Avverrà il 21 ottobre

Perché l’arrivo di Ferrari in Borsa è il compimento di una storia mitica

Perché l’arrivo di Ferrari in Borsa è il compimento di una storia mitica
13 Ottobre 2015 ore 13:19

Da qui al 21 ottobre la Ferrari vivrà giorni storici, giorni che cambieranno per sempre la sua storia futura. In molti hanno paragonato questi 10 giorni del 2015 a quelli che la scuderia del Cavallino Rampante ha vissuto nel 1969, quelli del leggendario (visto a posteriori) accordo tra il Drake, Enzo Ferrari, e l’Avvocato, Gianni Agnelli; quelli in cui Fiat e Ferrari strinsero un patto che ha portato a cambiare per sempre la storia dell’automobilismo e dell’industria automobilistica (non solo) italiana. Mercoledì 21 ottobre la Ferrari debutterà a Wall Street.

 

Financial Markets Wall Street

 

Un’affare da quasi 1 miliardo di dollari. Del debutto in Borsa del Cavallino se ne parla da circa un anno, da quando Marchionne & Co. ne diedero annuncio a Detroit. La sera di venerdì 9 ottobre è stato depositato alla Sec (l’autorità americana di controllo sui mercati) il documento che comprende anche le informazioni fondamentali sull’offerta pubblica iniziale (la cosiddetta Ipo). Un passo fondamentale dell’iter, che ha di fatto aperto le porte ai primi realistici calcoli sul valore economico di questo storico evento. E il valore è di poco inferiore al miliardo di dollari. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto quella che debutterà a Wall Street non sarà proprio la Ferrari, ma, come spiega Il Sole 24 Ore, una holding olandese creata ad hoc, attualmente denominata New Business Netherlands NV ma che per l’occasione verrà ribattezzata Ferrari NV. Sarà questo ente ad avere il possesso del 100 percento della Ferrari spa.

Fiat Chrysler, attualmente in possesso del 90 percento del Cavallino, ha annunciato che venderà 17,175 milioni di azioni di Ferrari NV a un prezzo unitario compreso fra 48 e 52 dollari, a cui si aggiungerà una “greenshoe” (operazione compiuta dalla banca che ha seguito lo sbarco in Borsa, in questo caso Ubs, e necessaria alla stabilizzazione delle quotazioni del titolo) da 1,717 milioni di titoli. In questo modo si andrà a coprire circa il 10 percento del capitale di Ferrari. L’offerta non è limitata agli investitori istituzionali: il grande pubblico potrà lanciarsi all’acquisto di una quota del Cavallino. Nel caso in cui la greenshoe venga esercitata per intero, l’operazione avrà un valore complessivo che oscillerà tra i 906 e i 982 milioni di dollari, che significa una cifra compresa tra gli 800 e gli 865 milioni di dollari che andranno a finire nelle casse di FCA. Il prezzo massimo di vendita, spiega ancora Il Sole, corrisponde a una valutazione dell’azienda di 8,65 miliardi di euro, perfettamente in linea con valutazioni che gli analisti hanno prodotto da quando l’operazione è stata annunciata.

 

Sergio Marchionne

 

La suddivisione del capitale. A seguito dell’offerta pubblica iniziale, il capitale di Ferrari NV si suddividerà così: l’80 percento resterà in mano a FCA, il 10 percento andrà a Piero Ferrari, figlio ed erede del Drake, e il restante 10 percento sarà distribuito sul mercato. Il passo successivo è poi previsto per i primi mesi del 2016, quando FCA uscirà dalla holding creata per lo sbarco in Borsa del Cavallino: un’assemblea straordinario dei soci di Fiat Chrysler darà il via allo scorporo, che si concretizzerà attraverso una serie di operazioni di scissione e fusione. Alla fine l’80 percento di Ferrari NV in mano a FCA verrà assegnato ai soci e ai detentori delle obbligazioni convertibili. Nello specifico, ai primi andrà una azione Ferrari ogni dieci titoli in loro possesso. A quel punto il capitale sarà al 24 percento in mano alla holding della famiglia Agnelli, la Exor; al 10 percento sempre di proprietà di Piero Ferrari; mentre il restante 66 percento distribuito sul mercato. Solo una volta compiuto lo scorporo tra Ferrari NV e FCA, allora si valuterà, «eventualmente» (come indicato nel prospetto ufficiale), la quotazione del Cavallino anche nella Borsa Italiana.

Il riconoscimento di una leggenda. La quotazione a Wall Street di Ferrari non è solo un momento storico per il marchio e per la tradizione industriale italiana, ma anche per i mercati stessi. È la prima volta, infatti, che un’azienda puramente settoriale, in questo caso automobilistica, “strappa” valutazioni borsistiche che l’avvicinano molto di più al comparato del lusso piuttosto che al suo settore di riferimento. La Ferrari produce sì auto, ma davanti alle cifre esposte non ci si può limitare a questo: la Ferrari è un vero e proprio mito, che grazie alla sua storia e alla sua filosofia si erge a emblema del lusso italiano. E a dirlo, in questo caso, non sono designer o meri amanti dell’estetica, ma freddi numeri e broker. Questo passo del Cavallino è il compimento di un progetto nato nel 1947 a Maranello, evolutosi nel 1969 in Corso Marconi a Torino e che si compirà il 21 ottobre a New York. Attualmente la Ferrari produce 7mila esemplari di auto l’anno e con la quotazione in Borsa questa filosofia dell’eccellenza e della qualità prima della quantità non cambierà. Lo stesso Marchionne, nel maggio 2014, a Detroit, aveva affermato che Ferrari può «arrivare a produrre 10mila vetture l’anno» al massimo.

 

drake avvocato

 

Già dopo l’arrivo dei denari sonanti della Fiat, negli anni ’70, c’era la paura che venisse snaturata l’essenza della Ferrari, ma ciò non avvenne: la “piccola” fabbrica di Maranello crebbe, restando però sempre dentro un perimetro dimensionale che ne consentiva la valutazione quasi artigianale, il controllo ossessivo della qualità, la costruzione di rapporti strettissimi con fornitori presenti nell’arco di pochi chilometri. Quell’unicità, quell’eccezionalità, non solo si tenterà di mantenerla intatta, ma dovrà restare intatta, come spiega perfettamente Paolo Bricco in un articolo per Il Sole 24 Ore: è il profilo aziendale che si trova nei dossier e nei report stilati, in queste settimane, dai banchieri d’affari e dagli analisti alle prese con la quotazione di Ferrari, che parlano di margini di guadagno da lusso estremo, dimensione manifatturiera necessariamente contenuta, numero di auto programmato (e centellinato), nessuna indulgenza con ogni tentazione di innescare processi imitativi della Porsche che snaturerebbero l’eccezionalità di Maranello. Per tutti questi motivi le banche che hanno curato il collocamento sono fiduciose che il mercato riconosca a Ferrari, grazie alla sua esclusività, multipli più vicini a quelli del lusso che non alle rivali a quattro ruote. Per questo il 21 ottobre sarà un giorno storico: la leggenda del Cavallino non solo non si snaturerà, ma verrà addirittura riconosciuta anche dai freddi numeri.

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