Corte d'Assise

La sentenza sulla morte di Bara: 8 mesi per uno degli imputati, assolti gli altri due

Il ventenne morì a Ubiale Clanezzo nel 2017. La pm aveva chiesto 11 anni, 10 anni e 2 mesi di reclusione per gli imputati

La sentenza sulla morte di Bara: 8 mesi per uno degli imputati, assolti gli altri due
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La mattina di oggi, giovedì 12 maggio, la Corte d'Assise del Tribunale di Bergamo s'è pronunciata nel processo per la morte di Mamadou Lamine Thiam, per tutti Bara, ventenne deceduto nel luglio 2017 a Ubiale Clanezzo dopo essere precipitato in un burrone profondo 18 metri per sfuggire, secondo l'accusa, ai suoi inseguitori.

C.B., carpentiere di 56 anni residente proprio a Ubiale, è stato condannato a 8 mesi di reclusione per tentata violenza privata, più pagamento danni che deciderà giudice civile, ed è stato assolto per gli altri capi di imputazione perché il fatto non sussiste. Per lui, la pm Chiara Monzio Compagnoni aveva chiesto 11 anni, mentre il suo legale ne aveva chiesto l'assoluzione.

Sono stati invece assolti in toto, perché il fatto non sussiste, gli altri due imputati, ovvero R.M., 27enne di Sorisole accusato anche lui di omicidio preterintenzionale e omissione di soccorso, e I.B., 27 anni, residente a Sedrina e fidanzata di R.M., accusata invece solo di omissione di soccorso. Per loro, la pm aveva chiesto rispettivamente 10 anni e 2 mesi di reclusione. Nei loro casi ha vinto dunque la difesa, che ne aveva appunto chiesto l'assoluzione.

In quella sera d’estate di cinque anni fa, Bara, che abitava a Villa d’Almè, si era recato all’Ubiale Power Sound Festival. Verso l’una di notte aveva litigato con uno dei ragazzi che serviva ai tavoli, tirandogli una testata. Il ventenne decise quindi di scappare dalla festa e, mentre fuggiva, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato inseguito prima da C.B., che lavorava alla festa, poi da R.M. e da I.B..

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