Gli sviluppi dell'inchiesta

Omicidio di via Novelli, il giovane resta in cella. Pesa il non avere chiesto aiuto

Per il giudice c'è anche il pericolo che possa reiterare il reato. Ieri l'interrogatorio di convalida e l'autopsia: fatale sarebbe stato il colpo ricevuto al petto da Marwen Tayari

Omicidio di via Novelli, il giovane resta in cella. Pesa il non avere chiesto aiuto
Cronaca Bergamo, 12 Agosto 2021 ore 09:38

Resterà in cella Alessandro Patelli, il giovane di 19 anni che domenica ha ucciso Marwen Tayari, tunisino di 34 anni, morto tra le braccia della compagna, Eleonora Turco, e sotto gli occhi delle figlie di 12 e 2 anni. Il gip Maria Beatrice Parati non ha accolto la richiesta dell’avvocato che assiste il diciannovenne, Enrico Pelillo, il quale aveva chiesto gli arresti domiciliari.

Il giudice ha convalidato l’arresto e confermato la custodia cautelare in carcere: ci sarebbe il pericolo di reiterazione del reato. A pesare è anche il fatto che Patelli non ha mai chiesto aiuto, nonostante il delitto sia avvenuto in via Novelli, a pochi passi dalla stazione dei carabinieri di Bergamo Bassa, e non abbia cercato di rifugiarsi in casa, se davvero era spaventato.

L’accusa nei confronti di Patelli è di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Per il pm Paolo Mandurino, avrebbe agito per rivalersi sul tunisino dopo una discussione nata per un diverbio banale, sui gradini di fronte al portone del condominio in cui vive con la famiglia. Non potrà esserci un processo con rito abbreviato, che avrebbe garantito lo sconto di un terzo della pena; il ragazzo potrebbe rischiare la condanna all'ergastolo.

Agli inquirenti il diciannovenne ha raccontato di avere già con sé il coltello usato nel delitto e di aver colpito Marwen per difendersi, perché temeva che l’altro lo avrebbe colpito con la bottiglia di birra rotta che aveva in mano. Dichiarazioni che sono state ribadite anche davanti al gip in tribunale. Il diciannovenne, dopo un primo diverbio, uscito da casa, avrebbe raggiunto il tunisino, che nel frattempo si era diretto verso via Paglia. La discussione si sarebbe accesa nuovamente e Tayari sarebbe tornato indietro. È a questo punto che il ragazzo avrebbe estratto il coltello. La vittima lo avrebbe sgambettato, i due sono finiti a terra e, per paura, Patelli lo avrebbe accoltellato. Sei fendenti, su diverse parti del corpo.

La versione fornita dal ragazzo, però, diverge da quella resa dalla compagna della vittima, Eleonora Turco, e da altri testimoni, che hanno raccontato di come la bottiglia fosse a terra. Si sarebbe rotta solo quando la vittima è crollata sul marciapiede. Hanno anche riferito che dopo la prima discussione il ragazzo sarebbe salito in casa e, uscendo dal palazzo, avrebbe puntato la lama contro Tayari.

Ieri (mercoledì 11 agosto) è stato anche il giorno dell’autopsia, eseguita da Matteo Marchesi: fatale per Marwen Tayari sarebbe stata la coltellata ricevuta al petto, che avrebbe colpito il cuore. Gli altri cinque colpi hanno raggiunto una spalla, il collo e la coscia sinistra. All’esame ha preso parte anche Giancarlo Borra, nominato dalla difesa del ragazzo. Nella relazione finale il medico legale proverà a ricostruire la traiettoria dei colpi, utile ad avvalorare una delle due versioni fornite agli inquirenti.

Sul corpo verranno effettuate anche analisi tossicologiche, anche se la compagna avrebbe ammesso che la vittima aveva bevuto qualche birra e fumato hashish. Pure il giovane è risultato positivo all'uso della droga leggera, non l’avrebbe però fumata la mattina del delitto.