondo posto assoluto in Italia per numero di brevetti, dalla presenza di poli scientifici e tecnologici d’avanguardia (il Kilometro Rosso, l’iLab) e di eventi internazionali dedicati all’innovazione e alla ricerca (Bergamo Scienza). Infine, l’alta qualità della vita, data da un patrimonio paesaggistico, culturale e monumentale di tutto rispetto, dall’eccellenza del sistema sanitario (il secondo d’Italia) e dall’implementazione del modello di smart city, che al momento muove i suoi primi passi. Cosa si può fare, allora, per avviare il motore dell’innovazione?

 

Ilab

 

Il piano di intervento. Le azioni che il Comune metterà in campo si possono riassumere così: agevolazioni fiscali, semplificazione delle procedure, abbattimento della burocrazia. Ma vediamole nel dettaglio.

Innanzitutto, quali sono le imprese interessate? Nel documento si legge che «le agevolazioni oggetto del piano di intervento sono indirizzate in via esclusiva all’attrazione di imprese (non solo start up) dei settori manifatturiero e terziario high-tech». Quindi, di fatto:

  • Le imprese operanti nel campo delle tecnologie per l’industria (informatica, energia, farmaceutica e biotecnologie, trasporto su strada, ferro e marittimo tra le altre).
  • Il terziario hi-tech (fornitura di software, robotica, telecomunicazioni, ricerca nel campo delle scienze naturali, sociali, umanistiche).
  • Le start-up innovative (che sviluppino, cioè, prodotti o servizi ad alto valore tecnologico o scientifico e che dedichino almeno il 15% dei propri investimenti alla ricerca e sviluppo).
  • Attività che hanno vinto un bando europeo su ricerca e innovazione negli ultimi 5 anni.
  • Uffici di rappresentanza di aziende industriali non bergamasche, ma solo se si tratta di nuovi insediamenti e se tra i dipendenti c’è almeno il 40% di laureati.
  • Le attività creative (attive ad esempio nel campo dell’architettura, del design, della moda, della pubblicità, dell’editoria, del cinema, della musica).

Gli interventi del Comune si tradurranno essenzialmente in: agevolazioni fiscali: IMU agevolata allo 0,76% (e non all’1,06). Si stima che per stabilimenti di grandi dimensioni (circa 5700 mq) si possa arrivare a risparmiare fino a 21 mila euro; sconto degli oneri di urbanizzazione, che arrivano fino al 50% per imprese hi-tech che decidono di riqualificare vecchi stabilimenti inutilizzati; piani attuativi per stralci; digitalizzazione delle pratiche, da espletare ormai esclusivamente in via telematica (in questo senso, Bergamo è già la terza provincia in Italia per istanze digitali presentate allo Sportello Unico per le Attività Produttive); semplificazione amministrativa: il Comune, infatti, si impegna a rivedere entro Pasqua di quest’anno i regolamenti in materia di occupazione del suolo pubblico e di imposte su pubblicità e pubbliche affissioni.

Il paluso delle aziende. Il tessuto imprenditoriale accoglie positivamente queste iniziative. Secondo Paolo Malvestiti, presidente della Camera di Commercio, «si tratta di un passepartout importante in chiave Expo» ed è un’iniziativa che permette finalmente di «passare dalle parole ai fatti». Il vice-presidente di Confindustria, Matteo Zanetti, si rallegra di come gli enti locali abbiano riconosciuto «il ruolo del manifatturiero, che rappresenta il 34% del valore aggiunto e dell’innovazione della provincia». Anche il mondo sindacale interviene con commenti positivi. Il segretario della CISL Ferdinando Piccinini dichiara che il Comune «mette in campo iniziative per rendere più attrattivo il territorio», ma ritiene sia importante che «siano coinvolti gli altri comuni bergamaschi».

Le coperture. Il ruolo dei comuni dell’hinterland in effetti è già emerso a dicembre dello scorso anno, quando si è cominciato a discutere pubblicamente di un simile piano di intervento ideato dalla giunta Gori. E i commenti, all’epoca, erano stati all’insegna della perplessità, soprattutto in merito alle coperture finanziare del progetto. Ad esempio Giuseppe Prevedini, sindaco di Caravaggio, aveva bollato la cosa come «una manovra pubblicitaria», dichiarando: «Non si capisce come facciano a trovare le coperture. Noi per esempio abbiamo ridotto l’aliquota Imu e ci abbiamo rimesso un milione e 890.000 euro». Altri sindaci avevano salutato positivamente l’iniziativa sottolineando però anch’essi la difficoltà ad applicare un’idea simile sul proprio territorio, come Cristian Vezzoli di Seriate o Giuseppe Pezzoni, sindaco di Treviglio. Nella conferenza stampa di venerdì Gori ha risposto a tali perplessità indicando che, di fatto, gli incassi da oneri (per i quali si prevede uno sconto che in alcuni casi può arrivare fino al 75%) sono già precipitati a 2 milioni di euro rispetto ai 13 del periodo precedente alla crisi. Le perdite dovute ai mancati introiti, dunque, sarebbero minime.

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