La sfida

Clusone, si cerca un castello medievale sul Monte Polenta

Il colle è stato donato da un privato al Comune, che lo destinerà a ricerche di carattere storico in collaborazione con l'Università di Bergamo

Clusone, si cerca un castello medievale sul Monte Polenta
Cultura Val Seriana, 14 Luglio 2021 ore 12:16

Nell'aprile scorso, Elena Speciale ha donato al Comune di Clusone il terreno su cui si trova il Monte Polenta, una sorta di colle dalla forma tondeggiante dalla cui cima è possibile avere una visione completa di tutta la zona circostante. Lo ha fatto a patto che l'area fosse destinata ad attività di interesse pubblico, motivo per cui l'Amministrazione ha deciso di assegnarla a ricerche di tipo archeologico, in collaborazione con l'Università degli Studi di Bergamo.

Infatti quella zona è conosciuta dalla tradizione come «del Castello», indizio che farebbe pensare alla presenza in passato di una fortificazione, motivata dalla necessità di presiedere a importanti vie commerciali (Clusone nell'Europa medievale era centrale per la produzione di lana e ferro).

A spiegarlo è stato il Professor Riccardo Rao, Docente di Storia Medievale nell'Ateneo della nostra città, oggi (mercoledì 14 luglio) al Corriere della Sera Bergamo: «È un’attività di ricerca che si innesta in una cornice di indagini più estese sulle Orobie in generale, ambito nel quale il territorio clusonese riveste un particolare interesse storico. Clusone era un’area centrale a livello europeo per la produzione di ferro e lana. Non è un caso che alla Fiera di Bolzano, snodo fondamentale per il mercato tedesco, i più numerosi fossero i mercanti di Clusone».

Le indagini verranno condotte sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni archeologici e culturali e vi parteciperà, oltre al Professor Rao, anche il professor Fulvio Adobati, docente di Urbanistica in Unibg e direttore del suo Centro Studi sul Territorio: «La ricerca è solo agli inizi e verrà eseguita con mezzi innovativi. La collaborazione con la Soprintendenza, con cui collaboriamo da tempo, ci consentirà, pur nei rispettivi ruoli, di convergere verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico oggetto di un’inedita esplorazione».

Per le indagini infatti saranno utilizzati strumenti sofisticati quali droni, radar e camere multispettrali, alla ricerca delle prove dell'antica presenza di un qualche tipo di fortificazione.