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le motivazioni della sentenza

Omicidio di Gianna Del Gaudio: «Il Dna sul taglierino è un indizio», non una prova

Per i giudici la tesi avanzata dal pubblico ministero è plausibile, ma non poggia su una «solida base probatoria, necessaria per pervenire, aldilà di ogni ragionevole dubbio, ad una decisione di condanna»

Omicidio di Gianna Del Gaudio: «Il Dna sul taglierino è un indizio», non una prova
Cronaca Seriate, 10 Marzo 2021 ore 10:30

La tesi avanzata dal pubblico ministero è plausibile, ma non poggia su una «solida base probatoria, necessaria per pervenire, aldilà di ogni ragionevole dubbio, ad una decisione di condanna».

Così il presidente della Corte d’Assise Giovanni Petillo si esprime in merito alla sentenza con la quale è stato assolto con formula piena Antonio Tizzani, unico imputato per l’assassinio della moglie, sgozzata nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2016 nella loro abitazione in via Madonna delle Nevi. L’uomo era stato assolto è stato assolto il 23 dicembre scorso anche dall’accusa di maltrattamenti, perché il fatto non sussiste.

Nelle motivazioni, il giudice evidenzia come il dna trovato sull’arma del delitto, un cutter, sia per l’accusa una prova contro Tizzani, mentre per la Corte resti un «mero indizio». Giudicare la colpevolezza di un uomo sulla base del semplice rinvenimento sull’arma di una sua traccia biologica sarebbe «un salto logico, potendo essere molteplici le cause che possono aver determinato quella contaminazione e potendosi rinvenire sulla stessa tracce di altri soggetti».

Il dna sul taglierino e sui guanti

La tesi sostenuta in Aula dal genetista Giorgio Portera, consulente di parte della difesa, viene infatti considerata «un’eventualità tutt’altro che remota»: la traccia di dna sul cutter riconducibile a Tizzani sarebbe dovuta a un trasferimento accidentale di materiale genetico o dal sacchetto di mozzarelle presente in casa di Tizzani nel quale era avvolta l’arma del delitto, oppure a una contaminazione avvenuta nei laboratori del Ris dopo l’apertura del tampone salivare prelevato dall’imputato.

Nel dispositivo, il giudice si sofferma su un altro passaggio del processo: l’ipotesi che ci sia una correlazione tra questo omicidio e quello di Daniela Roveri, la manager sgozzata 4 mesi dopo Gianna Del Gaudio mentre si trovava nell’androne della sua abitazione di Colognola. Sui guanti trovati insieme all’arma, a Seriate, è stato trovato un dna ignoto con un aplotipo Y fortemente compatibile a quello repertato sul corpo della Roveri. Per la Corte «è innegabile che sussista un ragionevole dubbio di collegamento tra i due omicidi».

La tipologia di ferite fa pensare a un assassino lucido

Il pensionato si è sempre professato innocente, anche quando è stato chiamato a deporre davanti alla Corte, raccontando di aver visto la notte dell’omicidio un misterioso uomo incappucciato intento a frugare nella borsetta della moglie in salotto.

Anche la tipologia delle ferite sul corpo della vittima vanno a discarico della tesi accusatoria. Il taglio profondo alla gola «fa pensare ad un lucido e determinato assassino», non a un marito che ha avuto uno scatto d’ira. Il delitto avvenuto a Seriate quindi, per il momento, resta senza un colpevole.

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