A dicembre i primi arresti

"Mafia Capitale", parte seconda

"Mafia Capitale", parte seconda
Cronaca 05 Giugno 2015 ore 15:10

A sei mesi dalla prima retata, le forze dell’ordine hanno compiuto un nuovo e robusto blitz nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale”, denominazione per indicare il fittissimo intreccio di corruzione e associazione mafiosa che ha colpito l’amministrazione pubblica di Roma a fine 2014. Giovedì 4 giugno, infatti, sono state arrestate, fra Sicilia, Abruzzo e Lazio, 44 persone, che vanno ad aggiungersi alle 37 già finite in manette nel dicembre scorso. Di questi 44, 19 sono già in carcere, e 25 agli arresti domiciliari, in attesa di scoprire il futuro giudiziario di altri 21 indagati. Alla radice di questi nuovi arresti ancora corruzione, falsificazione di bandi d’asta per appalti pubblici, sospetti movimenti di denaro. In particolare, sotto la lente degli inquirenti, ci sarebbe anche un giro di affari illegale sviluppatosi intorno ai centri di accoglienza per migranti.

 

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I nuovi fatti. Gli arresti del 4 giugno sono collegati a quelli di dicembre, poiché hanno coinvolto soggetti accusati di aver approfittato di tangenti e di aver operato in favore di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ovvero coloro che fin dall’inizio sono stati ritenuti i principali artefici della rete criminale. Il cuore della faccenda, come si accennava, riguarderebbe i centri di accoglienza per migranti, i cui appalti di assegnazione sarebbero stati truccati, al fine di assegnare gli immobili a individui già designati e di permettere assunzioni pilotate in un ambito che, vale la pena ricordarlo, è di appannaggio esclusivamente pubblico.

 

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Odevaine e le intercettazioni. Pedina fondamentale, stavolta, sarebbe Luca Odevaine, già funzionario del comune romano e coinvolto da diversi mesi in Mafia Capitale: le sue intercettazioni telefoniche, infatti, pare siano state fondamentali per questa nuova retata. Al suo ruolo, in via di accertamento già da diversi mesi, di uomo di fiducia di Buzzi nelle attività illegali in tema di appalti, si sarebbe affiancata in queste ore anche una nuova accusa, ovvero quello di mantenere rapporti di natura corruttiva con esponenti della cooperativa romana La Cascina. I manager di quest’ultima sarebbero infatti stati protagonisti delle assegnazioni truccate di appalti di immobili che sarebbero stati adibiti all’accoglienza degli immigrati. Odevaine, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto tangenti (si parla di circa 30mila euro) da questi dirigenti al fine di indirizzare le gare d’appalto in favore proprio della Cascina e del Centro di Mineo (nella foto sotto), struttura siciliana di proprietà della suddetta cooperativa. Le intercettazioni telefoniche fra Odevaine e Stefano Bravo, il suo commercialista, sembrerebbero confermare quest’accusa. D’altra parte, nel settore dell’accoglienza dei migranti girano parecchi di soldi, tanto che, come ebbe modo di dire lo stesso Salvatore Buzzi in una telefonata, poi intercettata, di qualche mese fa, «con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga».

 

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Responsabilità bipartisan. Ma non solo Odevaine: la rete, di stampo mafioso come dichiara l’accusa, che da mesi truccherebbe gli appalti per l’assegnazione degli immobili nell’ambito dell’accoglienza dei migranti è ampia (44 arrestati, come detto) e assolutamente bipartisan (comprendendo, infatti, esponenti delle amministrazioni locali tanto di centrodestra quanto di centrosinistra). E tutti, parrebbe, legati alla direzione della cooperativa La Cascina, i cui uffici sono stati immediatamente perquisiti dalle forze dell’ordine: tre dei manager sono ora agli arresti domiciliari, mentre uno è stato portato in carcere.