L'indagine

Mancata zona rossa, ascoltato in Procura il presidente di Confindustria Lombardia

L'imprenditore Marco Bonometti, che ad aprile ammise la contrarietà degli industriali all'imposizione di restrizioni e diede la colpa del contagio agli allevamenti, ha confermato la sua posizione ma avrebbe negato pressioni sulla politica

Mancata zona rossa, ascoltato in Procura il presidente di Confindustria Lombardia
04 Giugno 2020 ore 10:44

Dopo aver ascoltato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e il governatore Attilio Fontana, ieri pomeriggio (3 giugno) alla Procura di Bergamo è stato sentito, come persona informata dei fatti, Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia. L’ambito è il fascicolo d’indagine (al momento senza indagati) sulla mancata zona rossa in Val Seriana, che tocca anche la gestione dell’ospedale di Alzano e le tante morti nelle Rsa. Bonometti è stato ascoltato in particolare circa il primo filone, per capire se davvero, come sostenuto da molti, gli industriali abbiano fatto pressioni sulla politica, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, per evitare che venissero imposte restrizioni sul territorio di Alzano e Nembro.

A inizio aprile, in un’intervista a Tpi, Bonometti aveva ammesso che Confindustria è sempre stata contraria all’imposizione di una zona rossa e, soprattutto, aveva avanzato una teoria quantomeno bislacca (eufemismo) per spiegare i numerosi contagi avvenuti in Bergamasca: «Qui c’è una presenza massiccia di animali e quindi c’è stata una movimentazione degli animali che ha favorito il contagio, parlo degli allevamenti, e questa potrebbe essere una causa», disse Bonometti. Che poi, sempre in quell’intervista, affermò: «Non si potevano fare zone rosse. Non si poteva fermare la produzione. Noi eravamo contrari a fare una chiusura tout court così senza senso. Codogno è un paesino, non fa testo. Però ora non farei il processo alle intenzioni, bisogna salvare il salvabile, altrimenti saremo morti prima e saremo morti dopo». Questa posizione pare sia stata sostenuta da Bonometti anche nelle due ore di colloquio con gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota.

Il condizionale è d’obbligo, dato che da Piazza Dante nessuno parla. Ma è difficile pensare che Bonometti ammetta della pressioni sulla politica, se davvero ci fossero state. In generale, la Procura sta cercando di capire se la mancata imposizione di una zona rossa su Alzano e Nembro possa configurare un’ipotesi di reato o resti nell’alveo delle decisioni politiche prese, giuste o sbagliate che si siano rivelate. Le parole della scorsa settimana di Rota («Riteniamo fosse competenza governativa») vanno in questa direzione.

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