Un progetto durato due anni

Effetto Serra II, l’arte in carcere diventa una bella mostra in GAMeC

Effetto Serra II, l’arte in carcere diventa una bella mostra in GAMeC
22 Dicembre 2015 ore 11:05

In GAMeC inaugura oggi, martedì 22 dicembre, la mostra Effetto Serra II, che presenta le opere realizzate dai detenuti della Casa Circondariale di Bergamo, in collaborazione con i servizi educativi del museo d’arte moderna e contemporanea e l’Orto Botanico di Bergamo. Questa sera, dalle ore 17:30 alle 19, Giovanna Brambilla e Giovanni Fornoni saranno a disposizione dei visitatori per accompagnarli alla scoperta della mostra.

La rassegna è il frutto di un progetto nato due anni fa per portare una riflessione sull’arte all’interno del carcere, in quell’ottica di conoscenza e recupero del bello che aiuta a rendere il percorso di reclusione veramente utile ai fini della rieducazione del singolo. Il percorso Effetto Serra, nello specifico, trae spunto dall’opera Trenta studi di erbe e fiori di Giacomo Manzù, un erbario di proprietà della Fondazione Credito Bergamasco custodito dal museo cittadino che raccoglie i disegni dedicati alle piante dormienti e alla resilienza della natura, condotti dall’artista in tempo di guerra.

Giacomo Manzù, Trenta studi di erbe e fiori, 1944.
Inchiostro su carta, mm 235×150 ciascuno.
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La scelta del tema, le piante dormienti. Quando si affrontano ambienti così particolari come quello del carcere, avendo a che fare per lo più con detenuti che hanno già ricevuto una condanna definitiva, la scelta del tema da trattare diventa una questione molto importante. Occorre pensare, infatti che quelle proposte ai detenuti non sono mai solo “attività formative”. Tutte le realtà bergamasche che entrano fra le mura della Casa Circondariale sono ben consapevoli che il loro lavoro serve a innescare riflessioni e desideri e a stimolare una ricerca di cambiamento.

In questo senso, l’idea di lavorare sulle piante dormienti dell’Orto Botanico fornisce un’immediata associazione emotiva. Si tratta infatti di piante non germinate – totalmente o in parte – e il loro mancato fiorire e crescere può dipendere da svariati motivi. Ciò che conta è che sono diversi anche i metodi per promuoverne la germinazione e ogni piccolo vegetale va aiutato quale caso specifico a sé. Insomma, un tema che racconta in maniera delicata e molto calzante la particolare condizione dei detenuti.

Foto di Giorgio Fornoni.
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La mostra. Fino al 17 gennaio, lo Spazio Caleidoscopio della GAMeC esporrà le tavole originali dei disegni dei detenuti, insieme a tre disegni di grandi dimensioni realizzati con un lavoro corale. Tutte le opere, al termine dell’esposizione, torneranno all’interno della Casa Circondariale, in una sorta di mostra permanente.

Il lavoro è stato condotto dall’artista ed educatore museale Giovanni Fornoni con l’utilizzo della penna Bic come strumento di disegno – semplice da utilizzare, capace di effetti di grande suggestione. Ora la mostra restituisce questo silenzioso progetto all’attenzione della cittadinanza, portando, in un certo qual senso, le piante a fiorire davanti agli occhi degli spettatori.

 

[Orari di apertura: da martedì a domenica, ore 9 – 13 / 15 – 18. Ingresso libero.]

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