Cronaca
Di conseguenza, anche il cioccolato

Ecco perché il cacao è in pericolo

Ecco perché il cacao è in pericolo
Cronaca 17 Novembre 2014 ore 12:02

Delle benefiche proprietà del cacao abbiamo ampiamente parlato (qui). Fa bene alla memoria, i suoi polifenoli aiutano a prevenire l’infarto, contiene antiossidanti, è un antidepressivo, e soprattutto è la base del cioccolato. Ma quello di cui si parla poco è il rischio che sta correndo a causa dei cambiamenti climatici e dell’ebola. A cui si aggiunge una sempre maggiore domanda di cacao, specialmente dalla Cina.

Dopo grani e frutti di mare, dunque, anche il cacao potrebbe scomparire, o comunque diventare molto raro. Con conseguente aumento stellare del suo prezzo, e di quello del cioccolato. Solo nel mese di settembre il prezzo medio del cacao è salito del 30 percento rispetto allo stesso periodo del 2013. Certo, il cacao non è fondamentale per la sopravvivenza umana, ma non possiamo immaginare un mondo senza cioccolato. Anche perché, a differenza di prodotti come tè o caffè, il cacao può essere considerato un vero e proprio alimento, visto il suo alto livello nutrizionale. Nelle fasi di lavorazione dei frutti che vengono raccolti dalle piante, la parte di grasso (circa il 40-50 percento) viene separata per pressione e da questo processo si ottiene il burro di cacao, materia prima largamente utilizzata sia dall’industria alimentare che da quella cosmetica.

 

cacao semi

 

C’entra innanzitutto il clima. L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha lanciato l’allarme riscaldamento globale: l’aumento delle temperature nelle aree di coltivazione nei prossimi decenni potrebbe provocare una minore resa delle piante. La produzione è già di per sé complicata e poco redditizia: per giungere a maturazione, i primi frutti della pianta di cacao ci impiegano 5 o 6 anni, e dopo 25 anni le piante vanno sostituite perché non sono più produttive. Se anche l’effetto serra ci mette del suo, facendo evaporare le riserve di acqua delle piante il danno è compiuto.

Peraltro, non solo il cacao, ma anche il caffè è a rischio, minacciato dalla siccità e da un’infezione fungina che sta colpendo le grandi piantagioni africane e brasiliane. Solo la pianta di coca resisterà ai cambiamenti climatici.

I danni dell’Ebola. Oltre all’epidemia dei morti, il virus dell’ebola potrebbe portare al collasso le già fragili economie africane, paralizzando gli investimenti esteri. I grandi gruppi italiani importano il cacao da Congo, Costa d’Avorio e Ghana, dove viene coltivato il 60 percento del quantitativo mondiale, e il diffondersi del virus potrebbe provocare il forte rialzo dei prezzi e il crash del mercato. In particolare in Costa d’Avorio non ci sono abbastanza lavoratori per il raccolto delle fave di cacao: provenivano infatti per lo più dai Paesi dell’Africa Occidentale, ma a causa dell’epidemia di Ebola in atto il Paese ha chiuso le frontiere con Guinea e Liberia, impedendo l’accesso alle piantagioni di cacao ai lavoratori migranti. Anche per questo motivo le grandi aziende produttrici hanno donato 600mila dollari per contrastare la diffusione nel virus in Africa occidentale.

 

cacao-peruano-2

 

Un aiuto dalla scienza. Gli scienziati stanno studiando dei metodi alternativi per produrre più cacao, in particolare con il metodo delle coltivazioni intensive, resistenti alla siccità e alle malattie; che provocano, però, danni ambientali notevoli.

In alcuni Paesi sono già state messe a punto nuove tipologie di coltivazione. Per esempio ad Haiti, dove sono stati piantati 600 superalberi in grado di produrre 20 volte il numero di baccelli di cacao degli alberi normali. O in Ecuador, dove esiste già da circa 50 anni il CCN51, una pianta di cacao che produce 4 volte una pianta media. Certo, il gusto è decisamente diverso, più scadente e acido. Ma la quantità ci guadagna. Per ovviare alla mancanza di sapore alcuni studiosi di un centro di ricerca agricola centroamericana hanno sviluppato una serie di alberi chiamata R-1, R-4 e R-6, che producono circa sette volte in più della media e le loro fave di cacao hanno concesso di creare un cioccolato premiato addirittura per il suo gusto morbido e tondo.

Oggi i prezzi del cacao sono ai massimi dal 2011, e si aggira sui 3500 dollari a tonnellata. Fa ben sperare il fatto che siamo ancora lontani dalla cifra di 8mila dollari battuta nel 1977 e, anche se di poco, dai 4mila del 2011, quando la guerra civile con Costa d’Avorio causò una mancanza di approvvigionamenti. Per ora il cioccolato è salvo.

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