Cronaca
la sentenza

Omicidio di Viviana Caglioni, il fidanzato Cristian Michele Locatelli condannato a 18 anni

Viviana, 34 anni, è morta all'inizio di aprile del 2020, dopo aver trascorso una settimana in coma nella terapia intensiva dell'ospedale Papa Giovanni

Omicidio di Viviana Caglioni, il fidanzato Cristian Michele Locatelli condannato a 18 anni
Cronaca Bergamo, 29 Ottobre 2021 ore 12:27

Il pubblico ministero Paolo Mandurino aveva chiesto la condanna all’ergastolo, mentre l’avvocato difensore Luca Del Bue l’assoluzione e, in subordine, la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale. Questa mattina (venerdì 29 ottobre) Cristian Michele Locatelli, 42 anni, di Terno d’Isola, a processo per la morte della fidanzata Viviana Caglioni, è stato condannato a 18 anni di reclusione. Per i giudici della Corte d’Assise la vittima sarebbe morta in conseguenza dei maltrattamenti subiti.

Viviana, 34 anni, per gli amici Vivian, è morta all’inizio di aprile del 2020 dopo aver trascorso una settimana in coma nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Arrivata al pronto soccorso presentava segni di violenza al volto, all’inguine, all’addome, al viso e alla nuca. Per gli inquirenti era deceduta proprio a causa delle botte dell’imputato (in carcere da allora) con il quale conviveva in un’abitazione in via Maironi da Ponte, nel quartiere di Valverde.

Per la difesa, invece, Locatelli non sarebbe un omicida e non aveva motivi per ucciderla. Viviana, come sostenuto dall’imputato, sarebbe morta dopo essere caduta dalle scale perché ubriaca e aver sbattuto la testa contro un mobile.

Una versione opposta a quella resa dallo zio della ragazza, Giampiero Roncoli, che ha raccontato di un pestaggio a calci e pugni che sarebbe terminato con un colpo violento alla nuca, che ha fatto cadere a terra la donna lasciandola priva di sensi al piano terra della palazzina dove lui abita.

Cristian Locatelli è stato anche denunciato per resistenza, lesioni e tentata evasione al termine della scorsa udienza. Espulso dall’aula del tribunale, una volta riportato nel carcere di Como avrebbe tentato di fuggire correndo e, una volta fermato, avrebbe aggredito per divincolarsi uno degli agenti della polizia penitenziaria.