Al Consiglio Ue

L’Italia ora fa la voce grossa Ma la Germania non ci sente

L’Italia ora fa la voce grossa Ma la Germania non ci sente
21 Dicembre 2015 ore 12:20

«La Germania non venga a raccontarci che sta donando sangue all’Europa»: è con questa dura metafora che il premier Matteo Renzi ha spiegato ai giornalisti la posizione tenuta dall’Italia nei confronti della Germania durante la due giorni di Consiglio Ue tenutosi tra giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Per la prima volta, infatti, pare che Renzi abbia alzato la voce con la cancelliera Angela Merkel dopo una due giorni di scontri su diversi temi caldi a livello europeo. La sostanza è molto semplice: gli interessi di Italia e Germania, in questo momento, non collimano in nulla. Anzi, si può tranquillamente dire che su diversi argomenti, alcuni anche molto delicati, le posizioni dei due Paesi sono diametralmente opposte. Politico.eu, sito con casa madre negli Usa che si occupa soprattutto di quanto accade a Bruxelles, ha parlato di duro scontro, tanto che un ministro presente all’incontro tra i due capi di Stato sarebbe rimasto impressionato dalla durezza di Renzi. ItaliaOggi ha invece smentito questa notizia, facendo notare come sui giornali tedeschi non ci sia stato alcun richiamo alla presunta durezza del nostro premier. Va però detto che i quotidiani tedeschi si sono spesso dimostrati assai attenti all’immagine tedesca in Europa e che dunque potrebbero aver deciso con cognizione di causa di non parlare di quanto successo.

L’unica cosa certa è una: nonostante il presunto scontro e le ferme posizioni di Renzi, l’Italia non ha ottenuto assolutamente niente di quanto richiesto, come ha sottolineato l’inviata da Bruxelles de Il Sole 24 Ore, Adriana Cerretelli. Secondo la giornalista, le richieste del nostro Paese non sono state prese in considerazione poiché l’Italia si è svegliata troppo tardi, con il governo che s’è preoccupato eccessivamente di temi interni e solo ora di questioni europee molto delicate per il nostro Paese, ma spesso snobbate, lasciando così mano libera alla Germania e agli altri Paesi di convinzioni opposte alle nostre. Ma quali sono i temi caldi di cui si è tanto discusso? Quattro, principalmente: la proroga delle sanzioni alla Russia, il tema energetico, l’unione bancaria e l’immigrazione.

 

Le sanzioni alla Russia

Matteo Renzi

Come già dichiarato pubblicamente poche settimane fa, Renzi avrebbe voluto che all’ordine del giorno del Consiglio europeo fosse avviata una discussione sul rinnovo o meno delle sanzioni in essere contro la Russia. Come spiega Roberta Miraglia su Il Sole 24 Ore, l’Italia aveva cercato di impedire che si andasse a un rinnovo automatico delle sanzioni, ma ha trovato sulla sua strada la determinazione di Merkel. Secondo il nostro Governo avrebbe almeno dovuto essere aperta una discussione, invece la proroga di altri sei mesi delle sanzioni in scadenza il 31 gennaio è stata approvata dagli ambasciatori della Ue senza alcun dibattito. Sul tema ha influito non poco anche la posizione opposta a quella italiana del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, apertamente contrario a una ridiscussione delle sanzioni nonostante Renzi abbia ricordato come l’attuazione degli accordi di Minsk per l’Ucraina sia legata al superamento della fase sanzionatoria. Niente da fare, le sanzioni resteranno in vigore almeno fino al 31 luglio 2016, poi si vedrà.

