I dati Unioncamere

La provincia di Bergamo è ancora una terra di magüt. Ma oggi sono quasi tutti stranieri

La Bergamasca è al primo posto della graduatoria lombarda per numero percentuale di addetti nel settore delle costruzioni. Però molti non sono nati qui

La provincia di Bergamo è ancora una terra di magüt. Ma oggi sono quasi tutti stranieri

di Paolo Aresi

C’erano una volta i cantieri tutti bergamaschi, quelli dove chi passava accanto sentiva soltanto il suono duro e magari aspirato del nostro dialetto. Frasi brevi, secche, condite da una bestemmia che non scandalizzava, era nel copione.

Enrico Bertolino non ce lo siamo dimenticati: fece del muratore bergamasco un personaggio televisivo, lo portò fin dentro le case di Trapani.

Negli ultimi anni le cose sono cambiate e nei cantieri sentiamo parlare lingue diverse, soprattutto slave o nordafricane. Eppure risulta che ancora tanti bergamaschi fanno i muratori: lo conferma uno studio di Unioncamere Lombardia che è stato presentato lunedì 29 giugno a Milano.

Dall’indagine risulta che l’11,6 per cento dei lavoratori bergamaschi è occupato in edilizia (come percentuale siamo al primo posto in Regione). In numeri assoluti si tratta di 51.319 persone.

Ma allora perché sentiamo parlare così poco bergamasco tra cazzuole, mattoni e malta? Perché lavoratori bergamaschi non indica che si sia nati a Bergamo, ma che nella nostra provincia si risieda: in Bergamasca sono 90 mila i lavoratori di origine straniera e rappresentano il quattordici per cento del totale.

Molti di questi lavorano proprio nei cantieri dell’edilizia, sia che costruiscano case, sia che facciano strade, sia che collochino binari della ferrovia o del tram.

Le statistiche dicono che (…)

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