Inaugurazione alle 18

È il giorno di Starbucks a Milano No, non ci troverete il loro beverone

È il giorno di Starbucks a Milano No, non ci troverete il loro beverone
Pensare positivo 07 Settembre 2018 ore 05:00

Per sbarcare a Milano e aprire la sua prima Roastery europea, Starbucks si è dato un aspetto quasi rinascimentale; di un FRinascimento un po’ hoolywoodiano. Ha scelto un palazzo sontuoso a due passi dal Duomo. Un palazzo sulle cui scalinate i milanesi, nel passato, sono saliti milioni di volte, perché lì c’era il palazzo centrale delle Poste. Pavimenti in mattonelle di marmo, grandi spazi, specchi al soffitto, pareti color bronzo. Il tutto con un che di altisonante per quello che si annuncia come qualcosa di più un semplice caffè. Semmai un tempio: il tempio dei chicchi neri. “Roastery”, in effetti, significa proprio questo: qui non si viene semplicemente a bere, ma ad assistere a un rito. Quello della torrefazione che occupa non più il retrobanco, come nella tradizione di tanti locali nostrani, ma si prende il centro dello spazio con la grande tostatrice verde e oro che ha l’aspetto di una macchina spaziale e la botte in bronzo alta sette metri, che di tanto in tanto si apre lasciando vedere la camera di gassificazione.

 

 

È tutto a vista, anche i tubi che dalle macchine dove avviene la torrefazione portano i chicchi al banco per l’ultimo passaggio: un gigantesco ottovolante aggrovigliato sopra la testa degli avventori. E insieme al profumo, il rumore di questi chicchi volanti sono gli elementi che completano la scenografia, che inevitabilmente suggestiona chiunque entri. Chi si aspettava i classici beveroni alla Starbucks che si incontrano a ogni angolo nelle strade delle città americane deve ricredersi. Per lo sbarco in Italia si è puntato tutto sulla qualità e la ricercatezza. Del resto Howard Schultz, il presidente della catena americana, ha chiarito qual era il suo intento arrivando nella patria del caffè: «Durante il mio primo viaggi a Milano, nel 1983 fui affascinato dai vostri caffè. Ed era qui che volevo arrivare. Non abbiamo nessuna intenzione di insegnarvi a fare il caffè: arriviamo con umiltà e rispetto». Poi ha raccontato come l’arrivo a Milano sia una scelta per puntare sempre più sulla qualità. I caffè sono fatti con le miscele migliori, di sola Arabica, importati da 30 Paesi diversi, naturalmente con monitoraggio della filiera per garantirne la sostenibilità. E infatti i sacchi messi in bella vista nello spazio milanese sono come una cartina geografica del Sud del mondo.

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Tutto questo ha anche un costo, perché un caffè nella nuova Roastery è qualcosa di più di un caffè: un espresso, servito in classiche tazzine nere, costa da 1,80 euro in su. Per italianizzare ulteriormente questo suo spazio, Starbucks ha stretto anche una partnership con un marchio di panificazione che, partendo da Milano, ha conosciuto un successo ormai internazionale. È Princi, che nello spazio occupa un banco e che se la gioca con il caffè grazie ai profumi che escono dal suo forno. Starbucks ha già annunciato che quello di piazza Cordusio è solo il primo di altri punti che presto verranno aperti a Milano (evidentemente in dimensioni diversi), in partnership con il gruppo Percassi: il primo sarà in un altro anglo strategico, Corso Garibaldi; il secondo a Malpensa, lato imbarchi. Il caffè è servito.