La questione tasse

Marina Berlusconi contro le big five che controllano il mondo digitale

Marina Berlusconi contro le big five che controllano il mondo digitale
06 Dicembre 2017 ore 08:56

Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook: eccoli in fila i nuovi padroni del capitalismo mondiale. Prime cinque società per capitalizzazione in Borsa. Padrone del business più immateriale e pervasivo del mondo, la comunicazione. Se una multinazionale del petrolio o dell’industria meccanica si porta dietro l’immagine “sporca” a priori, le cinque sorelle della civiltà digitale invece se ne stanno tranquille, indisturbate perché adorate dai consumatori di tutto il globo.

Marina Berlusconi su La Stampa«Internet e il digitale stanno cambiando la nostra vita come forse mai era avvenuto prima. Ma non è così scontato che sarà tutta un’avventura meravigliosa»: così ieri Marina Berlusconi, con un’intervista a La Stampa, ha abbozzato un contrattacco rispetto a quello che oltre ad essere una possibile minaccia per tutti è certamente una minaccia per l’azienda di famiglia (che comunque pure le in Borsa sta prendendosi belle soddisfazioni). Curiosamente in pochi giorni abbiamo assistito a sfoghi di personaggi di primo piano del capitalismo italiano su giornali non di casa. De Benedetti si è sfogato con il Corriere. Marina Berlusconi invece ha scelto La Stampa per dire la sua su questo assedio digitale che a suo dire viene del tutto sottovalutato.

 

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Contro le 5 pericolose sorelle dell’impero digitale. I giudizi che la presidente di Fininvest in certi passaggi dell’intervista dà sul capitalismo mondiali sono giudizi che curiosamente non si sentono più sulla bocca di economisti di sinistra. Dice che le cinque sorelle dell’impero digitale sono infinitamente più potenti dei colossi del vecchio capitalismo fordista. E anche più pericolose. Spiega: «Seguono un modello, a partire da Amazon, non così innovativo: distruggere ogni mediazione, ogni passaggio fra loro e il consumatore finale, mettere fuori mercato tutti gli operatori della catena produttiva-distributiva praticando prezzi insostenibili, grazie alle economie di scala che la globalizzazione consente, alla tecnologia e ai comportamenti cui accennavo. Una volta padroni del mercato, saranno liberi di imporre a tutti le loro condizioni».  In effetti i numeri dicono che alcune di loro stanno lavorando in regime di monopolio: Google controlla nel mondo quasi il 90 per cento dei motori di ricerca, Facebook il 66 per cento del traffico social.

 

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Chi è colpevole? È una Marina dai toni quasi no global quella che scende in campo per denunciare la situazione: «Perché i colossi del web, cavalcando la globalizzazione, tendono a creare un mondo omologato, stessi gusti, stesse abitudini, stessi consumi». E cita il grande libro di Vasilij Grossman che aveva denunciato un altro tentativo di omologazione del globo, quello sotto il cappello dell’ideologia comunista. La figlia di Silvio sa anche chi è il colpevole di questa situazione, Barack Obama: «Con l’aiuto della Casa Bianca di Obama, il mondo delle Big Five era riuscito ad accreditarsi come sinonimo di libertà e modernità. Chi osava suggerire qualche limite veniva tacciato di oscurantismo».

La spinosa questione tasse. Altro capitolo spinoso quello delle tasse. «Le pare accettabile», spiega Marina Berlusconi al giornalista Lica Ubladeschi, «che l’anno scorso Amazon abbia versato al fisco italiano 2,5 milioni di euro e Facebook neppure 300mila?». Si potrà in parte consolare con la notizia che Apple ha accettato di accantonare i 13 miliardi che secondo la Commissione europea deve pagare in tasse al paese che usa come piattaforma per tutti i suoi business europei, l’Irlanda. 13 miliardi messi da parte, senza neanche fiatare. In fondo sono noccioline rispetto ai quasi mille di capitalizzazione.

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