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Test sierologici pagati dalle aziende per la bassa e media Val Seriana, ma la Regione ha detto no

Un gruppo di realtà locali era disposto a finanziare gli esami su tutta la popolazione, ma è stato fermato dai vertici della politica lombarda. Le testimonianze. Ecco come sono andate le cose

Test sierologici pagati dalle aziende per la bassa e media Val Seriana, ma la Regione ha detto no
Val Seriana, 08 Maggio 2020 ore 10:56

di Paolo Aresi

In questa storia così drammatica, così dolorosa del Coronavirus si sono innestati aspetti difficili da spiegare, comportamenti che appaiono contrari alla logica comune. Tra questi episodi, quello che si è verificato ancora una volta nella bassa e media Valle Seriana, quando un gruppo di aziende era disposto a finanziare i test sierologici su tutta la popolazione, ma è stato fermato, ancora una volta, dalla Regione.

Spieghiamo come è andata. Ci racconta l’ex sindaco di Nembro, Eugenio Cavagnis: «È una questione che possiamo dividere in due parti. La prima riguarda il Comune di Nembro. Verso il 15 marzo, il comune si era attivato per arrivare a un accordo con il centro medico Sant’Agostino che ha un poliambulatorio a Nembro, dove si trova l’Esselunga. Si tratta di una struttura che ha poliambulatori in tutta l’Italia settentrionale, molto conosciuta, molto seria. Il Comune aveva trovato un accordo con il centro per effettuare i test e gli esami. La seconda parte riguarda la società di cui sono socio, “Consulenze ambientali spa”, e diverse aziende e Comuni della Valle Seriana. Ma tutto è stato bocciato dalla Regione».

Partiamo dalla vicenda del paese martire, Nembro. Lo spiega bene l’attuale sindaco, Claudio Cancelli: «Sì, abbiamo un progetto di indagine di tutto il paese, molto articolato e valido e a costo zero. Il centro medico Sant’Agostino ha elaborato una proposta divisa in due parti. La prima fase prevedeva di somministrare su un campione di quattrocento cittadini rappresentativi di tutta la popolazione più esami, non solo quello sierologico. Si sarebbe fatto il test rapido della goccia di sangue, ma anche il test con un prelievo completo e pure il tampone classico. I test rapidi sono i cosiddetti “qualitativi”, quelli con il prelievo di sangue sono quelli “quantitativi”, cioè dicono anche quanto è massiccia la presenza di anticorpi nell’organismo: sono molto più affidabili rispetto a quelli rapidi, “qualitativi”, che dicono soltanto “negativo o positivo”, cioè se esiste o no una traccia di anticorpi nell’organismo. Non solo, avremmo effettuato anche la radiografia del polmone. Questi esami così completi su quattrocento persone ci avrebbero detto da un punto di vista statistico – epidemiologico – qual è la situazione. Era poi prevista una seconda fase con test sierologici rapidi su tutta la popolazione. Tutto questo veniva fatto senza alcun costo per le casse del Comune, perché la società Persico si era detta disposta a finanziarlo».

Il sindaco appare molto amareggiato, molto arrabbiato. Spiega che il progetto è stato presentato ai primi di aprile al Comitato etico dell’ospedale Papa Giovanni, ma che è stato rispedito al mittente con diverse osservazioni. Dice Eugenio Cavagnis: «Il centro medico, insieme ad altri ricercatori, ha risposto alle critiche. Settimana scorsa però il Comitato etico ha di nuovo rimandato indietro il nostro lavoro chiedendo ancora altre precisazioni e chiarimenti. A me – lo confesso – sembra una cosa incredibile, che non sono in grado di spiegare. Si tratta di un’indagine epidemiologica completa, che non ha nulla a che vedere con quanto fatto dalla Regione…

L’articolo completo alle pagine 2 e 3 del PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 14 maggio e in edizione digitale QUI.

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