Cambiamento climatico

Ormai è così, dobbiamo abituarci: ogni temporale diventa quasi un uragano

La lunga siccità ha reso deboli i terreni. In Alta Val Brembana 192 millimetri di pioggia in un giorno. Riserve d’acqua incrementate del 30 per cento

Ormai è così, dobbiamo abituarci: ogni temporale diventa quasi un uragano

di Paolo Aresi (foto in apertura di Ornella Pezzi)

Certo non si può dire che non fosse stato annunciato. Da giorni i meteorologi avvertivano che l’arrivo di aria fredda sulle nostre regioni avrebbe provocato il finimondo, con pericoli e rischi soprattutto nelle zone più fragili, nelle vallate più scoscese. Si è verificato puntualmente quanto temuto: giovedì 20 e venerdì 21 agosto sulle nostre montagne (e non soltanto in montagna) si è scatenata una pioggia torrenziale che ha portato fiumi e torrenti a ingrossarsi improvvisamente e, soprattutto, ha causato smottamenti e frane dei terreni, infragiliti nella loro parte più superficiale dalla lunga siccità.

Il risultato è stato che in Val Brembana abbiamo avuto cinque paesi isolati per qualche giorno (Isola di Fondra, Branzi, Carona, Valleve, Foppolo), seimila persone prigioniere e duecentocinquanta persone evacuate. La stazione meteorologica di Branzi ha indicato che nella giornata di venerdì 21 agosto sono caduti ben 192 millimetri di pioggia, record del giorno in Lombardia.

Difficoltà anche in alta Valle Seriana dove frane si sono verificate a Parre, a Gandellino, a Fiumenero. Improvvisamente il Brembo, ma anche il Serio, si sono visti riempire da un’enorme quantità di acqua in poche ore e sono passati da una situazione penosa di fiumi asciutti a una vera piena che ha suscitato preoccupazione e spavento. Ma non sono stati i fiumi a creare le maggiori difficoltà, alla fine, pur pieni da fare paura, sono rimasti nel loro alveo, sebbene a malapena: sono stati i ruscelli, le vallette, i torrenti secondari a trascinare a valle tronchi e detriti e a uscire dagli argini.

Il maltempo ha raggiunto livelli di violenza che persino persone abituate alla durezza dell’atmosfera hanno definito come inquietanti: i rifugisti del Coca e del Brunone, abituati a tempeste e grandinate, hanno confessato di «avere avuto paura» e che «una natura così arrabbiata non l’avevo mai vista prima» così come ha riferito Marco Brignoli, responsabile del rifugio Brunone, a 2.295 metri, il più elevato delle Orobie insieme al Tagliaferri. Ben diciassette ospiti del suo rifugio, dedicato alla guida alpina Antonio Baroni, insieme ad altri dodici ospiti del rifugio Mario Merelli sotto il lago di Coca, erano rimasti bloccati per quarantotto ore, da giovedì 20 agosto a sabato 22 agosto, senza la possibilità di tornare al fondovalle.

Si contano danni importanti all’ambiente, agli alvei dei torrenti, al tracciato dei sentieri, ai ponticelli spazzati via, catene di sicurezza divelte. Gli escursionisti bloccati nei due rifugi erano alcuni di quelli che stavano percorrendo il Sentiero delle Orobie nella sua parte più impervia, quella che dal Brunone arriva al Coca passando per il Simàl, a 2.712 metri di quota. Grande paura. Per gli escursionisti, per i pastori, per i mandriani. Danni anche sul fondovalle Seriano a Gandellino ai Gorghi, a Valbondione all’altezza del Fiumenero, a Parre sulla strada della “Rata”. (…)

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