In attesa della Scientifica

Tragedia di Azzano, indagini quasi chiuse. Si avvicina il processo per Matteo Scapin

Il pm attende gli esiti sui frammenti di vetro trovati sul casco di uno delle due vittime: sono stati confrontati con quello del lunotto della Mini dell'accusato

Tragedia di Azzano, indagini quasi chiuse. Si avvicina il processo per Matteo Scapin
Stezzano e Azzano, 13 Febbraio 2020 ore 11:20

Le indagini sulla morte di Luca Carissimi e Matteo Ferrari, 21 e 18 anni, entrambi di Borgo Palazzo a Bergamo, sono quasi concluse. Il pm Raffaella Latorraca, infatti, sta attendendo solamente gli ultimi esiti degli accertamenti della Scientifica per chiudere il fascicolo e richiedere il processo nei confronti di Matteo Scapin, 33 anni di Curno, l’uomo che alla guida della sua Mini il 4 agosto scorso, ad Azzano, travolse i due ragazzi a bordo della Vespa, uccidendoli, e che ora si trova ai domiciliari.

La Mini di Matteo Scapin

Gli accertamenti della Scientifica mancanti sono quelli relativi ai pezzi di vetro del lunotto della vettura su cui Scapin viaggiava. I reperti sono stati infatti messi a confronto con i frammenti di vetro trovati sul casco di Ferrari. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, con il casco i due giovani avrebbero rotto il lunotto della Mini, provocando la reazione del 33enne, che avrebbe inseguito la Vespa per poi travolgerla volontariamente. Dal canto suo, l’accusato dice invece di non aver investito volutamente Carissimi e Ferrari, ma di averlo fatto senza volerlo, vittima dell’ansia e della paura del momento, come racconta anche la fidanzata di Scapin, che quella sera era con lui sull’auto.

La volontarietà o meno dell’investimento è fondamentale, anche per quanto riguarda la configurazione del reato. Per il pm, infatti, si tratta di omicidio volontario, tesi sposata anche dal tribunale del Riesame. Secondo la difesa di Scapin invece si tratterebbe di omicidio stradale (accusa che prevede una pena più lieve), come inizialmente ipotizzato dal gip, che infatti decretò i domiciliari e non il carcere. Qualche giorno fa, la Cassazione aveva annullato con rinvio proprio l’ordinanza del Riesame che il 24 settembre aveva accolto il ricorso del pm e stabilito che i domiciliari non potevano bastare. La sentenza si limita al discorso della misura cautelare, ma ovviamente influirà anche sulla configurazione del reato. Per avere un quadro un po’ più chiaro si attende la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. I risultati degli accertamenti della Scientifica, invece, dovrebbero arrivare nel giro di pochi giorni.

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