Processo

Morte di Bara, pena ridotta per un confronto con il caso Cucchi

Lo studente ventenne di Almè era precipitato nel 2017 in un burrone a Ubiale, mentre fuggiva dall’imputato

Morte di Bara, pena ridotta per un confronto con il caso Cucchi
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C’è un confronto con il caso Cucchi, anche se non citato esplicitamente, alla base delle motivazioni che hanno portato la sentenza della Corte d’assise presieduta da Giovanni Petillo ad assolvere C.B. dall’accusa originale, riqualificandola in tentata violenza privata e applicando una pena di 8 mesi con sospensione condizionale. Il caso in questione è quello che riguarda la morte di Mamadou Lamine Thiam, detto Bara, giovane di origini senegalesi, studente ventenne di Almè, precipitato in un burrone a Ubiale, mentre fuggiva inseguito dopo una lite alla festa del paese la notte tra il 22 e il 23 luglio 2017. In quella sera d’estate di cinque anni fa, Bara, che abitava a Villa d’Almè, si era recato all’Ubiale Power Sound Festival, dove aveva litigato con uno dei ragazzi che serviva ai tavoli, tirandogli una testata. Il ventenne decise quindi di scappare dalla festa e, mentre fuggiva, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato inseguito prima da C.B., che lavorava alla festa, poi da R.M. e da I.B.

Gli 11 anni per omicidio preterintenzionale che aveva invocato il pm Chiara Monzio Compagnoni per C. B. sono una pena «francamente non proporzionata» si legge nelle motivazioni che hanno portato alla decisione di assoluzione presa nel maggio scorso e il termine di paragone sembra proprio quello con la pena di 12 anni data ai due carbinieri del caso Cucchi per omicidio preterintenzionale in relazione al «brutale pestaggio». Nel caso di Bara, come hanno sottolineato i giudici, tra l’imputato e il giovane «non vi fu mai alcun tipo di contatto fisico». Inoltre, non ci sarebbero gli estremi per configurare il reato di omicidio preterintenzionale, dato che l’evento morte dovrebbe essere prevedibile in concreto. Tuttavia i giudici hanno spiegato «è chiaro che la decisione presa da Bara di scavalcare il guardrail, per giunta nell’unico punto in cui si affacciava sul dirupo, appare del tutto imprevedibile». Senza contare che il reato di omicidio preterintenzionale fa riferimento «ad atti diretti a commettere delitti preveduti dagli articoli 581 (percosse) e 582 (lesioni), quindi non a generiche forme di aggressione fisica». Sono stati invece assolti in toto, perché il fatto non sussiste, gli altri due imputati, ovvero R.M., 27enne di Sorisole accusato anche lui di omicidio preterintenzionale e omissione di soccorso, e I.B., 27 anni, residente a Sedrina e fidanzata di R.M., accusata invece solo di omissione di soccorso.

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