Parla l'esperto

«Test e tamponi a pagamento? Una debacle per la sanità»: l’infettivologo Galli stronca la politica

Il direttore del reparto Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano non ha dubbi: «Sapere chi è infetto e chi no è molto più importante del distanziamento al ristorante»

«Test e tamponi a pagamento? Una debacle per la sanità»: l’infettivologo Galli stronca la politica
19 Maggio 2020 ore 12:49

Il professor Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, in queste settimane si è distinto per la sua schiettezza. Non è tipo che le manda a dire, insomma. E anche questa mattina, 19 maggio, ospite del programma Agorà di Rai3, non si è tirato indietro: test e tamponi a pagamento in laboratori privati? «È una debacle per la sanità, a fronte di un’epidemia come questa».

Galli ha dunque stroncato in maniera netta la politica che Regione Lombardia sta portando avanti, che prevede test sierologici a pagamento nei laboratori privati per singoli cittadini e conseguenti tamponi, anch’essi a pagamento, per coloro che dovessero risultare positivi alla presenza di anticorpi (con eventuale rimborso soltanto parziale da parte del Pirellone). «Il pubblico ti dice di andare a pagare 60 euro per fare un test sierologico come se fosse una scelta voluttuaria sapere o meno di essere infetti – ha detto il professore -, quando invece sapere chi è infetto e chi no è molto più importante del distanziamento al ristorante».

Non è la prima volta che l’esperto critica le scelte della politica nella gestione della pandemia. In particolare, Galli era stato uno dei più critici per quanto riguardava la scelta di vietare ai privati di effettuare test sierologici. Tant’è che proprio Galli ha appena avviato una campagna d screening di massa per la ricerca degli anticorpi contro il Coronavirus in alcuni Comuni fra quelli colpiti, tra cui anche Suisio nella Bergamasca. Un’operazione interamente finanziata da donazione e privati, a cui potranno partecipare tutti gli abitanti dei Comuni interessati liberamente come volontari. Secondo Galli, questa strategia (quella seguita in Veneto sin dall’inizio per il focolaio di Vo’ Euganeo) è l’unica valida se si vuole pensare a una fase 2 il quanto più possibile sicura. «Il problema importante sono le persone ancora in circolazione con infezione», ha infatti detto ad Agorà.

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