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Vittoria della Cisl

Licenziata per pause non fatte e critiche sui social: il giudice ordina il reintegro

La società Mgs Srl di Curno ha dovuto riassumere la dipendente (che era anche rappresentante sindacale), pagandole i giorni di lavoro persi

Licenziata per pause non fatte e critiche sui social: il giudice ordina il reintegro
Cronaca Mozzo e Curno, 18 Marzo 2021 ore 16:35

Il giudice del lavoro ha annullato il licenziamento di Elvira Zanchi, lavoratrice della Mgs Srl di Curno, collegata alla Conad.

La donna, oltre che dipendente dell’azienda, era anche delegata sindacale Fisascat ed era stata licenziata nel luglio 2020 a seguito di tre procedimenti disciplinari, che il sindacato aveva però fin da subito definito pretestuosi: in uno le veniva contestato di non aver fatto la pausa giornaliera obbligatoria di 15 minuti, nell’altro di aver falsamente dichiarato di poter godere di permessi e nell’ultimo di avere espresso pareri personali riguardo la società su di un social network.

Il sindacato aveva ribadito che la Zanchi non era tenuta a rispettare alcuna pausa, in quanto dipendente part-time, e che avesse diritto a criticare l’azienda per la gestione durante la crisi da Covid-19, soprattutto in quanto delegata sindacale, motivo per cui i procedimenti disciplinari sembravano essere pretestuosi e volti specificatamente ad arrivare al suo licenziamento.

Così, nella vertenza tra Elvira Zanchi e la Mgs, promossa da Fisascat Cisl di Bergamo e patrocinata dagli avvocati Maria Teresa Pezzoni e Angelo Magliaro, il giudice ha riconosciuto tutti i procedimenti «pretestuosi e infondati», costringendo la società a reintegrarla e a pagarle un’indennità pari ai giorni in cui è rimasta disoccupata, dal giorno del licenziamento a quello del reintegro.

«È naturalmente una vittoria importante – dice Monica Olivari, di Fisascat Cisl Bergamo -, perché ristabilisce il diritto di ogni lavoratore, soprattutto se incaricato di mansioni sindacali, alla legittima espressione di critica che, oggi, può anche avere i social come mezzo di diffusione. Poi, anche per il settore dove questa sentenza è maturata: nella grande distribuzione, e nel commercio in generale, spesso la vita delle lavoratrici è piegata da condizioni di lavoro capestro e da diktat non facilmente superabili, soprattutto se ci si trova in condizioni di bisogno».

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