I carabinieri, che avevano perquisito in ogni dove la sua abitazione il 6 maggio scorso, non l’avevano trovato. Ora, improvvisamente, rispunta il cellulare bianco di Francesco Dolci, quello che a detta dell’impresario di Sant’Omobono conterrebbe le chat fra lui e Pamela Genini e non solo.
E’ stato lo stesso Dolci – indagato per la profanazione della tomba della ragazza e vilipendio di cadavere – a consegnarlo alla Questura di Milano.
L’indagato lo ha affidato agli investigatori della squadra mobile che hanno lavorato sull’omicidio di Pamela Genini invece di consegnarlo a chi sta indagando su di lui. Ovvero i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dal procuratore Giancarlo Mancusi.
Stando alle indagini bergamasche la profanazione della salma di Pamela sarebbe avvenuta nel cimitero di Strozza tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2025. La testa non è ancora stata trovata.
La consegna del cellulare bianco alla Questura di Milano è avvenuta venerdì 5 giugno, il giorno dopo l’avvio del processo a Gianluca Soncin, ex fidanzato di Pamela accusato di essere l’autore dell’omicidio della ragazza di 29 anni.
Dolci ha chiesto di essere parte civile nel processo, in virtù del suo legame con Pamela, ma l’istanza è stata respinta. «Era uno stalker», ha detto al Corriere Bergamo l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la madre di Pamela.
A detta di Dolci il cellulare bianco, oltre alle chat con la ragazza, conterrebbe anche i nomi del giro di riciclaggio in cui la Pamela sarebbe finita e i mandanti della profanazione.
L’imprenditore di 41 anni dunque prosegue sulla sua linea del complotto da parte di imprecisati soggetti che lo vorrebbero far tacere perché al corrente di fatti scottanti della vita della povera Pamela e di Soncin.