Caffetteria e ristorazione

Chapeau Bistrot, un raffinato locale newyorkese aperto nel cuore di Redona

Si apre con grandi vetrate sulla piazza completamente rinnovata. Giancarlo Bassi: «Presto anche un grande dehor per godere del cambio delle stagioni»

Chapeau Bistrot, un raffinato locale newyorkese aperto nel cuore di Redona
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di Heidi Busetti

Eleganza e raffinatezza. Si chiama Chapeau ed è un vero bistrot anni Settanta quello aperto nella recente piazza dovuta all’intervento “Redona Centro”, che ha dotato il nuovo spazio di edifici luminosi e di tendenza. Per simbolo ha un cappello azzurro (chapeau in francese, per l’appunto) ed è costruito secondo linee geometriche e materiali che non accettano il compromesso: dal legno pregiato del bancone alle poltrone color ottanio, dalla tappezzeria disegnata su misura fino ai lampadari, tutto richiama il design, il gusto, la capacità di creare un’atmosfera che sia “casa”.

«Abbiamo ripreso il concetto del bistrot francese, quindi un luogo dove le persone possano mangiare e bere a qualsiasi ora e nel massimo confort» racconta Giancarlo Bassi, presidente e amministratore della Pigieffe Srl, società gestita da Paolo Baldi in società con Francesca Bassi. «Abbiamo fatto questo passo senza dimenticare la storia del luogo, dove sorgeva una fabbrica, riprodotta nel disegno contemporaneo del nostro bancone». Grandi vetrate che si aprono su una piazza completamente rinnovata, Chapeau Bistrot offre sia la caffetteria che la ristorazione, di cui protagonisti sono primi piatti come il cestino di lasagne con pomodori e pesto, i Malloreddus con ciuffi di calamaro e pomodoro fresco, o ancora i tagliolini con tartare di gambero rosso. Nei secondi spiccano invece le capesante in crosta di semi di canapa, guacamole e spuma di patate al limone, il tonno scottato alle erbe della Provenza. Insomma, non si scherza.

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E che la qualità sia una filosofia alla base del locale lo si capisce appena varcata la porta, quando il cliente si trova in uno spazio degno di una qualsiasi capitale europea, con l’occhiolino strizzato a New York. Elevano il livello il bancone di legno pregiato, diviso in quadrati e verniciato, realizzato su misura secondo un modello americano, piuttosto che le macchine del caffè, rivoluzionarie nell’anima: «Ogni macchina fa un singolo caffè, concepita in modo tale che il barista non dia più le spalle alla persona, ma possa creare un dialogo visivo con il cliente. Nella zona della caffetteria prepariamo anche estratti e centrifughe, per un servizio a 360 gradi. Abbiamo studiato ogni dettaglio, perché tutto fosse visivamente chiaro. Dopo la caffetteria, abbiamo inserito la pasticceria, con una vetrinetta che sporge leggermente dal bancone, e la gelateria con un macchinario che manteca il gelato a ciclo continuo, perpetuo, fermandosi solo nel momento in cui uno degli oblò viene alzato per servire il gelato».

La bellezza del bistrot sposa dunque linee pulite e contemporanee, per una suggestione che sa di serenità. «D’altronde questo è il senso di tutta la piazza - prosegue Bassi - dove non vi sono negozi, ma servizi alla persona, come lo studio di yoga, piuttosto che il centro per la massofisioterapia. L’uomo al centro, per un nuovo concetto di benessere».

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