Restaurato e trasferito

Il ritorno di Papa Giovanni in Val di Scalve: a Colere installata la statua di Tommaso Pizio

Il monumento bronzeo era a Sotto il Monte, bisognoso di restauri: un Comitato scalvino ne ha sostenuto recupero e trasferimento. Collocato sul viale del Santuario della Madonnina, luogo del cuore per il disastro del Gleno del 1923

Il ritorno di Papa Giovanni in Val di Scalve: a Colere installata la statua di Tommaso Pizio
Cultura Val Seriana, 01 Luglio 2021 ore 12:18

di Giambattista Gherardi

Un ritorno alle origini del tutto particolare, salutato con gioia dalla comunità scalvina. E’ prevista per sabato 3 luglio alle 17 al Santuario della Madonnina di Colere la cerimonia di inaugurazione del monumento bronzeo dedicato a papa Giovanni XXIII, qui arrivati in questi ultimi giorni da Sotto il Monte Giovanni XXIII. Si tratta di un’opera imponente realizzata da Tommaso Pizio, artista di Schilpario morto diciotto anni fa.

Nell’anno 2000 Pizio fu incaricato dal Comune di Sotto il Monte di realizzare un monumento al nuovo Beato, poi Santo. Nell’imponente bronzo, Pizio volle esaltare la bontà, l’umanità e la personalità del Papa Buono, sottolineandone la santità attraverso l’aureola creata da una colomba che lo sovrasta, affiancata da altre due e dalla croce posta sul cuore, rivelatrice dell’amore incondizionato di un Papa che ha affrontato con bontà e sapienza un periodo storico drammatico. Dopo vent’anni il monumento necessitava di un restauro radicale e a Sotto il Monte era stato dislocato presso un parco, in attesa di una diversa sistemazione.

Alcuni amici e ammiratori scalvini di Pizio, facenti capo alla Parrocchia di Colere, si sono rimboccati le maniche, costituendosi in Comitato. I fondi necessari sono progressivamente arrivati da istituzioni pubbliche e da privati, così come l’accordo con il Comune di Sotto il Monte di restaurare il monumento e installarlo poi in Val di Scalve. Una terra molto cara a mons. Angelo Roncalli, che nel suo Diario racconta del particolare rapporto con questo territorio e della sua gente. Per diverse estati l’allora sacerdote, poi Vescovo e Papa, soggiornò nella casa Bonicelli, proprio davanti alla Parrocchiale di Vilminore di Scalve. Il Diario racconta delle sue passeggiate in montagna e perfino la traversata del Passo della Manina fino a Lizzola. Descrive l’ammirazione per gli scalvini laboriosi e lo stupore per la grande partecipazione della gente alle cerimonie religiose, particolarmente al Congresso Eucaristico di Vilminore nel 1948, quando era Vescovo.

Il progetto di trasferimento della statua ha ottenuto le agevolazioni fiscali di Art Bonus del Ministero dei Beni Culturali, grazie al quale i benefattori usufruiscono di un credito d’imposta del 65% di quanto versato. Non sono mancati contributi dai vecchi amici di Tomaso Pizio e da chi apprezza le sue opere. La raccolta dei fondi ha consentito l’espianto del monumento, il restauro in fonderia e la successiva installazione presso il Santuario della Madonnina di Colere, in Val di Scalve dove Pizio è nato e dove si recava il futuro Papa Giovanni XXIII. A celebrare la S.Messa di sabato 3 luglio alle 17 sarà don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII. Subito dopo ci sarà lo svelamento del Monumento collocato su un solido basamento all’inizio del viale che porta al Santuario e ben visibile dalla strada che porta in Val di Scalve, con la presenza di autorità e pellegrini. Oltre a diversi privati, (tra cui la famiglia di Tomaso Pizio), hanno contributo anche Fondazione Ubi Banca Popolare di Bergamo, Fondazione della Comunità Bergamasca, Fondazione Credito Bergamasco, Parco delle Orobie Bergamasche, Consorzio BIM Oglio e Comunità Montana di Scalve.

Alla celebrazione attesi pellegrini provenienti da Valle Camonica e Valle Seriana, poiché qui è tuttora viva la memoria dei tragici eventi di distruzione, con centinaia di morti, causati dal crollo della Diga del Gleno il 1 dicembre 1923. Il vecchio Santuario, con alcune abitazioni e segherie vicine, fu raso al suolo con il passaggio della massa d’acqua, ma in cinque anni i coleresi, con il loro lavoro ed il sostegno di tanti devoti della Madonnina, ricostruirono la chiesa, ridisegnata dall’arch. Angelini di Bergamo. Un miracolo tra i miracoli che ora si arricchisce di un’opera d’arte in cui si fondo affetto e devozione.