Oltre le polemiche

«Andando sotto casa di Gori abbiamo esagerato, ma ascoltate il nostro grido»

Luca Locatelli, titolare di Pi-Greco in via Sant’Orsola, il 5 novembre era tra le persone in piazza e sotto l'abitazione del sindaco per protestare: «Perché io chiuso e altri negozi no? Perché non riceverò aiuti? Come potrò andare avanti?»

«Andando sotto casa di Gori abbiamo esagerato, ma ascoltate il nostro grido»
Bergamo, 13 Novembre 2020 ore 16:24

di Andrea Rossetti

La sera di giovedì 5 novembre, davanti a Palazzo Frizzoni prima e sotto casa del sindaco Giorgio Gori poi, c’era anche lui. Luca Locatelli, titolare del negozio Pi-Greco in via Sant’Orsola (e fondato nel 1977), era uno degli oltre trecento tra commercianti e liberi professionisti che sono scesi in piazza per gridare la loro rabbia e il loro dolore davanti a un provvedimento (il Dpcm del 3 novembre) che li obbliga nuovamente a chiudere, a mettere a repentaglio il loro presente e il loro futuro economico per una situazione che «non può essere paragonata in termini di gravità a quella della primavera scorsa. Siamo arrabbiati, delusi, impauriti – spiega Locatelli -. Quella è stata una manifestazione nata dal basso, senza alcuna “regia”. Sintomo di come tutti noi siamo ormai allo stremo».

Nei giorni successivi ci sono state molte polemiche. In una lettera, lei ha scritto che le dispiace che la vostra protesta sia passata come «un atto incivile, irresponsabile e fuori tempo».

«Era una manifestazione pacifica. È stata una manifestazione pacifica».

La decisione di andare sotto casa del sindaco, però…

«Al momento, in quella situazione, non ci siamo resi conto di fare qualcosa di irregolare, di aver forse superato un limite. Abbiamo seguito l’onda, probabilmente sbagliando. Però, e lo voglio sottolineare, non c’è stato nulla di violento».

Chi ha dato il via a quell’onda?

«Non lo so. C’erano tante persone. Può capitare che, in quelle situazioni, qualcuno si “infiltri” e prenda la palla al balzo per fare un po’ di casino, strumentalizzare politicamente la cosa. Ma la maggior parte delle persone che erano in piazza era davvero commercianti come me che non ce la fanno più».

Perché siete andati dal sindaco? Pensate abbia delle colpe?

«No, semplicemente lui è il primo cittadino, il nostro portavoce davanti alle istituzioni. La sensazione che non ci ascoltasse ci ha fatto esagerare un po’ con la protesta, vogliamo che la nostra voce arrivi a tutti. Non abbiamo nulla contro Gori. Pensiamo però che il sindaco debba farsi portatore delle richieste dei suoi cittadini, o almeno così dovrebbe essere in un Paese che, fino a ieri, definivo democratico».

In che senso «fino a ieri»?

«Quello che hanno fatto e stanno facendo, secondo me, non è democratico. Fare chiudere alcuni negozi e altri no, senza alcun criterio razionale, è assurdo. Perché io devo chiudere e la grande catena che vende oggetti sportivi no? La stessa irrazionalità la stanno mostrando ora nei “Decreti Ristori”».

Perché?

«Be’, valuti lei: stando ai codici Ateco, i negozi di abbigliamento riceveranno un ristoro, quelli di calzature. Io, insomma, non prenderò un euro. E sono chiuso, senza possibilità di vendere online perché non ho un e-commerce. È veramente una follia. Mi stanno distruggendo. Spero che sia solo un errore a cui rimedieranno, ma se anche così fosse, è un errore grave in una situazione del genere».

Puoi leggere tutta l’intervista sul numero di PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 19 novembre, o in edizione digitale QUI

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