Un'indagine statunitense

Sindrome da vibrazione fantasma (cioè gli smartphone ci tirano matti)

Sindrome da vibrazione fantasma (cioè gli smartphone ci tirano matti)
Cronaca 28 Gennaio 2016 ore 06:05

Aumentano gli “effetti collaterali” della dipendenza da cellulare. Dopo le implicazioni sul possibile abbassamento dell’udito e altre problematiche più serie, alcune legate anche ai campi elettromagnetici, il bisogno continuo di stare connessi con il mondo social, o comunque l’uso eccessivo del cellulare, è il principale imputato della sindrome da vibrazione fantasma, ovvero la sensazione che lo smartphone vibri in continuazione in borsa o in tasca, inducendoci a una ricerca affannosa del dispositivo per conoscere chi ci sta cercando, scoprendo invece che è solo un falso allarme. Una illusione mentale. La sindrome è stata scoperta dal Georgia Institute of Technology di Atlanta (Stati Uniti) in seguito ad una indagine condotta su alcuni studenti universitari americani, pubblicata sulla rivista Computers in Human Behaviour.

 

dipendenza smartphone

 

Un problema diffusissimo. Sono tanti a soffrirne in America, soprattutto fra i giovani: nove ragazzi su dieci hanno episodi ricorrenti, all’incirca una volta ogni 15 giorni. Ma è possibile ipotizzare che il fenomeno sia simile anche in altri Paesi, Italia compresa, ove si vedono giovani (e adulti) su mezzi di trasporto, a tavola, in compagnia, impegnati a smanettare con la testa china sul dispositivo. Fa tuttavia riflettere il fatto che un dispositivo elettronico possa condizionare la salute a tal punto da arrivare addirittura a generare una sindrome, una percezione reale di un qualche cosa di inesistente, allo stesso modo di un dolore o di una sensazione generata da un arto fantasma, dicono gli specialisti.

Le origini del fenomeno. Ma che cosa sarebbero in realtà queste false vibrazioni? Semplici spasmi muscolari, la cui percezione, secondo i ricercatori, potrebbe fondarsi su due cause. La prima tecnologica: il frequente uso dell’elettronica, che ha trasformato questi strumenti in appendici delle nostre mani, starebbe a poco a poco modificando il nostro cervello, a tal punto che le vibrazioni elettroniche emesse dai cellulari sono lette da alcune aree cerebrali, quelle deputate alle sensazioni tattili, come “arti fantasma”, interferendo con le vere percezioni legate ai sensi. La seconda causa sarebbe invece emotiva: le notifiche o i trillini frequenti indurrebbero la persona a stare sempre vigile, aumentando i livelli di ansia e di irritabilità correlati proprio al fatto di dover essere sempre raggiungibili e dover rispondere a messaggi e chiamate a qualunque costo e in tempi ridottissimi.

 

menthal

 

Gli altri effetti “cellulareschi”. Ma la storia non finisce qui, perché il tempo passato connessi ai social, quantificata in una media di 2 ore al giorno, starebbe modificando anche il nostro modo di essere. A partire dal linguaggio, con la coniazione di nuove terminologie entrate a far parte della lingua comune. Alcuni esempi: “mi hanno taggato in una foto” o “ho messo like al suo status”. Ma gli esiti più preoccupanti sono quelli potenziali sul cervello; infatti il cellulare, usato in modo inappropriato, potrebbe causare, secondo una analisi fatta da AsapScience, molte altre controindicazioni.

  • Un bisogno corporale. Una vera dipendenza, tanto che tra il 5 e il 10 percento degli utenti non è in grado di quantificare né di moderare o controllare il tempo passato online. Ciò potrebbe addirittura portare a una degradazione di parte della sostanza bianca nelle regioni cerebrali che controllano le emozioni, l’attenzione e i processi decisionali. L’appagamento immediato, ottenuto attraverso i social e con poco sforzo, renderebbe il cervello maggiormente dipendente da questi stimoli primari, con tutte le implicazioni ad essi correlati.
  • (Falsi) multitasking. Quanto ci rende fieri chattare su Facebook, Twitter, mandare WhatsApp e avere nel contempo aperto anche un documento word e la casella di posta elettronica? Abbiamo la sensazione di avere un cervello multi-funzionale capace cioè di gestire le comunicazioni su più fronti. Sbagliato! Una ricerca ha dimostrato esattamente il contrario, e cioè che essere connessi 24 ore su 24, alla lunga, rende il cervello più distraibile, meno capace di immagazzinare informazioni, indebolendo anche la facoltà di passare in maniera efficiente e dinamica, quando davvero necessario, da un compito all’altro.
  • Più dopamina. Studi su risonanze magnetiche avrebbero attestato che nelle conversazioni in cui la persona parla di sé, il cervello libera maggiori quantità di dopanima. Se in una normale chiacchierata a due o di gruppo la produzione di questo ormone si aggira fra il 30 e il 40 percento, sui social, in cui di norma il centro dell’interesse è solo il nostro “io”, la produzione di questo ormone si assesterebbe su livelli dell’80 percento oltre la media.
  • Relazioni sempre più virtuali e sempre più consolidate. Una ricerca dell’Università di Chicago ha attestato che le relazioni nate online sono talvolta più durature di quelle vis-à-vis. La ragione? I rapporti via chat incrementerebbero una migliore conoscenza prima dell’incontro dal vivo. Eppure a dissentire sono in molti: volete mettere la bellezza di uno sguardo, piuttosto che di un bip o di una vibrazione?
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