Tutelare tutti

La salute prima di tutto, ma agli operai chi ci pensa? Il caso della ABB di Dalmine

La multinazionale non ci pensa nemmeno a rallentare. E chiede sforzi super ai proprio dipendenti. La scorse settimana un lavoratore è stato portato via con la febbre: aveva il Coronavirus

La salute prima di tutto, ma agli operai chi ci pensa? Il caso della ABB di Dalmine
Dalmine, 16 Marzo 2020 ore 15:08

di Andrea Rossetti

Stare a casa. State a casa e stiamo a casa. Tutto vero, tutto giusto. Ma c’è chi non può. E non si parla solo di medici, infermieri, operatori sanitari e socio sanitari o assistenziali. Loro sono la prima linea, è vero, quelli che più di tutti stanno combattendo il Coronavirus con uno sforzo (e un sacrificio) immane. Ma non sono gli unici. Ci sono anche farmacisti, commercianti, dipendenti di supermercati, fattorini, magazzinieri e operai. Se i primi rappresentano una parte professionale che non si può fermare per permettere a tutti noi di avere ancora a disposizione i cosiddetti beni di prima necessità (medicine e cibo, in sostanza), gli altri si trovano invece costretti a continuare l’attività perché le aziende hanno deciso di non chiudere (e nessuno glielo ha imposto).

Mentre impiegati e chi lavora negli uffici ha come opzione lo smart working, chi opera in capannoni oppure in open space pieni di colleghi è ovviamente sottoposto a rischi maggiori di contagio, sebbene le aziende siano state chiamate a mettere in atto tutte le possibili misure di tute per i propri dipendenti. Cosa non facile, oggettivamente, quando si parla di lavoro in fabbrica. Per questo, nonostante il 14 marzo Cgil, Cisl e Uil abbiano sottoscritto con il Governo e le parti datoriali un «protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro», sono stati diversi, in giro per il Nord Italia, i lavoratori che hanno incrociato le braccia settimana scorsa, chiedendo a gran voce più tutele per la loro salute. In Bergamasca, area più colpita dal Coronavirus, sono state diverse le realtà industriali che hanno deciso di chiudere, sebbene soltanto temporaneamente, i loro reparti produttivi. Tra queste: Tenaris Dalmine, Brembo, Bticino, Same, Mediamarket, Cotonificio Albini, Carvico, Nolan, Scaglia Indeva, Magnetti Building, Foppapedretti, Pigna (quasi tutte con impiegati e commerciali in smart working).

Stabilimento ABB di Dalmine

C’è un caso, però, che ha fatto e sta facendo particolarmente discutere, tanto da essere finito anche in un servizio del Tg2: è quello della ABB di Dalmine, centro di eccellenza della multinazionale operante nella robotica, nell’energia e nell’automazione in oltre cento Paesi. Lì non ci si è fermati. Anzi, a quanto pare i vertici non pensano neppure di rallentare. Dopo il trasferimento di molte attività dello stabilimento di Lodi a quello bergamasco, infatti, tantissimi dei dipendenti, piuttosto che sorbirsi il lungo tragitto, hanno salutato, mettendo in difficoltà l’azienda su alcune importanti commesse. Una di queste è con una importante azienda che proprio in questi giorni ha deciso di fermarsi per due settimane. Invece che “imitare” il cliente, però, ABB ha visto nella situazione un’opportunità per recuperare il ritardo, come dimostra una mail circolata tra il personale, dove si legge: «Abbiamo un inaspettato extra time per portare a termine le attività in essere».

La cosa, ovviamente, ha lasciato basiti molti dipendenti. E la situazione è diventata ancora più pesante quando, alla fine della scorsa settimana, un lavoratore si è sentito male ed è stato portato via da un’ambulanza. L’azienda ha fornito una spiegazione ufficiale: stava facendo una dieta e si è sentito male. La realtà, però, poi è venuta a galla, sebbene un paio di giorni dopo: l’uomo è risultato positivo al Coronavirus. Notizia che ha, comprensibilmente, creato il panico tra tutti quelli che lavoravano con lui, non prontamente avvertiti del pericolo. Nonostante questo, ABB è andata avanti per la propria strada: come reso noto dal sindacato Fiom Cgil, a Pomezia l’azienda ha insistito affinché la Rsu sottoscrivesse un accordo per rendere strutturale il lavoro al sabato, a Frosinone ha richiesto una presenza massiccia di lavoratori in straordinario e a Dalmine, dove l’emergenza Coronavirus è ai massimi, invece che optare per una riduzione momentanea della produzione ha promosso una consultazione chiedendo agli operai se preferissero chiudere o continuare le attività. Insomma, invece che decidere ha “scaricato” sui lavoratori la responsabilità che dovrebbe assumersi la proprietà.

Come se non bastasse tutto questo, mentre sui social l’azienda continua a pubblicare post che “pubblicizzano” l’importanza della sicurezza sui luoghi di lavoro, alcuni fornitori dell’azienda sul territorio bergamasco (che preferiscono rimanere anonimi) spiegano che ABB li ha spinti a continuare l’attività per soddisfare le loro richieste. Insomma, in un momento in cui tutti, giustamente, mettono la salute pubblica al primo posto, ci chiediamo se ci sia anche chi pensa agli operai. Perché l’economia è importante, fondamentale, ma qui in Bergamasca la situazione è davvero tragica e se non si arriva a una svolta in tempi brevi, purtroppo, può solo peggiorare.

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