Economia
Appello al Governo

Buoni fruttiferi postali, Federconsumatori Bergamo torna a chiedere il risarcimento

Dopo la multa da 1,4 milioni comminata a Poste Italiane dall’Agcm, l'associazione chiede un intervento per gli utenti rimasti "fregati"

Buoni fruttiferi postali, Federconsumatori Bergamo torna a chiedere il risarcimento
Economia Bergamo, 08 Novembre 2022 ore 16:36

Tra interessi non riconosciuti correttamente e mancati avvisi di prescrizione, l’investimento in buoni fruttiferi postali si sta rivelando “rischioso” per i risparmiatori. Da diverso tempo, Federconsumatori Bergamo assiste i cittadini coinvolti nel cosiddetto risparmio postale e torna ora sulla questione dei buoni a qualche giorno dalla notizia della sanzione di 1,4 milioni di euro comminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) a Poste Italiane.

«La multa è arrivata per la scorretta attività di collocamento e di gestione di buoni fruttiferi postali e perché Poste ha omesso dettagli e ha fornito informazioni ingannevoli circa la prescrizione dei titoli emessi», riferisce Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo.

«La normativa, a tal proposito, prevede che questi buoni si prescrivano trascorsi 10 anni dalla data di scadenza - continua Perria -, rendendoli di fatto non più esigibili laddove il risparmiatore non si presenti in tempo per l'incasso. Peccato che Poste, al momento della sottoscrizione, non forniva correttamente e in maniera chiara tale informazione, tanto che migliaia di cittadini si sono ritrovati in mano carte senza più valore».

«I tanti risparmiatori coinvolti, anche a Bergamo, si aspettavano un investimento sicuro e garantito, invece è andata a finire diversamente - prosegue Perria -. Non essendo stati messi a conoscenza dei termini di prescrizione, molti cittadini hanno perso non solo la quota relativa agli interessi maturati, ma persino il capitale investito. Dunque ben venga la multa a Poste, ma è necessario che il Governo intervenga affinché chi è rimasto coinvolto e ha subito danni venga risarcito almeno delle somme originariamente investite, visto che questi fondi sono finiti nelle casse dello Stato».

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