Oltre 300 persone

I video e le foto della protesta contro il lockdown iniziata davanti al Comune e finita sotto casa di Gori

Al grido di «Libertà! Libertà!» e di qualche insulto indirizzato al sindaco, la folla ha lasciato piazzale Matteotti e si è diretta sotto l'abitazione del primo cittadino. Tanti commercianti tra i partecipanti, ma anche qualche esponente dell'estrema destra

Bergamo, 06 Novembre 2020 ore 00:43

di Federico Rota

È nata grazie al passaparola sui social come manifestazione pacifica ma i toni si sono accesi ben presto, tanto il corteo da Palazzo Frizzoni ha attraversato il centro di Bergamo dirigendosi fin sotto la casa del sindaco Giorgio Gori, in via Porta Dipinta, bloccando viale Papa Giovanni. Anche a Bergamo, nella tarda serata di giovedì 5 novembre, alla vigilia del nuovo lockdown imposto dal Governo, è esplosa la protesta di piazza.

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Alle 21, circa 300 persone si sono radunate davanti al Municipio sotto lo sguardo vigile delle forze dell’ordine. Tra loro le diverse categorie economiche colpite dalla serrata: ristoratori, baristi, commercianti, artigiani, partite iva, ma anche qualche militante di estrema destra nonostante la manifestazione fosse nata senza alcuna connotazione politica. «Vogliamo lavorare! È scritto anche nell’articolo 1 della Costituzione – grida un manifestante -, la Repubblica è fondata sul lavoro. Senza il lavoro ci togliete non soltanto il pane di bocca, ma anche la nostra dignità!».

Al grido di «Libertà! Libertà!» e di qualche insulto indirizzato a Gori, la folla ha lasciato piazzale Matteotti ed è partita alla volta di Città Alta, sfondando un primo posto di blocco allestito da polizia e carabinieri sul Viale, poco dopo la funicolare. Fortunatamente, a parte i cori, i toni accesi, l’accensione di qualche fumogeno e ingiurie varie contro la politica, la protesta si è conclusa senza scontri con le forze dell’ordine. Anzi, qualche persona ha anche manifestato la propria solidarietà verso polizia e carabinieri, impegnati a svolgere il loro lavoro. La rabbia è indirizzata verso la politica. «Sono una partita iva – urla un manifestante tra la folla -. Se mi togliete il reddito come sopravvivo? Come pago le bollette? Come posso dare da mangiare alla mia famiglia? Fate grandi proclami in televisione, dite di essere vicini ai cittadini ma quando si tratta di riceverci vi chiudete in casa. Con che faccia uscirai domani da casa Gori? Abbiamo aperto le nostre attività, sanificato i locali, adottato tutti i protocolli di sicurezza investendo i nostri soldi e ora il Governo ci chiude di nuovo?».

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La condanna “del popolo” è bipartisan e non risparmia né la maggioranza di Governo, né le forze di opposizione. «Dove sono finiti i politici? L’ospedale in Fiera non si è fatto da solo, ma grazie a noi artigiani – aggiunge un altro -. Chiedono rispetto, ma dove è il rispetto per noi lavoratori? Ormai nessun politico ci rappresenta, ci stanno solo ammazzando. Questa manifestazione è civile, ma in futuro quando non avremo più soldi scoppieranno le rivolte».

Non sono mancate però, tra i manifestanti, alcune voci critiche. «Con la violenza non si ottiene nulla, vogliamo solo parlare – spiega dal megafono una partita iva -. Il problema è che qui, stasera, siamo in pochi. A Bergamo ci sono circa diecimila imprese, noi siamo quattro gatti». Alle 23, scattato il coprifuoco, come da ordinanza regionale il corteo si è disperso. E sulla città, ufficialmente di nuovo in lockdown, è calato il silenzio.

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