Fino all'Amazzonia

A Gandino “fiorisce” un’opera unica: è il Papa dell’artista Ivano Parolini

Un'installazione artistica di oltre 10 metri per sottolineare i temi ambientali promossi dal Sinodo voluto da Papa Francesco

A Gandino “fiorisce” un’opera unica: è il Papa dell’artista Ivano Parolini
Val Seriana, 05 Febbraio 2020 ore 07:00

Un’installazione di oltre dieci metri, per indagare la naturale armonia del Creato, di qua e di là dell’Oceano, all’epoca del Sinodo dell’Amazzonia. Viene inaugurato sabato 8 febbraio alle 19 nelle sale del Museo della Basilica di Gandino il site-specific Flowers realizzato dall’artista bergamasco Ivano Parolini, presentato per l’occasione da Sandra Nava. L’iniziativa, patrocinata dalla Rete dei Musei della Diocesi di Bergamo e dal Centro Missionario Diocesano, è organizzata dal Museo gandinese in coincidenza con la mostra “Arte del presepio: Amazonia”, aperta sino al prossimo 8 marzo.

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«La cifra stilistica delle installazioni di Ivano Parolini – scrive Susanna Bianchini presentando la nuova performance dell’artista nativo di Gandino e residente a Orezzo di Gazzaniga – torna a far riflettere e sembra riprendere le modalità con cui aveva omaggiato, come in un requiem, il viaggio senza ritorno di Pippa Bacca in Turchia (La Sposa, 2018, Giornata contro il femminicidio). Stavolta, l’abito bianco è quello del Papa: Francesco, infatti, nell’ottobre dello scorso anno, ha deciso di convocare l’assemblea dei vescovi, il Sinodo, nella regione Pan-Amazzonica, proprio per discutere i nuovi cammini per la Chiesa e per l’ecologia. Torna, nell’abito del Papa, la purezza di una veste bianca, come l’abito virginale della sposa: sul suo manto, sembrano fiorire piante e fiori di tante specie diverse, alcune di una bellezza inquietante visto che sono corredate di spine e aghi appuntiti: come gli uomini, anche le piante sono spesso in guerra con l’ambiente che le circonda, e per sopravvivere diventano aggressive. Attraverso questa installazione, Parolini riflette proprio sui concetti di convivenza e rispetto reciproco, spesso messi da parte in favore dell’individualità».

Flowers ha il pregio di incuriosire e affascinare non soltanto per l’allestimento indubbiamente particolare, ma anche perché l’arte di Ivano non è frutto in questo caso di genialità impulsiva, quanto di un lavoro interiore prolungato e mai banale, nel quale unisce luoghi ed esperienze personali (ogni pianta utilizzata è figlia di un vissuto vicino all’autore) a temi di altissimo respiro come quello della salvaguardia del Creato. L’abito del Papa (realizzato dalla Sartoria Moda di Ponte Nossa) si prolunga in uno strascico come una via, a simboleggiare un percorso che dal passato arriva fino ai giorni nostri, in un cammino continuo verso il futuro. «Le piante di ogni specie – spiega Ivano – sono simbolo e metafora della diversità di ogni singolo uomo, della pluralità etnica, di mondi culturali diversi, di religiosità differenti, ma uniti in un cammino conviviale di rispetto reciproco, di crescita comune».

Presepe Brasiliano Giovanni Paolo II

L’installazione, come detto, si abbina all’esposizione di presepi provenienti dal Sudamerica che fanno parte della prestigiosa collezione gandinese, unanimemente riconosciuta come fra le maggiori in Europa per quantità e qualità delle opere (almeno 700). «Flowers – spiega Francesco Rizzoni, rettore del Museo della Basilica – mette in risalto convivenza e armonia che si creano nell’ordine prestabilito, rimandando all’infinito, a Dio. Ordine che oggi, venendo meno, lacera e fa decadere il fragile ecosistema». La sezione Presepi del Museo, dedicata a S. Giovanni Paolo II Papa, è nata nel 1988 per volere di mons. Lorenzo Frana. Il prelato gandinese fu Ambasciatore della S.Sede presso l’Unesco a Parigi e donò all’esposizione centinaia di rappresentazioni.

