La testimonianza

«Io, giardiniere partita Iva, ho iniziato a fare il barelliere per i defunti». Per aiutare e aiutarsi

Un lettore ci scrive: «Spero che queste parole bastino per rendersi conto che non ci troviamo davanti ad una semplice influenza (come spesso ci viene detto e come io stesso pensavo)»

«Io, giardiniere partita Iva, ho iniziato a fare il barelliere per i defunti». Per aiutare e aiutarsi
01 Aprile 2020 ore 12:02

Aiutare e aiutarsi. Un imperativo, in un momento difficile come questo, dove oltre all’emergenza sanitaria molta gente (soprattutto lavoratori autonomi, partite Iva) si trovano in evidenti difficoltà economiche. I 600 euro previsti in loro sostegno dal Governo ancora non ci sono e, come ha spiegato ieri (31 marzo) l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo, Marcella Messina, presentando l’iniziativa dei buoni spesa, «ci troviamo di fronte a nuove povertà dovute all’emergenza Covid».

E davanti alle difficoltà, c’è chi ha scelto di non restare con le mani in mano. Di aiutare gli altri e aiutare se stesso, come dicevamo. Marco, un nostro lettore, ci ha raccontato la sua esperienza. Giardiniere a partita Iva, ha accettato l’offerta di un’amica, che lavora in una società di onoranze funebri. Ed è iniziando a lavorare qui che il nostro lettore s’è trovato innanzi all’incubo. Ecco il suo racconto.

Ciao, sono un po’ a disagio a raccontare la mia esperienza, ma se può essere utile per qualcuno allora ben venga. La mia vita – come quella di tutti qui a Bergamo – è stata stravolta. Sono uno dei tanti giardinieri a partita Iva che faceva i salti mortali per riuscire a chiudere l’anno in positivo. Con l’emergenza ci siamo ovviamente fermati. Ho scritto a diverse associazioni e comuni per poter contribuire in qualche modo in maniera volontaria. Mentre attendevo delle risposte ho ricevuto una chiamata da un’amica che lavora nelle onoranze funebri che mi ha chiesto una mano, dicendo che tutto il settore era al collasso.

Io inizialmente non compresi esattamente cosa mi stesse dicendo, lo dico sinceramente: le notizie che arrivavano erano preoccupanti, ma fino a un certo punto. Il primo giorno di lavoro in ospedale poi purtroppo mi sono reso conto di quanto mi aveva anticipato: i reparti e il pronto soccorso sono al collasso, non sanno realmente dove mettere tutti i malati. Ogni corridoio o piccolo spazio è stato utilizzato per far posto ai letti. Questo ovviamente sovraccaricando di lavoro e responsabilità i medici, le infermiere e tutti i lavoratori che hanno dovuto affrontare turni massacranti, hanno visto sparire i loro turni di riposo, oltre allo stress di dover lavorare tutto il giorno con i dispositivi di protezione come tute integrali e mascherine che ti sfiancano sia da un punto di vista fisico che psicologico.

Un ospedale dove mediamente c’erano (in tempi normali) 1/2 decessi al giorno si sta trovando ad affrontare una media tra i 15 e i 30 decessi giornalieri. Il mio compito era (ed è) quello di recuperare i corpi dei defunti dai reparti e di trasportarli nella camera mortuaria. Sinceramente non augurerei a nessuno di finire all’ospedale in queste condizioni: tutte le visite ai malati sono vietate, quindi capita di dover restare in questo inferno per settimane senza poter avere nessun supporto da parte dei cari, se non qualche videochiamata se si è fortunati. In caso di decesso, ogni forma di onoranza al defunto è vietata per legge (per cercare di limitare il contagio): oltre a non poter fare un funerale non è possibile nemmeno vedere il corpo per un’ultima volta, né vestirlo per esempio.

Potrei continuare, ma spero che questo basti per rendersi conto che non ci troviamo davanti ad una semplice influenza (come spesso ci viene detto e come io stesso pensavo).

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