Centri e case

Poveri padri, poveri due volte (parliamo di uomini divorziati)

Poveri padri, poveri due volte (parliamo di uomini divorziati)
16 Gennaio 2018 ore 09:15

Poveri padri, poveri due volte. Sono gli uomini separati che spesso in Italia oltre a sacrificare i rapporti con i figli si trovano spesso anche in condizioni di indigenza: se si guardano i dati Istat si scopre che nel 2015 nel 60 per cento dei casi di spaccatura, la casa resta alla moglie. Percentuale che sale al 659 nel caso la coppia abbia figli. Le controversie finiscono nel 94 per cento dei casi in tribunale, e qui il giudice impone al padre un assegno di mantenimento; un uomo che guadagna mediamente 1400 euro al mese può arrivare a pagarne da 400 a 700 in base al numero di figli. Resta poco per metter su una nuova casa, in cui ci sia spazio per accogliere il figlio o i figli. Un monolocale insomma non basta. Il risultato è che un padre nel momento in cui si separa si trova tante volte sul crinale della povertà.

 

 

L’intervento della chiesa. Ecco perché attorno a questa silenziosa emergenza sociale si stanno muovendo in tanti, e la chiesa in particolare. Molte diocesi hanno deciso di usare le risorse dell’8 per mille per offrire alloggi a padri separati in difficoltà. Il caso più recente è quello di Albano, in Lazio, dove è appena stata inaugurata una casa con otto piccoli appartamenti ad uso provvisorio, naturalmente. Una struttura aperta a italiani ma anche a stranieri. Non è un caso che vescovo della diocesi sia un uomo molto vicino a Papa Francesco, monsignor Marcello Semeraro, segretario del cosiddetto C9, il comitato di cardinale che aiuta il Papa nella riforma della Curia. Francesco ha più volte raccomandato la chiesa di stare vicino alle famiglie che si sono spaccate e quindi ad aiutare anche i padri separati. In tanti hanno seguito la sua raccomandazione.

Centri e case. Alle porte di Milano, per esempio, la Casa Betania fondata da Fratel Ettore ha a aperto una struttura con questa destinazione. A Foggia da un anno è stata aperta una casa intitolata a monsignor Farina, che accoglie quatto uomini. A Fano, con 65mila euro dell’8 per mille è stato fondato il centro di accoglienza ribattezzato Padre sempre. A Prato in centro città, l’associazione Insieme per la famiglia ha aperto la Casa San Francesco per padri separati. Anche a Palermo la Caritas ha allestito appartamenti per loro.

 

 

Sulla scia della chiesa si sono mosse anche molte istituzioni pubbliche per rispondere a questo bisogno crescente: stando sempre ai dati Istat si scopre che nel 2015 ci sono state 82946 divorzi (di cui il 40,5 per cento con figli minori) e 91.706 separazioni. L’età media è di 48 anni per gli uomini e 45 per le donne: quindi un’età con ancora tanti anni di attività lavorativa davanti. Tra le iniziative più recenti c’è la Casa dei babbi aperta a Firenze, o il progetto Plus varato a Oristano e Cagliari, che prevede non abitazioni ma ambienti dove i padri possano passare tempo con agio con i loro figli nei giorni in cui sono loro affidati.

In Lombardia. La Lombardia ha invece scelto un’altra strada: ha recentemente stanziato due fondi, per un valore complessivo di 6 milioni di euro, che andranno ad agevolare affitti e locazioni di quelle mamme e di quei papà costretti a vivere lontani dai propri figli. Si tratta di due fondi, il primo (del valore di 4 milioni e 600mila euro) che sosterrà i contributi per il canone annuo. Il secondo (1,4 milioni) invece è rivolto agli enti, compresi quelli religiosi, ai privati e alle associazioni del terzo settore che intendono ristrutturare degli immobili da destinare ai genitori separati.

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