 

Politiche energetiche 

Matteo Renzi

Il delicato tema dei rapporti tra Europa e Russia è stato toccato anche quando si è passati a discutere di politiche energetiche. Al centro del contendere tra Italia (questa volta non sola) e Germania, il progetto del raddoppio del gasdotto Nord Stream. Come spiega Il Post, con Nord Stream 2 gran parte del gas diretto dalla Russia all’Europa non passerebbe più da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, che oggi ottengono molti soldi grazie al passaggio del gas dal loro territorio, bensì dalla Germania, che diventerebbe quindi il maggior distributore di gas russo in Europa. Renzi ha sottolineato l’incoerenza di questa posizione tedesca con quella portata invece avanti sulle sanzioni alla Russia, ma gli è stato risposto che il progetto è frutto di un accordo tra privati, cioè svariate compagnie europee e la Gazprom, e non tra organi di Stato. Risposta vera, ma che non cancella l’incoerenza. Sul tema l’Italia ha trovato appoggio in diversi Paesi dell’Est, altrettanto contrari al raddoppio del gasdotto, ma sul tema è la Commissione Ue a doversi pronunciare. È certo però che il numero dei Paesi contrari, con l’aperta opposizione dell’Italia, cresce di volta in volta e, pertanto, la realizzazione del progetto pare sempre più difficile.

 

L’unione bancaria 

Matteo Renzi

Terzo tema di attrito tra Italia e Germania è quello, decisamente più tecnico, dell’unione bancaria. Renzi ha chiesto di velocizzare il processo, teoricamente in corso già da anni, di armonizzazione e unificazione dei vari sistemi bancari europei. Il progetto si fonda su tre pilastri, di cui due sono già stati realizzati: il primo è la vigilanza unica, con la Bce che ha preso il posto delle Banche nazionali nel controllo sui vari istituti; dal 2016 sarà in vigore il cosiddetto “bail-in” di cui tanto si sta discutendo dopo il decreto slavabanche attuato dal Governo Renzi e che, di fatto, è già stato attuato (in minima parte, non andando cioè a “toccare” i detentori di obbligazioni ordinarie e i correntisti) nel salvataggio delle quattro banche che sta facendo molto discutere nel nostro Paese; il terzo pilastro, infine, è la creazione di un fondo unico europeo per finanziare queste risoluzioni delle banche e per assicurare i depositi nei conti correnti. Un passaggio fondamentale dal momento in cui, dall’1 gennaio 2016, sarà in vigore il “bail-in”, ma per il quale ancora non c’è un accordo. Renzi, in occasione del Consiglio, ha premuto con insistenza perché si velocizzassero i tempi di realizzazione del progetto, ma la Merkel ha rallentato: in Germania, infatti, l’opinione pubblica è fortemente contraria alla creazione di questo fondo unico. A Berlino e dintorni, infatti, sono pochi quelli che accetterebbero di usare i soldi delle banche tedesche per “salvare” e garantire gli istituti di altri Paesi, spesso considerati poco affidabili. Consapevole di tutto ciò, Renzi ha prontamente affermato che «lo stato di solidità del sistema delle banche italiane è migliore di quello tedesco» e ha definito «preoccupante» lo stato di salute delle Casse di risparmio e banche cooperative tedesche. Sebbene al momento la posizione dell’Italia non abbia portato a un’effettiva accelerata della realizzazione del progetto, Renzi ha trovato sul tema l’appoggio della Francia e della maggior parte dei Paesi del Sud Europa.

 

Immigrazione

Matteo Renzi

Ultimo tema di scontro, oramai perenne, è stato quello sulle politiche migratorie dell’Europa. Renzi non ha nascosto il proprio fastidio per la procedura d’infrazione aperta da Bruxelles nei confronti dell’Italia per la presunta mancata registrazione dei rifugiati che sbarcano nel nostro Paese. Attraverso una lettera dura, l’Europa è arrivata a chiedere all’Italia di usare anche la forza pur di schedare le persone che giungono nel nostro Paese. Renzi, sul tema, ha sottolineato come l’Europa non stia facendo la sua parte, visto che non viene dato corso al piano di redistribuzione dei profughi arrivati nei Paesi-frontiera dello spazio comune come invece promesso oramai mesi fa. Ma la posizione dell’Italia resta debole, poiché, per quanto criticabile (soprattutto nella forma in cui è stata espressa), la procedura avviata contro di noi dall’Europa è più che giustificata: il sistema di accoglienza e schedatura dei profughi e migranti che arrivano sulle nostra coste è ancora molto indietro.

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