Devozione e tradizione

"Lino in Val Gandino", andrà a Washington la prima copia certificata della Sindone

Avviato il raccolto nel campo di lino coltivato a Gandino, entro l'autunno il filo e il tessuto a lisca di pesce con cui saranno realizzate cento copie certificate del Sacro telo, a grandezza naturale. Nella primavera 2021 la prima replica volerà negli Stati Uniti

"Lino in Val Gandino", andrà a Washington la prima copia certificata della Sindone
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Un progetto che unisce fede, devozione e tradizione, destinato a portare nel mondo un messaggio di speranza ma anche l’arte tessile senza tempo della nostra terra. Sono i giorni del raccolto in Val Gandino per il primo campo coltivato a lino, legato al progetto “Il tessuto, la reliquia del mondo”. L’area in cui sono stati messi a dimora i primi semi, di proprietà della famiglia Torri, è situata a Gandino in via Resendenza, a pochi passi dalla Casa Madre delle Suore Orsoline. Il progetto ha come capofila il Comune di Peia e punta a ripristinare coltura e cultura del lino, arrivando a produrre (entro Pasqua 2021) cento copie certificate della Sacra Sindone. Le repliche verranno distribuite in altrettante città del mondo e il primo esemplare (è notizia di queste ore) sarà affidato dalla prossima primavera al Museo della Bibbia di Washington, che per l’occasione inaugurerà una nuova sezione permanente dedicata alla Sindone.

Il raccolto del lino nel campo di via Resendenza a Gandino

Le operazioni di raccolto sono stati realizzate grazie all’attiva collaborazione di un gruppo di giovani volontari di Peia e Gandino. Mercoledì 5 agosto è giunto in paese anche Enrico Simonato, segretario del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone che ha sede a Torino. Accolto da Silvia Bosio (sindaco di Peia) e Filippo Servalli (vicesindaco di Gandino e coordinare del progetto), Simonato è stato salutato anche da don Innocente Chiodi, prevosto di Gandino, don Manuel Valentini (vicario), Giorgio Rondi, esperto del Linificio Canapificio Nazionale, Piero e Maria Rosa Torri della famiglia che diede origine a Torri Lana 1885, oggi guidata da Massimo Belotti (pure presente), Angelo Savoldelli (responsabile didattica della Comunità del Mais Spinato), Lorenzo Aresi (presidente Pro Loco e delegato di Promoserio) e Giambattista Gherardi, coordinatore del distretto de Le Cinque terre della Val Gandino.

Un particolare della riproduzione della Sindone realizzata nel 2010, presentata a Gandino da Enrico Simonato, segretario del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone

Simonato ha portato con sé a Gandino una riproduzione al vero su lino della Sindone realizzata nel 2010, in vista dell’ultima ostensione pubblica avvenuta nel 2015. La scansione digitale in altissima definizione (circa 600 Gb per una sola immagine, in pratica la memoria di un intero pc) verrà utilizzata per riprodurre la sacra immagine su un tessuto completamente “made in Bergamo”. L’iniziativa, sostenuta concretamente da Gal Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi e Uniacque, mette al centro una vocazione tuttora rintracciabile in precisi “luoghi della storia”. La coltivazione del lino è presente da secoli in Val Gandino, come confermano studi realizzati nel 2009 dal compianto geom. Ivan Moretti, che lavorò al recupero ambientale della Pozza del Lino, posta in località Pizzo a Peia e legata, non a caso, ai traffici dei mercanti e alla Via della Lana. Anche qui vi sono proprietà della famiglia Torri, dedita sin dal diciannovesimo secolo alla tessitura di lana, lino e canapa. L’azienda di famiglia, oggi Torri Lana 1885, è una delle più antiche realtà tessili della Valle.

«A luglio - spiega Filippo Servalli - abbiamo assistito allo spettacolo della fioritura, visibile solo per poco più di un giorno. È stato coltivato lino della varietà Eden grazie alla disponibilità dell’agricoltore Clemente Savoldelli». Il lino, fibra fra le più nobili conosciuta nell’Antico Egitto e nel Medio Oriente, in Bergamasca ha sviluppato nei secoli la storica realtà del Linificio Canapificio Nazionale, che ha tuttora sede a Villa d’Almè. Fondato nel 1873, oggi il Linificio e Canapificio Nazionale è controllato al cento per cento dal Gruppo Marzotto, che arricchisce la sua gamma nell’abbigliamento e nell’arredo casa. Il Linificio curerà la filatura del lino per trama e ordito (con le operazioni preliminari per ottenere il nastro svolte in Normandia), mentre la tessitura a lisca di pesce del filato e il finissaggio per la stampa saranno realizzate a Gandino grazie a Torri Lana 1885.

