Tre arresti, 38 indagati

L’inchiesta che ha scosso il sistema dell’accoglienza dei migranti in Bergamasca

Un'indagine avviata nel 2017 a Fontanella ha portato a indagare su un quadro ben più ampio. Ai domiciliari padre Zanotti e i vertici della coop Rinnovamento. Avvisi di garanzia per funzionari pubblici, sacerdoti e operatori delle coop Diakonia (Caritas) e Ruah

L’inchiesta che ha scosso il sistema dell’accoglienza dei migranti in Bergamasca
17 Giugno 2020 ore 11:54

Un’indagine lunga, complessa, con diversi filoni, che scuote Bergamo e la sua ampia rete sociale di accoglienza dei richiedenti asilo. Tre arresti, 38 indagati, un’ottantina di persone coinvolte. L’indagine, portata avanti dai Carabinieri di Bergamo e dalla Procura di piazza Dante, è venuta a galla ieri (16 giugno) ma ha preso avvio in realtà il 20 settembre 2017 quando, alla cascina Fenatica di Fontanella, un ventenne della Sierra Leone tentò di violentare un’operatrice 26enne della struttura. Fermato da altri ospiti, fu arrestato. Ne seguì un polverone mediatico che portò addirittura a Fontanella il leader della Lega Matteo Salvini. Intanto le indagini che presero il via da quel fatto hanno portato gli inquirenti a delineare un presunto “sistema Bergamo” nell’accoglienza che va a toccare tutte le principali realtà sociali del settore sul territorio orobico.

Gli arresti. A finire in manette sono stati padre Antonio Zanotti, 73enne fondatore della cooperativa Terra Promessa, a cui è strettamente legata la coop Rinnovamento che gestiva proprio la cascina Fenatica, e la presidente e l’economo della stessa. Nei loro confronti, le accuse sono varie e pesanti: associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Stando alla ricostruzione effettuata dagli inquirenti, i soggetti “sfruttavano” i centri di accoglienza per fare soldi, falsificando le fatture coi fornitori, gonfiando le spese (così facevano la cresta sui 35 euro a richiedente pagati dallo Stato) e creando addirittura attività di riciclaggio. Al momento, dalle casse della cooperativa sono stati sequestrati 126mila euro, che sarebbero stati guadagnati attraverso le azioni illecite sopra descritte. Ma l’ipotesi è che la cifra sia superiore: sono al vaglio i documenti sequestrati nella sede della coop a Romano di Lombardia. A incastrare gli arrestati, ci sarebbero intercettazioni (telefoniche e ambientali) e filmati.

Padre Antonio Zanotti

La figura di padre Zanotti. Non è la prima volta che padre Zanotti finisce nei guai. Personaggio controverso, spesso discusso, nel 2018 era stato accusato di abusi e ricatti sessuali sugli ospiti (oltre che migranti, anche persone dal passato difficile) delle Comunità Oasi7 da lui fondate. In particolare, a denunciarlo fu un ragazzo che era stato ospitato nella struttura di Antegnate, che aveva parlato però anche di altri abusi su diversi ospiti delle strutture. Di quella storia non si è più saputo nulla e tutt’oggi vige il più stretto riserbo. Quel che è certo, secondo gli inquirenti, è che era padre Zanotti il centro di ogni attività, anche presuntivamente illecita, della cooperativa sociale che guidava. Il 73enne sapeva e tirava i fili di tutto. Attualmente si trova ai domiciliari, così come le altre due persone per le quali sono scattate le misure cautelari.

Le altre realtà coinvolte nel “sistema Bergamo”. Come detto, però, le indagini avviate sulle coop Terra Promessa e Rinnovamento si sono poi ampliate un po’ a tutto il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Bergamasca, portando all’invio di un avviso di garanzia anche per altre 38 persone. Tra queste, anche i vertici della Caritas Diocesana locale (più specificamente la coop Diakonia), la cooperativa Ruah e almeno un funzionario dell’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Bergamo. Anche in questo caso, le accuse sono quelle mosse alla Rinnovamento, con l’aggiunta anche della turbativa d’asta. Non sono però scattate le manette. L’accusa principale è quella di aver fatto la cresta sui 35 euro che lo Stato fornisce per ogni richiedente asilo ospitato. Il metodo più semplice per truffare lo Stato era comunicare dopo diversi giorni la data di uscita dalle strutture dell’immigrato. Così, secondo l’accusa, la Caritas (attraverso Diakonia e Ruah) avrebbe intascato cinquantamila euro illecitamente. Inoltre, si parla pure qui di spese gonfiate e fatture false. Nell’ipotesi di reato di sfruttamento del lavoro, la Caritas sarebbe esclusa, mentre sarebbero indagati i vertici del Patronato San Vincenzo e un parroco della città: nello specifico, avrebbero reclutato sei immigrati ospitati in una struttura gestita dalla Ruah e li avrebbero sfruttati pagandoli cifre irrisorie per svolgere alcuni lavori. Infine, il reato di turbativa d’asta riguarderebbe l’assegnazione di posti nel servizio Sprar del Comune di Bergamo. C’è un ultimo filone d’indagine poi, che riguarda il presunto reato di abuso d’ufficio e che coinvolge tre viceprefetti, tra cui quello in servizio a Bergamo fino a poco tempo fa.

I comunicati. Nella serata di ieri, Diakonia e Ruah hanno emesso un comunicato nel quale rendono nota la loro «totale disponibilità verso la magistratura affinché possa svolgere le indagini su una questione alquanto complessa. […] Si ribadisce quindi piena fiducia nell’opera inquirente, così che possa essere dimostrato a garanzia che l’agire è stato svolto con trasparenza e in risposta collaborativa alle istituzioni, per il bene dei migranti e della società bergamasca che si è trovata a rispondere a questa urgenza». Va ricordato come, negli anni della piena emergenza migranti in Italia, fossero le stesse istituzioni, anche a Bergamo, a richiedere con insistenza l’aiuto delle coop sociale legate al mondo ecclesiale date le difficoltà del pubblico a gestire la crisi. La Chiesa di Bergamo, attraverso la Caritas, in quei mesi aveva offerto il proprio supporto.

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