Anche Italia e Usa colpiti in passato

Tutti gli embarghi del mondo

Tutti gli embarghi del mondo
20 Dicembre 2014 ore 16:06

Dopo la svolta storica del 17 dicembre, che ha aperto la strada alla distensione dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Cuba, il presidente americano Barack Obama, durante la conferenza stampa di fine anno, ha già frenato: «Non è ancora il tempo di parlare di un mio viaggio a Cuba. Ma sono ancora abbastanza giovane, e immagino che un giorno ci andrò…». Ha anche precisato che i tempi non sono maturi nemmeno per ricevere il presidente Raul Castro alla Casa Bianca, poiché quello cubano «è ancora un regime che opprime il suo popolo». Per i cambiamenti veri, quindi, bisognerà aspettare, così come per la fine dell’embargo, che arriverà dopo un «sano dibattito al Congresso. La Casa Bianca non può togliere l’embargo in modo unilaterale». La fine dell’embargo, nonostante gli alleggerimenti annunciati lo scorso mercoledì, è ancora lontana. E Cuba non è l’unico Paese dove vigono restrizioni di questo tipo. Nel corso degli anni, l’embargo è stato utilizzato nel mondo come una punizione, politica ed economica.

Cos’è l’embargo. Per embargo si intende una forma di coercizione che uno o più Stati impongono ad un altro Paese, per obbligarlo a determinate scelte politiche ed economiche. Può riguardare uno specifico settore, ad esempio gli armamenti nel caso di Paesi in guerra o di determinati prodotti in casi di conflitti commerciali. In questo ultimo caso si parla di misure protezionistiche. Il dizionario di Diritto Internazionale delle Nazioni definisce l’embargo come “l’atto di potere di uno Stato che restringe, interrompe o dà per terminate le sue relazioni economiche e finanziarie con un altro Paese. L’embargo totale o parziale sulle importazioni e/o esportazioni di tutte o alcune merci, armi o valute, il trasferimento di informazione tecnico-scientifiche, diritti d’autore o di altra indole, determinati tipi di attività commerciali ed economiche, si applica nelle relazioni internazionali contemporanee come strumento di pressione economica o finanziaria, di coercizione e rappresaglia”.

Diversa cosa dall’embargo è il blocco, cioè una politica aggressiva che contempla un embargo totale, che si prefigge come fine di sovvertire l’ordinamento politico del Paese contro cui è rivolto. Per questo motivo è una condotta considerata illegittima dal diritto internazionale. Il blocco non colpisce solo il Paese a cui è rivolto, ma anche tutti i Paesi con cui lo Stato in questione commercia. Per aggirare un provvedimento di embargo, spesso si ricorre a triangolazioni e all’installazione di presidi operativi direttamente nel Paese oggetto dell’embargo. Tramite le triangolazioni la compravendita è mediata da un Paese terzo che non aderisce ai trattati, e funge da intermediario per gli scambi di merci e dei pagamenti fra il Paese produttore e quello sottoposto a embargo. La mancata adesione ai trattati di embargo non è sanzionata, poiché un Paese neutrale risulta comodo per gli affari delle controparti. Alcune società aprono filiali distaccate nei Paesi sottoposti a embargo e gestiscono gli scambi di materie prime e prodotti finiti mediante il meccanismo della triangolazione.

Embarghi nel mondo. Quello di Cuba è senza dubbio l’embargo più famoso e longevo al mondo. Ma negli ultimi decenni sono più di 20 i Paesi che hanno subito sanzioni economiche. Nonostante questo, l’embargo non si è mai tradotto nella destituzione di governi definiti tirannici, ma a pagarne le conseguenze sono sempre stati solo i popoli. L’ultimo Paese a essere messo sotto embargo da Stati Uniti e Unione Europea è la Russia. Le sanzioni comminate in seguito alla crisi ucraina non sono altro che una forma di embargo che ha contribuito a determinare la crisi del rublo (di cui abbiamo scritto QUI). Prima della Russia, ne fu vittima la Siria, dove la comunità internazionale tentava di colpire il regime di Bashar al-Assad.

