Un'analisi dei numeri

La non notizia dei 1800 trentenni con polmonite da Coronavirus (e io sto bene, grazie)

Paola Pedrini, segretaria della Federazione medici di famiglia Lombardia, ha fornito questo dato, preoccupando molti. In realtà rientra perfettamente nelle statistiche

La non notizia dei 1800 trentenni con polmonite da Coronavirus (e io sto bene, grazie)
25 Marzo 2020 ore 12:25

di Andrea Rossetti

Ore 16:45 del 24 marzo, primo messaggino: «Ehi, tutto bene?». Ore 17:03 del 24 marzo, secondo messaggino: «Stai bene?». Ore 18:41 del 24 marzo, terzo messaggino: «Ho letto questa notizia, ma è vero? Tu come stai?». Nelle ore successive altri quattro messaggi, tutti con lo stesso tono preoccupato. Il motivo? Ho trentanni precisi e lavoro a Bergamo. E proprio ieri diverse testate sono uscite con una notizia che ha allarmato molti: in Bergamasca ci sono almeno 1800 trentenni con polmonite da Covid-19. Lo ha riferito Paola Pedrini, segretaria Fimmg Lombardia (Federazione medici di famiglia): «A Bergamo siamo 600 medici di famiglia e ognuno di noi ha in osservazione almeno tre trentenni malati di polmonite da Covid».

Il Coronavirus colpisce anche i giovani. Ma come, non colpiva soltanto gli anziani? No, non è mai stato così. Tutti gli esperti, sin da subito, sono stati chiari al riguardo: il Coronavirus può colpire (e colpisce) tutti. Sono i sintomi, eventualmente, a cambiare da persona a persona. Più si è anziani, o con patologie pregresse, più è possibile che gli effetti del virus siano pesanti. Anche letali, purtroppo. Che ci siano quindi dei trentenni con polmonite da Covid-19 non è assurdo. Certo, la polmonite rappresenta uno stadio avanzato e preoccupante della malattia, ma non letale. La notizia, dunque, ha fatto scalpore, ha preoccupato tanti, ma è stata anche un po’ “montata” nella sua forza allarmistica. Lo dimostrano i numeri.

Questione di percentuali. Innanzitutto, parliamo di 1800 persone in tutta la Bergamasca, non a Bergamo città. Il che significa su una popolazione di circa 1,2 milioni di abitanti. Attualmente, stando ai numeri ufficiali (quelli forniti ogni giorno da Regione Lombardia e Protezione civile), in tutta la provincia orobica sono 6728 i soggetti positivi al Coronavirus. Ma i 1800 trentenni malati non vanno conteggiati tra questi: a parlare di loro è stata un medico di base, ciò significa che questi malati non sono attualmente ospedalizzati. E purtroppo sappiamo che, al momento, i tamponi vengono effettuati praticamente solo in ospedale. Di questi 1800, dunque, nessuno o solo una percentuale rientra nel conteggio dei bergamaschi ufficialmente contagiati dal Covid-19. Ciò non esclude che ce l’abbiano, semplicemente li inserisce in un insieme ben più grande, che è quello che contagiati “reali”, pari (secondo il numero uno della Protezione civile Angelo Borrelli) a dieci volte di più i numeri ufficiali. Questi 1800, dunque, vanno ricompresi in un insieme di circa settantamila persone che potrebbero essere contagiate in tutta la Bergamasca. Percentualmente, significa il 2,5 per cento del totale.

La letalità per fasce di età. Il 2,5 per cento, rispetto alle storie che ci siamo sentiti raccontare in queste settimane troppo spesso (tipo che il virus attaccherebbe soltanto gli anziani), è una percentuale di tutto rispetto. Ma è ovviamente spannometrica, assolutamente non indicativa e priva di ogni peso statistico. Perché, realmente, non sappiamo quanti siano i contagi. Lo ha detto anche la virologa Ilaria Capua, lo dice qualsiasi esperto. Se per Borrelli i contagi reali potrebbero essere dieci volte superiori a quelli conteggiati, per altri si parla addirittura di cento volte di più. Non solo: se considerassimo la letalità del virus, l’incidenza sui trentenni del Covid-19 è ancora più bassa: come ha calcolato Isaia Invernizzi in un interessante articolo pubblicato su L’Eco di Bergamo, tenendo per buoni i 1267 decessi ufficiali conteggiati in tutta la Bergamasca (anche se purtroppo sappiamo che sono molti di più), solo un caso ha riguardato un soggetto di età compresa tra i 30 e i 39 anni, pari allo 0,08 per cento del totale. La fascia d’età più colpita, invece, è quella tra i 70 e 79 anni con il 39,3 per cento; segue con il 37,8 per cento la fascia 80-89 anni. Le percentuali si abbassano al 13 per cento per la fascia 60-69 anni, 5,2 per cento tra i 90 e i 99 anni, 3,3 per cento per i cinquantenni e 1 per cento per i quarantenni.

Una non notizia. Alla fine di tutto questo, dunque, possiamo dire due cose: innanzitutto che il Coronavirus può colpire tutti, indistintamente (un po’ più gli uomini però, questo sì), e che i più giovani non sono certo immuni dal contagio e possono anche stare male. Ma, numeri alla mano, 1800 trentenni con polmonite da Covid (che non vuol dire che ce l’abbiano sicuramente) sulla totalità dei contagiati reali è una percentuale bassa, che rientra perfettamente nelle statistiche finora sempre fornite dagli esperti. Insomma, è una non notizia. L’altra cosa che possiamo dire (ma che interesserà molte meno persone) è che sto bene, fortunatamente.

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