Oltre lo spettacolo

Lo spreco che si nasconde dietro le cascate della Val di Fondra, le più alte d’Italia

Diventate delle vere e proprie star grazie al loro salto di 500 metri, in realtà sono frutto dei lavori in una centrale e di ritardi della burocrazia. Con la Valle che ci ha rimesso un bel po' di soldi...

Val Brembana e Imagna, 15 Gennaio 2020 ore 10:54

di Giambattista Gherardi

Le immagini spettacolari hanno fatto il giro del web, insieme alle classifiche relative all’altezza e allo stupore di centinaia e centinaia di turisti che non hanno esitato a fermare l’auto lungo la provinciale della Val Brembana fra Moio de’ Calvi e Isola di Fondra per immortalare lo spettacolo. Da inizio estate ad oggi, la vera, inedita attrazione dell’Oltre la Goggia (in parole povere, dell’Alta Valle Brembana) è stata la Cascata della Val Fondra, alta circa 500 metri e per questo indicata come la più alta in Italia.

Si tratta in effetti di un dato complessivo particolarmente eclatante (il triplice salto delle celeberrime Cascate del Serio è stato misurato in 315 metri), anche se “provvisorio” (così come a Valbondione), dato che la cascata origina dalla condotta che dal lago di Carona porta l’acqua al di sopra della Centrale Bordogna, in territorio di Moio de’ Calvi. Il salto più spettacolare è senza dubbio quello iniziale, che copre circa un terzo del dislivello di caduta (l’ipotesi è circa 140 metri). Nell’enfasi di un simile spettacolo che unisce la forza della natura e quella dell’uomo, pochi si sono chiesti come si potesse disperdere a cuor leggero (e per un periodo di diversi mesi) una massa d’acqua tanto imponente e preziosa. In effetti il boom della Cascata della Val Fondra è stato originato dai lavori che nella Centrale di Moio de’ Calvi hanno visto sostituito il gruppo principale di produzione dell’energia. Lo scopo? Passare a una produzione oraria di circa 53.000 kilowatt rispetto agli attuali 45.000. In parole povere, c’è in ballo una produzione di oltre 1 milione di kilowatt al giorno.

Una realtà, quella della Centrale Bordogna, da sempre nevralgica nell’ambito idroelettrico non soltanto brembano e che oggi occupa una quarantina di dipendenti compresi i guardiani che seguono in quota i vari laghi artificiali creati a monte di Carona. Qui la centrale in località Porta fu costruita nel 1924 ed è alimentata da ben nove bacini di raccolta. Le acque di scarico di questa centrale vengono riprese, con una diga a valle costruita nel 1931, che crea il lago di Carona, con una capacità di circa 400.000 metri cubi. Una massa d’acqua che attraverso una condotta trasferisce l’acqua verso Baresi/Roncobello, dove avviene il salto verso la Centrale di Moio, che a sua volta restituisce l’acqua al Brembo e al lago Bernigolo, il bacino da oltre 520.000 metri cubi creato nel 1947 al confine con Lenna e oggi ridotto di almeno due terzi di capacità da sabbia e detriti.

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Lungo il percorso fra Carona e Roncobello (otto chilometri in galleria, con un’altezza di due metri e quattro di larghezza) si forma una prima cascata, attraverso lo sfioro dell’acqua, all’altezza dell’abitato di Branzi. I locali la chiamano la “Berlögia”. Un’attrazione recensita da decine di turisti su TripAdvisor e regolata da una specifica convenzione fra Enel e Comune di Branzi. Quest’ultimo, pur di mantenere l’attrazione turistica, aveva declinato anni fa la proposta Enel di chiudere lo sfioro (al di là del deflusso minimo vitale) in cambio della fornitura di energia per l’illuminazione pubblica.

Tornando alla cascata della Val Fondra, star dei turisti, va detto che i lavori di potenziamento di cui sopra hanno reso necessario il sacrificio di milioni di kilowatt per almeno tre mesi, nell’arco dell’estate. Tutto messo in preventivo, ma a questo si è aggiunta la (classica) beffa della burocrazia: a impianto terminato, l’attesa del solito timbro e dell’immancabile firma dai livelli superiori si è protratta per mesi, senza che si potesse chiudere il “rubinetto” della cascata e tornare a produrre il milione di kilowatt quotidiano. Addirittura, nei primi giorni del 2020 la cascata per alcuni giorni è stata di nuovo aperta, con conseguente produzione ridotta della Centrale di Moio. «Uno spreco assurdo», segnalano in Valle diversi vecchi operai che in condotte e centrali hanno speso decenni di fatica. «Anni fa – ricordano – c’erano squadre di operai che lavoravano alla quotidiana manutenzione della galleria, facendo in modo, attraverso zolle di terreno sapientemente collocate, che ogni singola goccia d’acqua finisse nella condotta per essere utile alla produzione di energia. Ora invece si lascia aperto il rubinetto per mesi, per i tempi tecnici che sanno di pigrizia…». “E io pago”, come direbbe Totò.

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