Haiti, Angola, Ruanda, Somalia, Sudan, Libia, Libano, Iraq, Iran, Afghanistan, Corea del Nord, Costa d’Avorio, Sierra Leone, Liberia e Repubblica Democratica del Congo: in tutti questi Paesi il Consiglio di sicurezza economica dell’Onu ha deciso, negli anni, una serie di sanzioni per evitare conflitti armati. Non sempre, però, ci è riuscito. In particolare, nei confronti dei Paesi africani (Sierra Leone su tutti) l’Onu decise l’embargo contro l’esportazione di diamanti. I cosiddetti diamanti insanguinati, estratti in zone di guerra e venduti clandestinamente per finanziare insurrezioni o invasioni e sostenere le attività dei signori della guerra. Nel 2012 fu invece il summit della Comunità dei Paesi dell’Africa Occidentale ad imporre un embargo totale verso la Giunta golpista del Mali.

Nord Corea e Iran: casi emblema. Contro la Corea del Nord, sono stati Stati Uniti, Europa e Onu a decidere l’embargo in seguito all’attuazione di un test nucleare da parte del regime di Kim Jong-Un. Tale embargo proibisce la vendita e il commercio nel Paese di armi missilistiche, carri armati e beni di lusso. Anche Teheran è stata colpita da sanzioni che hanno contribuito a metterne in ginocchio l’economia e, come Cuba, anche l’Iran è finito nella lista nera di Paesi “cattivi” per via di politiche incompatibili con quelle di altri Paesi, specialmente quelli occidentali. Non soltanto gli Stati Uniti hanno applicato questa misura contro l’Iran, ma anche l’Europa e l’Onu hanno limitato l’integrazione iraniana nell’economia globale.

Gaza. A partire da giugno 2007, Egitto e Israele hanno imposto un blocco alla Striscia di Gaza dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del 2006. Il Cairo e Gerusalemme hanno chiuso gran parte delle loro frontiere con muri di cemento e filo spinato. Israele esercita il controllo sui prodotti forniti dalle organizzazioni di aiuto umanitario nella Striscia. Il volume delle merci che Israele lascia entrare a Gaza è quindi un quarto del flusso precedente. La marina israeliana mantiene un blocco marittimo a tre miglia nautiche dalla costa. L’Egitto, prima dei rivolgimenti democratici del febbraio-marzo 2011, stava costruendo una barriera d’acciaio sotterranea per evitare la violazione del blocco con i tunnel.

Nella storia anche Italia e Usa. Negli anni ’30 anche l’Italia è stata sotto embargo. All’epoca si chiamavano semplicemente “sanzioni economiche”, o “assedio societario” o anche “assedio economico” e andavano a colpire l’Italia fascista e la sua propaganda. Si trattava di sanzioni deliberate dalla Società delle Nazioni in risposta all’attacco italiano contro l’Etiopia, che portò alla conseguente guerra. Rimasero in vigore dal 18 novembre 1935 al 4 luglio 1936. Anche gli Stati Uniti, nella storia, non sono stati immuni dalla misura dell’embargo. Accadde nel 1973, con lo scoppio della guerra del Kippur (tra Israele, Egitto e Siria) e la conseguente crisi petrolifera. Il 6 ottobre 1973, i delegati dei Paesi dell’Opec erano riuniti a Vienna con i rappresentanti delle compagnie petrolifere per discutere l’adeguamento del prezzo del petrolio. La notizia dello scoppio della guerra e gli iniziali successi egiziani furono accolti con entusiasmo dalla delegazione dei Paesi produttori, la quale propose un aumento del 100% del prezzo del greggio, mentre i rappresentanti delle compagnie, le cui decisioni dipendevano dal beneplacito dei governi occidentali, furono presi dal timore che il petrolio venisse usato come arma per influire sull’esito dello scontro armato. Fu rottura tra le parti.

Il 16 ottobre dello stesso anno, i delegati degli Stati petroliferi del Golfo riuniti a Kuwait City, unilateralmente, decisero di elevare del 70% il prezzo del petrolio e di ridurre del 5% la produzione mensile di greggio, mantenendo tuttavia stabili le forniture ai Paesi amici. Il principale obiettivo erano gli Stati Uniti, il più importante alleato di Israele, tant’è che, quando pochi giorni dopo il presidente americano Nixon annunciò pubblicamente l’intenzione di concedere allo Stato ebraico consistenti aiuti per fronteggiare le difficoltà belliche, le misure appena prese a Kuwait City vennero ritenute insufficienti. Prima la Libia e poi l’Arabia Saudita, nonostante gli stretti legami di Re Feisal con la potenza americana, dichiararono l’embargo su tutte le spedizioni di petrolio verso gli Usa. Di lì a qualche giorno anche gli altri Stati arabi seguirono il loro esempio. L’embargo fu mantenuto in vigore fino al marzo dell’anno successivo, benché già il 26 ottobre si fosse arrivati a un cessate il fuoco fra Egitto e Israele.

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