Qualche negazionista e una ventina di "sbandieratori" hanno protestato pure ieri sera
Il bis della manifestazione della sera prima, annunciato con un grande tam tam sui social, nei fatti non c'è stato. Alle 22 la manifestazione (illegittima dato il lockdown in essere) si è conclusa
di Federico Rota
Dal tam tam sui social ci si sarebbe aspettati di vedere in piazza non i 300 manifestanti di giovedì 5 novembre, ma neanche poche decine di persone, una quarantina al massimo. La seconda protesta di piazza contro il lockdown è un flop e la cosa positiva da notare è che le categorie economiche colpite dalle chiusure, ossia chi legittimamente ha paura di perdere per sempre il proprio posto di lavoro, hanno saggiamente rispettato le misure restrittive imposte per la zona rossa. Indizio di come l'evitabile e minacciosa piazzata della sera prima sotto casa del sindaco Giorgio Gori sia stata probabilmente fomentata e cavalcata da soggetti che cercavano solo un pretesto per sfogare la rabbia.
In ogni caso, ieri sera (6 novembre) davanti a Palazzo Frizzoni, a parte un gruppetto di quattro ragazzi con cartelli inneggianti alla democrazia e alla privazione delle libertà individuali («Il vero virus è il loro terrorismo mediatico!»), si è radunato qualche negazionista e un drappello organizzato di giovani armati di tricolori, mascherine e cappucci in testa. A prendere la parola per primo è un uomo che, nel corso di una diretta su Facebook, ha attaccato il presidente del consiglio Giuseppe Conte garantendo che il premier ha già ricevuto «tremila denunce» e che «sarà indagato dalla Corte dei diritti dell’uomo». Poi spiega che il Dpcm non esiste, è un’invenzione di Conte e che comunque la sua “validità” è sostituita dalla Costituzione.



Quindi ha fatto il suo esordio sulla scena una donna che sostiene che l’epidemia non esiste, che il virus non è così grave e che è tutta colpa dei medici, rei di non aver curato le persone in modo adeguato e di essere «scappati». Pareri a cui si aggiungono quelli degli altri (pochi) manifestanti che sostengono che queste serrate stiano facendo morire il Paese, che con il Covid bisogna convivere e che «sta per crollare il sistema». La negazionista se la prende anche con la ventina di “sbandieratori” silenziosi: «Perché continuate a indossare le mascherine? Sono uno strumento di coercizione, così non siete persone ma sagome». Dal gruppo si stacca un ragazzo, che dice di parlare a nome degli studenti e inizia a prendersela con la didattica a distanza, i banchi a rotelle e le entrate e le uscite separate: «Noi giovani siamo il futuro di questo paese, ma siamo stati completamente dimenticati».
Dopo una mezz’oretta, il gruppetto con i tricolori si raduna, arrotola le bandiere e si avvia lungo il Sentierone. Arrivati in Largo Belotti, alcuni caricano le bandiere a bordo delle automobili e partono, altri a piedi vanno verso la Prefettura in via Tasso ma si trovano davanti gli agenti della Polizia che gli chiedono i documenti. Alle 22 la manifestazione è già finita e i negazionisti hanno lasciato Palazzo Frizzoni da un pezzo.