Ci sono, per esempio, un presepe ligneo brasiliano donato da Papa Giovanni Paolo II e uno in vetro di Murano e oro zecchino opera di Archimede Seguso. Nelle sale in cui spicca anche una ricca collezione di messali miniati, sono ospitate anche le imponenti Ante Lignee,. Una mirabile composizione intagliata del 1500 che arredava l’antica chiesa di S. Maria, preesistente alla Basilica. Tra i presepi che arricchiranno la sezione “Amazonia”, oltre a quello donato da Papa Wojtyla, ci saranno quello boliviano portato dal vescovo gandinese mons. Angelo Gelmi e un terzo proveniente dall’Ecuador, regalato da padre Dino Bonazzi. Un contributo alla mostra è arrivato anche da mons. Eugenio Coter, vescovo nella regione amazzonica del Pando boliviano e fra i sedici componenti della Commissione Post Sinodale nominata da Papa Francesco. «Il grande merito di Papa Francesco con la sua enciclica Laudato Si del 2015 – scrive mons. Coter – è stato quello di aiutarci a vedere. Anzi: a rivedere! Rivedere con occhi nuovi la natura che ci circonda, riscoprirne la bellezza, i suoi profumi, i suoi colori, le sue luci e ombre. A renderci conto che ci sono una miriadi di animali e animaletti che ci circondano e in mezzo a cui noi siamo e ci muoviamo. Forse qualche sensazione “a pelle” ci lascia strascichi di antipatia per esperienze negative o per moderne allergie. Ma quando possiamo guardare incantati gli spettacoli che la natura ci regala, allora scopriamo che la sua bellezza “non è frutto di mani di uomo”. Io, umilmente, aggiungerei anche che è l’artista che ci fa capaci di veder la bellezza della natura. Se poi l’artista è anche “credente” allora può succedere che ci accompagni ancora più in là, persino dove altri artisti si fermano, e faccia della sua arte un raggio “di luce” che illuminando la bellezza della natura svela qualcosa del suo Creatore. Così il “vedere” diventa “contemplare”. Così il cuore dell’artista credente diventa lo sguardo del mistico e la sua arte ce ne fa partecipi».

Ivano Parolini

Ivano Parolini, 43 anni, ha sviluppato la propria ricerca artistica all’Accademia Carrara. Scelto da Marco Cingolani per una mostra alla Ciocca di Milano, è stato protagonista di importanti rassegne italiane ed estere. Nel 2014, con il progetto Beauties ha esposto allo Spazio Rosso Tiziano di Piacenza. Nel 2015 ha proposto una performance a tema ad Expo, poche settimane prima di presentare a Londra un suo “libro illustrato”, pezzo unico ispirato al romanzo Da qualche parte nel mondo di Chiara Cecilia Santamaria, edito da Rizzoli. Nel 2016 ha realizzato l’installazione Relitti dedicata alla Shoah nella colonia Sciesopoli a Selvino. In Basilica a Gandino ha invece proposto nel 2016 il progetto Anime, in occasione del quale un grande Crocifisso da lui dipinto ha sostituito la pala d’altare di Ponziano Loverini, già direttore dell’Accademia Carrara. Anime ebbe anche un antitetico sequel fra calcarei giurassici alla Buca del Corno di Entratico, dove Parolini ha esposto il Trichierotauro: una scultura ossea alta circa 2,50 metri, con un’apertura alare di oltre 7 metri formata da ossa di toro, cavallo, capra, cinghiale, muflone, struzzo, asino e pecora e frutto di un lavoro manuale che l’ha impegnato per mesi.

Un dipinto della serie “Flowers” di Ivano Parolini

Del 2018 è invece la performance La Sposa, denuncia contro la violenza sulle donne e del 2019 il progetto Il Vitruviano, che ha proposto una rivisitazione del capolavoro di Leonardo nella zona dei Navigli a Milano, con un intenso riferimento al tema della moderna sostenibilità. L’installazione gandinese sarà affiancata in mostra da alcune proposte pittoriche di Parolini, con una serie di tele dalle dimensioni ridotte (cm.30×40) che attraverso ispirati colpi di colore rappresentano “sinergie, armonie e attriti” della natura umana. La mostra “Amazonia” e l’installazione Flowers saranno visitabili al Museo di Gandino sino all’8 marzo ogni sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30. Info al numero 3494771770.

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