Lettera al Corriere

L’appello di tre dottori (tra cui il bergamasco Rizzi) a cittadini e istituzioni per combattere il virus

Massimo Galli, Marino Faccini e Marco Rizzi (del Papa Giovanni) spiegano che così le cose non vanno, serve reagire. Le persone devono tenere comportamenti più responsabili e le Autorità devono pensare a provvedimenti immediati, soprattutto per le zone più colpite oggi dalla Covid

L’appello di tre dottori (tra cui il bergamasco Rizzi) a cittadini e istituzioni per combattere il virus
30 Ottobre 2020 ore 11:13

Più che una lettera, un appello firmato da tre dei più grandi esperti di malattie infettive della Lombardia: Massimo Galli, professore ordinario all’Università di Milano e direttore Malattie infettive  all’ospedale Sacco di Milano; Marino Faccini, direttore UOC Medicina Preventiva nelle Comunità-Malattie infettive dell’Ats di Milano; il bergamasco Marco Rizzi, direttore Malattie infettive al Papa Giovanni XXIII. Sono loro ad aver scritto un appello, come dicevamo, rivolto a noi cittadini e alle istituzioni sulle pagine del Corriere nazionale per mettere tutti in guardia sulla situazione legata al coronavirus che stiamo vivendo e chiedere provvedimenti immediati.

Il dottor Marco Rizzi, primario al Papa Giovanni

«Se nel periodo buio dei primi mesi ci si poteva arrendere al fatto di essere stati colti di sorpresa – scrivono Galli, Faccini e Rizzi -, ora il ritardo di una efficace risposta non può più essere giustificato. Il virus è rimasto sostanzialmente immodificato nella sua capacità trasmissiva e di impatto sulla salute e ciò rende possibile che una seconda ondata raggiunga proporzioni non inferiori alla prima, come i dati di questi giorni vanno minacciando». I tre studiosi spiegano poi come la situazione, soprattutto in alcune aree della Lombardia, sia ormai completamente fuori controllo e sia dunque necessario attuare misure serie e immediate. «Non è più tempo delle discussioni estenuanti, le trattative al ribasso, gli sterili distinguo. Sappiamo ciò che è necessario fare per ridurre la velocità della corsa dei contagi verso un punto di non ritorno, soprattutto nelle aree in cui l’accelerazione è più forte. Salviamo l’economia da un nuovo lockdown generalizzato, che oggi avrebbe gravi costi sociali ancor maggiori e metterebbe tutti in grande difficoltà».

In altre parole, Galli, Faccini e Rizzi dicono quello che abbiamo detto anche noi sul nuovo numero di PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 5 novembre (QUI in edizione digitale), ovvero che vanno chiuse subito le zone più a rischio (Milano, Brianza, Varese) onde evitare di fare l’errore che la primavera scorsa è stata fatta con la Val Seriana. Infine, i tre studiosi sono ancora più chiari e si rivolgono direttamente a istituzioni e cittadini:

«Alle Autorità il compito di adottare i necessari provvedimenti, purché siano coerenti con il risultato atteso. In questa delicata fase, occorrono interventi mirati e selettivi: immediati provvedimenti rigorosi circoscritti agli ambiti territoriali più critici possono evitare di dovere adottare in un prossimo futuro generalizzati provvedimenti restrittivi di difficile sostenibilità. Nelle aree metropolitane dove l’aumento dei contagi, la densità di abitanti, la concentrazione di attività e la pressione sui mezzi di trasporto pubblici possono diventare una mistura esplosiva, tutti coloro che possono lavorare o studiare da casa siano messi nelle condizioni di farlo da subito: togliamo le gambe al virus; nelle aree in cui non fosse possibile gestire in modo adeguato i trasporti si attui subito la didattica a distanza per le scuole superiori e le università; si valuti inoltre rapidamente ove necessario il blocco delle attività ludiche e ricreative, in aggiunta agli stop già decisi e alla massiccia attivazione dello smart working.

A tutti i cittadini chiediamo di sacrificare una parte della loro socialità e desiderio di divertimento evitando ogni occasione di incontro non indispensabile, sia nelle proprie abitazioni che fuori di esse: no party con il Covid, un piccolo sacrificio per il bene di tutti. Non diamo respiro al virus: a tutti chiediamo di usare la mascherina, senza se e senza ma, insieme al distanziamento e all’igiene delle mani. A tutti chiediamo di proteggere gli anziani e le persone più fragili, evitando il più possibile che escano di casa ed avendo cura di entrare in relazione con loro solo con le massime precauzioni, anche se abitano con noi».

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