disobbedienza civile

A Bergamo la protesta #IoApro di ristoratori e baristi non sfonda: poche le adesioni

Alcuni esercenti che hanno aderito alla manifestazione si dicono delusi per la «mancanza di collaborazione tra i locali»

A Bergamo la protesta #IoApro di ristoratori e baristi non sfonda: poche le adesioni
Economia Bergamo, 16 Gennaio 2021 ore 11:29

A Bergamo per la seconda volta non sfonda la protesta. Era già successo il 6 novembre, all’indomani della manifestazione culminata sotto casa del sindaco Giorgio Gori, nel primo giorno della zona rossa istituita in Lombardia. Si è ripetuto ieri, venerdì 15 gennaio, in occasione della forma di disobbedienza civile e pacifica lanciata dall’hashtag #IoApro, che invitava baristi e ristoratori di tutta Italia a riaprire in barba alle norme governative.

Sul canale Telegram “IOAPRO Bergamo” si contano per il momento 830 componenti (tra esercenti e clienti) e 24 ristoranti e bar bergamaschi che promettono di accogliere i clienti e servirli nuovamente ai tavoli. Tra questi il Calù Cafè di via Borfuro, aperto dal 2019 di fronte al Tribunale di Bergamo.

Tuttavia, la sensazione che si ha camminando tra le vie del centro cittadino e raccogliendo le testimonianze sui social è che alla protesta abbia aderito convintamente soltanto una minoranza di baristi e ristoratori. Al di là dei commenti speranzosi di clienti che chiedevano quali locali fossero aperti nella Bergamasca, non mancano osservazioni da parte di titolari preoccupati di dover pagare multe in un periodo in cui già le entrate sono ridotte al minimo, o di chi è contrario alla disobbedienza civile perché indipendentemente dalle difficoltà le leggi vanno rispettate.

Insomma, una protesta partita con il piede sbagliato, tanto che alcuni esercenti che hanno aderito alla manifestazione si dicono delusi per la «mancanza di collaborazione tra i bar. Per questo chiuderemo tra poco». Nella marea di video e messaggi che spingono a coinvolgere quanti più baristi e ristoratori possibili, però i messaggi che sui social vanno per la maggiore sono proprio quelli che domandano quali locali siano effettivamente aperti in città e in provincia.

A Cologno al Serio, per manifestare il proprio stato di difficoltà, decine di esercenti hanno scelto una forma di protesta alternativa. Non hanno riaperto bar e ristoranti, bensì sono scesi in piazza, dalle 10 alle 11, autorizzati, e hanno affisso sopra un cartellone le “carte da morto” che danno il triste annuncio della scomparsa dei rispettivi locali.

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