Lavorazione delle fibre di lino al Linificio Canapificio nazionale

Il Museo della Sindone, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, si occuperà di procedere alla stampa digitale a Lucca e alla numerazione e certificazione delle riproduzioni. «La Sindone - ha aggiunto Simonato - è il tessuto più studiato al mondo, almeno dal 1898, con la nota immagine scattata da Secondo Pia che notò nel negativo l’immagine impressa nel Sacro Lino. È un lenzuolo molto antico, che ha sicuramente avvolto un cadavere con una serie di ferite che nessuno può non collegare al racconto evangelico della crocifissione di Gesù di Nazareth. Le probabilità che si tratti di lui sono ragionevolmente alte. La Sindone era di proprietà dei Savoia, che la portarono in Piemonte, nel 1576, da Chambery. Una scelta di cui fu “complice” il pellegrinaggio votivo voluto da San Carlo Borromeo dopo l’epidemia di peste che aveva colpito Milano, Bergamo e Brescia. È tuttora conservata nel Duomo di Torino, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa, con l’obbligo di tenerla nel capoluogo piemontese». Quest’ultimo elemento, così come le ragguardevoli dimensioni (mt. 4,41 x 1,13), rende quasi una necessità il progetto di creazione delle cento repliche autenticate. «La Sindone - continua Simonato - è un’immagine e noi siamo nell’era delle immagini. È riconosciuta dai cattolici, dagli ortodossi e anche dal mondo musulmano. Le ostensioni a Torino sono poche, poiché il lino tende ad ingiallire se esposto per troppo tempo alla luce. Ecco allora che la possibilità di fare copie serie e su un supporto adeguato permette di soddisfare le aspirazioni di tanti fedeli».

Il progetto nato in Val Gandino prevede la realizzazione di un percorso storico che toccherà la Via della Lana, passando dall’agro di via Resendenza, dalla via Carducci in comune di Gandino, dalla via Ca’ Fragia in comune di Peia per raggiungere la Pozza del Lino. «Ci saranno luoghi di sosta con punti informativi – aggiunge Silvia Bosio, sindaco di Peia – per documentare la storia passata e presente della tessitura in Val Gandino, ma anche forti connessioni con il Museo della Basilica di Gandino e il Museo del Tessile di Leffe. Nel primo caso, oltre ad alcuni macchinari antichi, è disponibile una delle maggiori collezioni al mondo di tessili, pizzi e merletti religiosi. A Leffe è invece presente una filiera tessile completa, a partire dalle piante tessili, che propone macchinari d’epoca funzionanti e un’efficace aula didattica multimediale».

La località "Pozza del Lino" a Peia

I fili della storia che legano il progetto del Lino Val Gandino al territorio sono innumerevoli. Basti pensare che annessa al Lanificio Torri c’è l’antica ciodera, fra gli ultimissimi esemplari di stenditoio per l’asciugatura dei tessuti presenti in Italia, luogo del cuore del Fai. La stessa famiglia Torri è stata protagonista, attraverso Emma Torri e il marito Mario Franchina, dell’arrivo in Val Gandino, al Santuario della Madonna d’Erbia di Casnigo, della veste talare di S. Giovanni Paolo II Papa. A Gandino si conserva invece il Saio Reliquia di S. Padre Pio da Pietrelcina, sin dagli anni ’40 donato dai Cappuccini a una famiglia gandinese fornitrice di panni lana. Le copie della Sindone diventeranno strumento di promozione anche attraverso l’apposizione di un Qr Code digitale che rimanderà a un sito specifico. Nei giorni della pandemia, l’11 aprile, proprio mentre in Val Gandino veniva lavorato il terreno adibito a coltura del lino, la Sacra Sindone è stata esposta eccezionalmente nella Cattedrale di Torino. Una coincidenza, ma anche un segno di speranza.

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