Un video accuserebbe la madre

Le ultime notizie sul caso del bimbo ucciso a Ragusa

Le ultime notizie sul caso del bimbo ucciso a Ragusa
06 Dicembre 2014 ore 18:21

Sono due gli elementi su cui, nelle ultime ore, gli inquirenti si stanno concentrando per venire a capo del giallo della morte del piccolo Loris Andrea Stival, il bambino di 8 anni trovato morto nei dintorni di Ragusa il 29 novembre: la scomparsa dello zainetto del piccolo e le incongruenze nei racconti di Veronica Panarello, la madre. È attorno a questi due “gialli nel giallo” che, secondo gli investigatori, ci sarebbe la soluzione al mistero.

Partiamo dallo zainetto. Nella mattina di sabato 6 dicembre, un elicottero decollato da Catania ha sorvolato l’intero circondario di Ragusa, soffermandosi in particolare sulle strade di campagna nei dintorni di Santa Croce Camerina. La speranza dei Carabinieri era di ritrovare lo zainetto con cui il piccolo Loris è uscito di casa la mattina del tragico 29 novembre. Ma non niente. La prima mossa è stata rovistare in tutta la spazzatura del paese, poi battere, centimetro per centimetro, tutte le strade cittadine e i viottoli di campagna. Infine addirittura l’elicottero. Dello zaino però nessuna traccia. E più il suo ritrovamento diventa difficile, più la magistratura si convince dell’idea che quell’oggetto sia di fondamentale importanza per la risoluzione del caso. Perché, altrimenti, farlo sparire? Perché nasconderlo o, ipotesi ancor più probabile, farlo definitivamente sparire?

Ma mentre le ricerche sullo zainetto continuano, il cerchio attorno alla madre di Loris, Veronica Panarello, sembra stringersi sempre più. Vi avevamo già raccontato (QUI) di come, gli inquirenti, iniziassero a nutrire seri dubbi sul racconto fornito dalla donna, che il giorno del ritrovamento del corpo di suo figlio aveva raccontato di aver lasciato Loris a circa 500 metri dalla scuola per il traffico intenso, mentre, il giorno seguente, cambiò versione, dicendo di averlo lasciato a poche decine di metri dall’ingresso dell’istituto. Secondo gli investigatori, però, il piccolo Loris non è mai salito in macchina con lei. Altri dubbi anche sulla ricostruzione di quella mattinata fatta dalla donna, che prima ha affermato di essersi subito recata ad un corso di cucina al castello di Donnafugata e, successivamente, ha invece affermato di aver prima fatto alcune commissioni. Senza contare, infine, la questione delle fascette da elettricista: Loris (lo ha confermato l’autopsia) è stato strangolato proprio con una di queste e pochi giorni prima Veronica Panarello aveva dato al figlio alcune di quelle fascette da portare a scuola per un lavoretto. Non si sa ancora se il tipo di fascetta sia lo stesso, ma la coincidenza è tenuta bene a mente dagli investigatori, in attesa di conferme dalla scientifica.

La vera novità, però, è che, per la prima volta, i sospetti verso la donna sono stati messi per iscritto: il 6 dicembre, infatti, Carabinieri e Polizia, con un’informativa congiunta, hanno comunicato che l’auto della donna è stata vista transitare, in un video, ad appena 50 metri dal canalone dove è stato ritrovato il corpicino senza vita di Loris. Gli investigatori smentiscono pubblicamente, quindi, le versioni fino ad ora fornite dalla madre del bambino. Una telecamera di una stazione di servizio ha ripreso la Polo nera di Veronica Stival che, alle 9.27 di sabato 29 novembre, anziché dirigersi verso la lezione di cucina, andava verso la zona del Mulino Vecchio. Il frame della telecamera la coglie, per l’ultima volta, a 50 metri dal luogo dove Loris è morto.

Un ulteriore tassello dunque, che si aggiunge a quelli fino ad ora raccolti dagli inquirenti e mettono Veronica Panarello in una posizione complicata. Al momento le certezze degli investigatori sono tutte contro di lei: le telecamere che si trovano lungo il tragitto da casa a scuola non riprendono la macchina passare; alle 8.49 la Polo nera è ripresa mentre rientra in garage (impossibile, data la qualità scadente del video, dire se Loris fosse in macchina oppure no); 36 minuti dopo, alle 9.25, la macchina esce dal garage; alle 9.27, come detto, l’auto transita davanti alla pompa di benzina in direzione Mulino Vecchio e, un minuto dopo (anche se gli orari non sono affidabili al 100% in quest’ultimo caso), la stessa macchina imbocca la strada che porta al canalone. In quel canalone è morto Loris tra le 9.30 e le 9.40. Lo ha confermato il medico legale.

Nonostante tutti questi dati di fatto cozzino tragicamente con le ricostruzioni fornite dalla donna, Veronica Panarello non arretra di un millimetro. La sua abitazione è assediata da giornalisti e troupe televisive e ogni giorno gli inquirenti le fanno visita per avere una nuova deposizione, per fare una nuova perquisizione, per compiere un nuovo sopralluogo. Ma lei nega e si difende: «Basta, non ne posso più! Cosa vogliono da me? Io ho detto la verità. Io voglio solo il mio bambino. Perché non me lo danno? Voglio toccarlo, voglio abbracciarlo». Non è indagata, ma è indubbio che le indagini stiano andando in una direzione decisamente a lei non favorevole. Il 5 dicembre le ha fatto visita il suo legale, Francesco Velardita, ma tentare di capirci qualcosa è difficile perché chi ci è entrato in contatto dice di aver trovato una «donna distrutta dal dolore». Non mangia quasi niente da una settimana, è quasi sempre a letto, a piangere, e non parla con nessuno. Raramente si affaccia sul balcone e grida ai tanti presenti di andare via, di lasciarla in pace. Al suo fianco, silenzioso e quasi invisibile, Davide Stival, il padre di Loris, che tace e osserva, dando il suo appoggio alla moglie in queste ore difficili. In queste ore che è sempre più probabile diventino le ore decisive per la risoluzione del caso dell’assassinio del piccolo Loris.

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