la sentenza

Tradegia di Azzano, i genitori di Luca: «È come se ce lo avessero ucciso una seconda volta»

Matteo Scapin è stato condannato a 6 anni e 8 mesi. La sentenza ha stabilito che non fu un omicidio volontario, ma stradale, e che parte della responsabilità va divisa con le vittime. Per i genitori di Luca Carissimi restituisce un'immagine non reale dei fatti

Tradegia di Azzano, i genitori di Luca: «È come se ce lo avessero ucciso una seconda volta»
Bergamo, 15 Settembre 2020 ore 12:37

Per la morte di Luca Carissimi e di Matteo Ferrari il giudice Massimiliano Magliacani ha condannato Matteo Scapin, il 34enne di Curno che ad agosto del 2019 ha travolto ad Azzano i due amici a bordo di una Vespa, a 6 anni e 8 mesi. La sentenza, che verrà motivata entro un mese, ha stabilito che non fu un omicidio volontario, ma stradale, e che parte della responsabilità va divisa con le vittime. A margine del processo celebrato lo scorso 11 settembre c’è però l’amarezza nei genitori delle vittime per un giudizio ritenuto ingiusto. All’uscita dal tribunale la mamma di Matteo Ferrari aveva parlato di «giustizia dei bugiardi. Ci sentiamo abbandonati dallo Stato. Bugiardo lui e bugiarda la fidanzata che lo ha sempre difeso mentendo».

Un giudizio che, se nelle parole raccolte da Corriere Bergamo è diverso, nei fatti però racconta lo stesso senso di tormento provato da Cristina Ceribelli, mamma di Luca Carissimi. La donna infatti si domanda quali possano essere le motivazioni di tale sentenza che tiene conto delle versioni fornite dall’imputato e non delle indagini svolte dalla polizia, o del video che riprende il momento in cui i due ragazzi vengono investiti dalla Mini Cooper guidata da Scapin. «È come se ce lo avessero ucciso una seconda volta».

Per i genitori di Luca, che hanno sempre mantenuto un atteggiamento pacato, riservato, mai una parola fuori posto o aggressiva, la dinamica con cui si è svolto l’incidente è nitida. «È stato un gesto volontario, ci sarebbe bastato che avesse pronunciato questa parola, che avessero chiamato le cose con il loro nome. Ci sentiamo feriti dall’immagine che esce dalla sentenza. Non è reale», hanno raccontato.

Quella notte Scapin litigò con i ragazzi all’esterno del Setai di Orio al Serio. Salito in macchina il 34enne sarebbe stato raggiunto lungo la Cremasca dai due ragazzi, che al semaforo rosso di Azzano avrebbero rotto con il casco il lunotto della Mini. Cento metri dopo, l’impatto. La versione di Scapin è che invece li avrebbe urtati dopo essersi spaventato per il botto causato dalla rottura del vetro andato in frantumi.

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